25 novembre 2016 ore: 09:38
Economia

Innovazione e start up, la "sfida" dell'impatto sociale

Dall'inserimento lavorativo alle imprese sociali. Più di 1 cooperativa sociale su 10 ha progettato una start up nel 2015 e il 7% ne ha fondata una. I dati dell'Osservatorio Isnet sull'impresa sociale. Bongiovanni (presidente): “Per le start up la sfida è quella dell’impatto sociale”
Agricoltura sociale. Mano con piantina

ROMA - Nel 2015 più di 1 cooperativa sociale su 10 (12%) ha progettato una start up e il 7% ne ha fondata una (erano rispettivamente il 16% e il 7,6% nel 2014). I dati sono stati diffusi da Isnet in una istantanea dedicata a innovazione e start up estratta dalla decima edizione dell’Osservatorio sull’impresa sociale, presentato a luglio, che ha coinvolto 500 intervistati di cui 400 cooperative sociali e 100 imprese sociali ex lege (legge 155/2006) a cui si aggiungono 10 colloqui in profondità con imprese che sono sia B Corp che società benefit. Dall’indagine risulta che ad avere maggiormente progettato e fondato start up sono i consorzi, le cooperative sociali più strutturate (con più di 250 persone retribuite e un valore di entrate superiore a 5 milioni di euro), quelle che si ritengono più competitive e quelle che operano in ambito sanitario. “Le start up più diffuse sono quelle che riguardano l’inserimento lavorativo di persone disabili o svantaggiate - spiega Laura Bongiovanni, presidente di Isnet e responsabile dell’Osservatorio sull’impresa sociale - poi ci sono start up nate nell’ambito dell’agricoltura sociale e quelle che si rivolgono ai giovani con progetti culturali. In tutti i casi l’anima sociale si coniuga all’aspetto economico in un’organizzazione che punta alla sostenibilità”.

Start up cooperative

Un filone è quello delle start up nate da cooperative di tipo A attive in campo sociosanitario per creare opportunità lavorative per persone con disabilità. “È il caso di una cooperativa che gestisce centri diurni per disabili che, grazie a un bando per creare start up, decide di avviare una cooperativa di tipo B che lavora in conto terzi per aziende del territorio e in cui inserire persone con disabilità intellettiva ma ad alta capacità residuale”, spiega Bongiovanni. Un altro filone riguarda l’agricoltura sociale, con tipologie diverse. “A Napoli una cooperativa di tipo B ha creato un’altra cooperativa di tipo B per inserire persone con grave svantaggio, che non potevano lavorare nella cooperativa madre dove si utilizzano macchine per lavorare il legno, e quindi potenzialmente pericolose, -  continua la presidente - Un’altra start up è nata nel Centro Italia sempre nel campo dell’agricoltura sociale, approfittando dell’opportunità economica data da un bando e della possibilità di sperimentare senza rischiare troppo. Ma mentre la prima sta andando bene, la seconda ha chiuso”. Altro esempio è quello delle start up focalizzate sui giovani per valorizzare i talenti artistici, creando opportunità lavorative o anche solo occasioni relazionali. “Ne è un esempio una realtà marchigiana che gestisce centri di aggregazione e che ha coinvolto giovani per creare progetti culturali di intrattenimento, creare visibilità e valorizzare i talenti nella musica, nella pittura, nella grafica o nel disegno – continua – La cooperativa madre fa da tutor e sostiene la start up nella gestione amministrativa con uno sguardo attento a risolvere eventuali criticità. E funziona”.

Tra le novità che saranno introdotte dalla Riforma del terzo settore, secondo Bongiovanni, una in particolare può rappresentare una “sfida” per le start up. “Sulle start up c’è una vitalità, che la riforma non potrà far altro che rimarcare – ha sottolineato – La sfida può essere quella dell’impatto sociale, la vera rivoluzione della riforma ovvero il fatto che non si è impresa sociale solo perché si inseriscono persone svantaggiate ma perché si produce un impatto sociale su territorio e comunità. Credo che le start up, essendo organizzazioni nuove, possano prendere più facilmente dimestichezza con gli strumenti di valutazione dell’impatto sociale perché nascono già con questa attenzione”. (lp)

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