26 giugno 2017 ore: 15:23
Economia

Povertà in Grecia, 7 anni di crisi: "paese sempre più vulnerabile"

Rapporto Caritas. L'analisi di Maria Koutatzi, responsabile del settore Politiche sociali: "È una fase molto buia della crisi. Siamo un Paese vulnerabile da cui gli investitori si tengono lontani. A soffrire di piu' giovani, anziani, malati, famiglie"

ROMA - "È una fase molto buia della crisi. Siamo un Paese vulnerabile da cui gli investitori si tengono lontani. A soffrire di piu' giovani, anziani, malati, gamiglie. E l'austerita' non paga". Maria Koutatzi, responsabile del settore Politiche sociali di Caritas Grecia, traccia un bilancio penoso della crisi economica e finanziaria della Grecia, giunta al settimo anno, e che non accenna a placarsi. La nuova tranche di aiuti, di 8,5 miliardi, decisa il 15 giugno dall'Eurogruppo, servira' ad Atene solo per onorare il debito con Fmi e Bce.

Il buio profondo della crisi e' testimoniato dai dati del primo Rapporto di Caritas Grecia sulla poverta' e l'esclusione sociale relativo al biennio 2014-2015 di cui da poco e' stata diffusa la versione in lingua inglese. Il Rapporto e' frutto dell'analisi dei dati e delle esperienze quotidiane, raccolti in 7 delle 11 diocesi greche, in coordinamento con l'Ufficio Studi di Caritas Italiana, e riportati nel database online di Ospoweb, portale statistico prodotto da Caritas Italiana.

Per fronteggiare la crisi, la Grecia sta tentando com'e' noto la strada dell'austerita'. I piani di salvataggio finanziario dell'economica greca erogati dalla cosiddetta Troika - Fondo Monetario Internazionale, Ue e Banca Centrale Europea - volti a scongiurare il rischio di insolvenza sovrana (default) del Paese, sono stati subordinati all'accettazione di misure di politiche di bilancio restrittive sui conti pubblici (austerity), basate su forti riduzioni di spesa pubblica, aumenti delle imposte e soprattutto riduzione dei salari tra il 10 per cento e il 40 per cento. L'entita' degli stipendi medi e' passata da 22.729 euro nel 2009 a 18.411 euro nel 2014. Il numero dei senza lavoro e' passato da 402mila nell'ultimo trimestre del 2008 a 1.241.000 nell'ultimo trimestre del 2014, per poi scendere progressivamente a 1.175.000 nell'ultimo trimestre del 2015. A fine 2015 la percentuale di disoccupati ha toccato quota 24,9 per cento (nel 2008 era al 7,8).

Conseguenza della riduzione dei redditi dei lavoratori in Grecia e' stata l'impoverimento delle famiglie: tra il 2010 e il 2014 il potere d'acquisto del livello minimo salariale previsto per legge e' diminuito del 24,9 per cento per i lavoratori adulti e del 34,5 per cento per i giovani fino a 25 anni. A fine 2014 il 21,2 per cento dei lavoratori era a rischio poverta' (working poors), mentre nel 2010 era il 18,0 per cento.

Il problema-bisogno piu' frequente degli utenti della Caritas in Grecia e' stato proprio quello della poverta' economica (80,2 per cento del totale), seguito dai problemi di lavoro (60,9 per cento). Desta molta preoccupazione la forte incidenza dei problemi abitativi (36,7 per cento) e dei bisogni legati allo stato di salute, che riguardano quasi un utente su quattro (23,8 per cento). Tuttavia poverta' economica e problemi abitativi hanno maggiore incidenza tra gli stranieri. I problemi occupazionali invece incidono di piu' sui greci (69,0 per cento). Preoccupa anche la difficolta' nell'assistenza sanitaria: il 39,9 per cento degli utenti greci ha manifestato difficolta' in tale ambito (contro il 20,0 per cento degli utenti stranieri).

La graduatoria stilata dal Rapporto delle richieste espresse ai centri Caritas vede al primo posto quella di beni e servizi materiali, espressa dalla maggioranza assoluta degli utenti (86,0 per cento). Tutti i restanti tipi di richieste si collocano su valori molto inferiori. Al secondo posto figura la richiesta di sussidi economici (16,4 per cento), non molto significativa a causa del fatto che nei centri di assistenza greci non e' possibile ottenere del denaro in contanti ma solamente il pagamento di utenze o tributi.

Maria Koutatzi, responsabile del settore Politiche sociali di Caritas Grecia non ha dubbi: "È una fase molto buia della crisi. Siamo un Paese vulnerabile sul quale nessun investitore vuole puntare. La popolazione continua a soffrire sempre di piu' a causa della recessione. La classe media non esiste praticamente piu' e sono tantissimi quelli che vivono sotto la soglia di poverta'. Gli stipendi- prosegue- sono tutti ridotti al minimo e spesso non ci sono tutele per i lavoratori, molti dei quali sono in nero. Nelle aree rurali si vive leggermente meglio poiche' la popolazione coltiva i prodotti e maggiore e' la solidarieta'". Koutatzi individua nei giovani la fascia di popolazione che risente di piu' della crisi, e con loro i lavoratori sopra i 50 anni per i quali "lo Stato non ha programmi particolari. I sussidi di disoccupazione sono previsti solo per pochi mesi. Una volta a spasso la persona perde l'assicurazione sanitaria completa che resta solo per urgenze e ricoveri ospedalieri".

Non meno preoccupante e' la condizione degli anziani che "cercano di sopravvivere nonostante i tagli alle pensioni che hanno raggiunto anche il 50-60 per cento. Molti sono troppo vecchi per tornare a lavoro". Tuttavia, aggiunge la responsabile Caritas, "oggi emerge anche che tanti nuclei familiari si sostengono con la presenza di pensionati in casa e con una pensione vivono tre generazioni". La ricerca di un lavoro resta il bisogno primario da soddisfare: "Le persone vogliono lavorare, non essere mantenute. Il lavoro ti dona dignita' e autostima. Non abbiamo posti da offrire ma come Caritas cerchiamo di mettere in contatto domanda e offerta". Per Koutatzi "non serve studiare economia per capire che se hai soldi spendi, se non li hai non li spendi. La gente non ce la fa piu'. Quanto vediamo ci conferma che l'austerita' non paga.

Servirebbe, per esempio, una equa ripartizione delle tasse, perche' tutti le paghino. Certamente anche noi greci abbiamo le nostre colpe, che stiamo pagando. Spero che l'Europa sappia trarre insegnamento dalla crisi greca propugnando nuovi stili di vita, piu' moderati, solidali, improntati all'accoglienza dei poveri, dei profughi e dei rifugiati. Tutti da portare allo stesso livello di benessere. Basta con le guerre tra poveri", la sua conclusione. (AGESIR-DIRE)