4 febbraio 2014 ore: 15:36
Società

Transgender, Amnesty: in Ue discriminazioni e trattamenti disumani

È la denuncia dell’organizzazione non governativa in merito alle procedure per il riconoscimento legale dell’identità di genere. Alcuni paesi richiedono interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima della modifica dei documenti. Perolini (Amnesty): “Evitare di imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani”
. Transgender day of remembrance. Locandina

Transgender day of remembrance. Locandina

ROMA - Le persone transgender che vogliono cambiare il loro sesso all’anagrafe subiscono violazioni dei diritti umani durante il procedimento per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere. Sono costrette a subire interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima di poter modificare i loro documenti. Ad affermarlo è
Amnesty International nel rapporto “Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa”, che prende in esame la situazione delle persone transgender in sette paesi europei: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia e Irlanda.

“Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani” – ha sottolineato Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.
“Naturalmente, vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono – continua Perolini. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni. Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato”.

Si stima che in Europa le persone transgender siano circa un milione e mezzo. In molti stati esistono procedure rigorose, che possono durare anni, attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all’anagrafe. In alcuni casi questo è possibile solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a determinate procedure mediche, come trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinano una sterilità irreversibile. In altri, devono dimostrare di essere single. In Irlanda invece ancora non esiste alcuna procedura che consente persone transgender di cambiare il loro sesso all’anagrafe. “Il riconoscimento legale è importante perchè finalmente non dovrei combattere per ottenere qualcosa cui ho diritto, come l’assistenza pubblica – dichiara Victoria, transgender di Dublino. Io voglio essere riconosciuta per chi maledettamente sono. È ridicolo che lo stato non mi riconosca per ciò che sono”.

 “Le persone si trovano a dover prendere un’odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità”, conclude Perolini. Ecco perchè il riconoscimento legale dell’identità di genere è di fondamentale importanza: soltanto in questo modo le persone transgender potranno beneficiare dei loro diritti umani, senza correre il rischio di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all’anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere.

 

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