24 aprile 2007 ore: 17:18
Immigrazione

A 4 anni dalle denunce, continua lo sfruttamento dei braccianti stranieri

Età media 30 anni, in Sicilia in 20 mila raccolgono patate, fragole, arance, uva e olive per 25 euro al giorno, e i contributi li pagano ai caporali. Il 70% denuncia di aver subito maltrattamenti
Io schiavo in Puglia immigrato e contadino

Io schiavo in Puglia immigrato e contadino

ROMA - Niente di nuovo. A quattro anni dalle prime denunce di Msf sulle condizioni "inaccettabili” di sfruttamento dei braccianti stranieri in Sicilia, e ad un anno dal reportage di Fabrizio Gatti per “L'espresso”, lo sfruttamento nei campi continua. Età media 30 anni, raccolgono patate, fragole, arance, uva ed olive, 12 ore di lavoro per 25 euro al giorno e i contributi li pagano ai caporali. Sono i 20mila schiavi delle campagne siciliane. Da Alcamo a Cassibile, lavorano nelle 35.000 piccole e medie aziende agricole siciliane e vivono in casolari abbandonati subaffittati dai caporali, oppure in terrapieni sotto i ponti, nei cimiteri, in accampamenti di fortuna o in mezzo ai campi, buttati per terra., senza acqua né elettricità. Secondo Medici senza frontiere (Msf), il 50% vive senza acqua corrente, il 90% non ha riscaldamento, il 40% è senza bagni e uno su quattro non ha la corrente elettrica. Nemmeno l'acqua potabile è alla portata di tutti. Il 40% degli intervistati la compra in bottiglia, il 20% ogni giorno va a piedi in paese a riempire le taniche di acqua alla fontana.

Mentre scriviamo, a Cassibile - 5.500 abitanti, provincia di Siracusa - almeno 400 uomini stanno raccogliendo le patate. 120 sono ospitati nelle tende allestite dalla Croce rossa italiana, grazie ad un finanziamento di 130.000 euro erogato dalla Provincia e dal Comune di Siracusa. Gli altri, quelli senza permesso di soggiorno, pagano l"affitto ai caporali per un posto letto. “Ogni mattina, tra le cinque e le sei, quando è ancora buio, - racconta Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista siciliana) - gli stagionali si radunano in piazza, e i caporali passano a caricarli per portarli al lavoro. Quest’anno sono un po’ più discreti, si danno l’appuntamento la sera per l’indomani mattina, ma fino allo scorso anno si contavano centinaia di persone nel centro del paese alle prime luci dell’alba”. Dodici ore di lavoro valgono 25-30 euro, e 15-20 euro a testa vanno ai caporali, siciliani ma anche stranieri, soprattutto marocchini, che ogni mattina li trasportano nei campi. “L’80% lavora fuori Cassibile – dice Tonino Trimarchi (Presidente della circoscrizione di Cassibile) – nelle imprese di Lentini, Pachino, Vittoria, Augusta. Cassibile ormai è diventato un punto di raccolta e collocamento. Qui la gente viene solo a dormire”.

Secondo Msf, il 95% degli stagionali lavora in nero e il 70% dichiara di avere subito maltrattamenti. Cesare Lo Balbo (segretario regionale Flai-Cgil) parla di “schiavi e schiavisti”. “Come altro dobbiamo chiamare un uomo costretto a rimanere 24 ore in azienda, mandato a lavorare 12 ore al giorno a ritmi insostenibili e per 20 euro, continuamente ricattato con la minaccia di chiamare la polizia e di farlo rimpatriare?”. “Per le patate – spiega Di Stefano - c’è una quota minima di cento cassette da venti chili al giorno. Due tonnellate. Se ne fai meno non ti pagano e il giorno dopo non ti richiamano a lavorare”. “Si tratta di una scelta – denuncia Lo Balbo -. Lo sfruttamento avviene nelle zone ricche della costa, tra Trapani e Messina. Hanno scoperto una nuova manodopera a bassissimo costo e più facilmente ricattabile rispetto alle migliaia di lavoratori in nero siciliani di cui non ci dobbiamo dimenticare”. A ridurre in schiavitù i braccianti stranieri sono soprattutto le piccole e medie imprese. “Le grandi aziende sono più attente per via dei controlli, - spiega Di Stefano – anche se poi comprano spesso i raccolti delle piccole e medie aziende”.

I lavoratori più vulnerabili sono gli immigrati senza permesso di soggiorno. Sono loro i più ricattabili. Basta una telefonata alla polizia per far scattare prima un ordine di espulsione e poi la detenzione in un cpt e il rimpatrio. “Lo scorso anno a Cassibile – ricorda Di Stefano – ci furono delle retate della polizia e vennero arrestati i lavoratori irregolari. Nessuno però si preoccupò di perseguire caporali e datori di lavoro”. Anche i rapporti con la comunità di Cassibile sono

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