11 settembre 2018 ore: 18:15
Famiglia

Criminalità, dal plenum del Csm sì unanime alla risoluzione sui minori

Per fronteggiare il fenomeno della criminalita' minorile, "l'impegno degli uffici giudiziari deve essere supportato" da un'attivita' di prevenzione che possa sradicare tutti i fattori di rischio devianza. Questa la sintesi della risoluzione...

Per fronteggiare il fenomeno della criminalita' minorile, "l'impegno degli uffici giudiziari deve essere supportato" da un'attivita' di prevenzione che possa sradicare tutti i fattori di rischio devianza. Questa la sintesi della risoluzione approvata all'unanimita' dal plenum del Csm, riunito a Napoli, che sara' inviata domani, come annunciato dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, ai presidenti della Camera, Roberto Fico, del Senato, Maria Elisabetta Casellati, e della Commissione Parlamentare Antimafia, ai ministri della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dell'Istruzione, Marco Bussetti, alla Regione Campania, al Coni, al procuratore generale della Corte di Cassazione, al procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo e alla Scuola superiore della Magistratura.

In particolare, per la Sesta Commissione del Csm che ha redatto la risoluzione votata oggi, occorre si' sollecitare interventi normativi ma e' essenziale intervenire per ridurre la dispersione scolastica, eliminare le condizioni di disagio e promuovere l'educazione alla legalita' nei quartieri a rischio, incentivare l'uso di risorse contro l'esclusione sociale, favorire l'accesso allo sport, aumentare il numero di assistenti sociali e garantire un controllo capillare del territorio anche con sistemi integrati di videosorveglianza. Per i componenti del Csm, rispondere alle varie forme della criminalita' minorile significa infatti "elaborare nuove e piu' adeguate strategie di contrasto" che implicano "un'osmosi tra gli uffici giudiziari e le istituzioni coinvolte" e "una riflessione sull'adeguatezza del sistema normativo che regola il settore minorile".

Una riflessione che parte e si sviluppa proprio a Napoli, dove il fenomeno "presenta connotazioni allarmanti gia' da alcuni anni" e dove e' presente "una popolazione con elevato tasso di disoccupazione e di minori a rischio devianza". Il fenomeno criminale connesso alla devianza delle baby gang "si e' sempre piu' strutturato" nel territorio partenopeo "fino ad assumere 3 diverse tipologie". Esiste una criminalita' "fisiologica", e cioe' occasionale, "patologica - scrive la Sesta Commissione del Csm nella risoluzione -, che include sia i casi di affiliazione di minori a consorterie tradizionali di camorra sia la formazione di nuovi gruppi giovanili; ed epidemica, con i giovani che operano in gruppo, con un tasso di violenza sproporzionato rispetto al movente".

La genesi del fenomeno, nella quasi totalita' dei casi, per il Csm prescinde "da velleita' di controllo del territorio" ma va ricercata "nel desiderio di soddisfare bisogni materiali, per emulare modelli veicolati dai mass media". Anche il look dei minori sempre piu' si "distingue da quello del classico camorrista" e assomiglia piuttosto "ai modelli che i social media hanno reso virali in tutte le periferie, quelli delle gang giovanili o dei cartelli sudamericani della droga". Per questi giovani, inoltre, l'ingresso nel circuito penale e l'esperienza carceraria, non e' un fatto negativo ma "rappresenta spesso motivo di crescita del prestigio personale e del peso criminale all'interno dei contesti associativi di riferimento".

I piu' recenti dati sul fenomeno, forniti dal procuratore del tribunale per i minorenni di Napoli parlano di una "intensificazione senza precedenti" nonostante la diminuzione delle denunce (-24% dal 1 luglio 2016 al 30 giugno 2017): tra novembre 2017 e gennaio 2018, sono state registrate 14 aggressioni, delle quali 7 con accoltellamenti, le altre con calci e pugni o con l'uso di pistole e tirapugni. Sono 52 le cosiddette "stese" segnalate in territorio partenopeo e commesse da giovanissimi. I minori che fanno ingresso nel circuito giudiziario "provengono, per la gran parte, da contesti familiari segnati da disgregazione o da gravi forme di disagio affettivo, economico o abitativo e vivono in periferie o in centri degradati, con alti tassi di disoccupazione e di dispersione scolastica".

Per il Csm, la risposta di medio periodo a questa realta' non puo' che essere, allora, quella "della prevenzione. Il patto fra le istituzioni deve tendere a ridurre il diffuso abbandono educativo, nel quale oggi versano molti minori e che e' indotto spesso dalla crisi della famiglia e delle agenzie scolastiche e sociali". (DIRE)

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