1 ottobre 2014 ore: 13:15
Disabilità

Sostegno alunni disabili: “Per fare formazione non pagherò le bollette”

La storia di Cristina, "operatrice per l'integrazione": definizione vaga, tutele zero, 6 euro l'ora, nessuna entrata d'estate. E ora i soldi non le bastano per "quel corso che mi interessa tanto". Interviene Insettopia: ed Erickson abbona i 200 euro dell'iscrizione
Alunni disabili. Un alunno con carrozzina in classe

ROMA - C'è voluta “una forte scossa” di Insettopia, per permettere a Cristina di continuare a formarsi e crescere nel suo lavoro. Cristina ha 29 anni ed è una operatrice per l'integrazione, o assistente ad personam: due definizioni diverse, ma ugualmente ignote ai più, per un ruolo che lei, Cristina, insieme a tanti suoi colleghi, rivendica come importante e fondamentale. “Sosteniamo i ragazzi disabili sia nella didattica sia nel raggiungimento delle autonomie”, spiega oggi, dopo che Insettopia, la community sull' autismo fondata da Gianluca Nicoletti, ha letto il suo messaggio, lo ha condiviso sui social network e se ne è fatta carico: in sintesi, Cristina raccontava con rammarico e con sdegno di non potersi permette il corso di formazione on line da 200 euro della Erickson, visto che il suo lavoro è drammaticamente precario e sottopagato. Ora, ha deciso di lasciar scadere qualche bolletta, piuttosto che rinunciare ancora alla qualità del suo lavoro. “Oggi, dopo tre mesi di aspettativa non retribuita (nelle vacanze estive viviamo d’aria!) - si sfoga Cristina scrivendo a Nicoletti - sono veramente amareggiata, perché ho cercato di raffazzonare i duecento euro per l’iscrizione a un corso sui comportamenti problema on line che mi interessa parecchio, ma non ce l’ho fatta… Io, però, non mi arrendo. Tra venti giorni,all’accredito dello stipendio di settembre, salta qualche bolletta, piuttosto, ma il mio nome sarà tra i partecipanti del prossimo corso di specializzazione. Io amo il mio lavoro e voglio farlo bene, nel rispetto dei miei ragazzi”.

La mail di Cristina, però, non vuol essere solo la denuncia della propria condizione, ma soprattutto una richiesta di riconoscimento del proprio ruolo e del proprio lavoro. “La nostra figura - racconta - non è definita né tutelata. Il servizio è erogato dal comune tramite cooperative sociali, che ci assumono come dipendenti. Io sono molto fortunata, ho un contratto a tempo indeterminato ma 'ciclico': cioè, sono pagata solo per le ore effettive lavorate. Circa 6 euro l'ora. D'estate non percepiamo nulla; idem nei giorni in cui l'utente non viene a scuola, anche se noi siamo presenti”. Una condizione lavorativa decisamente precaria e difficile, che tuttavia non scoraggia chi, come Cristina, crede in questo lavoro: “Mi piace, perché è un mestiere duro ma che può dare grandi risultati. Per raggiungerli, però, occorre formarsi. E questo, purtroppo, è compito nostro. Le cooperative ci offrono corsi sporadici di 3 o 4 ore, ma la disabilità è complessa e variegata. Così dobbiamo trovarci i corsi e anche pagarceli. E non sempre è possibile, sopratutto all'indomani dell'estate”.

box Il caso di Cristina, rilanciato da Nicoletti, è stato felicemente risolto: lo stesso Nicoletti ha contattato Dario Ianes, fondatore di Erickson, il centro studi promotore del corso, sottoponendogli il problema. “Nicoletti era disposto a pagare le spese – ci riferisce Ianes – ma offriremo il corso gratuitamente a Cristina. La vera vergogna però è che questo mestiere si debba svolgere in tanta precarietà: sono degli eroi, questi ragazzi che accettano di farsi carico personalmente della propria formazione...”. Anche perché i costi di questi corsi sono spesso molto elevati: si passa dai 200 euro di un corso on line ai 3-4 mila euro di un master. “ma se ci vogliamo formare in modo professionalizzante, acquisendo gli strumenti per aiutare davvero i ragazzi che affianchiamo, non abbiamo scelta”, assicura Cristina. “E' una condizione che soffriamo in tanti: e in tanti sentiamo forte il bisogno di un riconoscimento professionale: ma siamo così precari che non abbiamo la forza di farci sentire”.

Consapevole della questione, Giovanna Boda, della direzione dello Studente del Miur: “La formazione degli insegnanti non ci compete come direzione – precisa – ma ci riguarda da vicino in quanto interessa i nostri studenti. Per questo, stiamo sperimentando dei centri di supporto territoriali sull'autismo, in cui abbiamo istituito reti tra insegnanti specializzati che fanno tutoraggio a colleghi che non hanno mai avuto esperienza di disabilità. Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli stessi insegnanti. E proprio dalla valorizzazione degli insegnanti e delle loro straordinarie capacità dobbiamo partire. Questa però è ovviamente solo una risposta al problema: serve poi un piano nazionale di formazione e aggiornamento su queste tematiche. Nessuno però deve pensare che ci sia indifferenza: se il ministero non serve a supportare i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie in difficoltà, non svolge la propria funzione”. Intanto, venerdì Cristina inizierà il suo corso: e chissà che il suo caso non serva da esempio. (cl)

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