27 agosto 2014 ore: 12:11
Immigrazione

Lampedusa sperimenta il dialogo interreligioso: Chiesa valdese per i migranti

Presentato al sinodo in corso a Torre Pellice, il progetto "Mediterrean Hope" si realizza a Lampedusa e a Scicli (Ragusa). Obiettivo: aiutare popolazioni locali e migranti a sopportare meglio l'esperienza dello sbarco. A Scicli aprirà anche un centro d'accoglienza per 40 profughi
Mediterrean Hope

MILANO - La comunità della chiesa valdese riunita a Torre Pellice (Torino) per il sinodo annuale presenta Mediterrean Hope, un progetto cominciato a maggio per dare al Mediterraneo un volto diverso, più umano. Finanziato con "centinaia di migliaia di euro" prese dall'8 per mille alla chiesa Valdese, il progetto si realizza in due percorsi: uno a Lampedusa e uno (che inizierà tra qualche settimana) a Scicli, in provincia di Ragusa.

Lampedusa, isola della tragedie dei migranti che attraversano il Mediterraneo, "è il luogo simbolo da narrare: farlo significa raccontare la complessità dell'immigrazione e dei rifugiati politici", spiega il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) Massimo Aquilante. Il racconto si è svolto su giornali e radio della comunità valdese (come l'agenzia di stampa NEV-Notizie evangeliche e Radio Speranza). Ciò che i valdesi sottolineano, è l'esistenza di un ecumenismo reale e concreto, quotidiano, tra operatori cattolici e valdesi che ogni giorno operano a Lampedusa. Per questo l'isola è anche punto di partenza di un nuovo dialogo interreligioso, altro tema portante del sinodo di quest'anno.

A Lampedusa ha poi sede l'Osservatorio sulle migrazioni, un progetto che durerà minimo un anno di cui sono responsabili Marta Bernardini e Francesco Piobbichi. "Il nostro è un luogo privilegiato per osservare i flussi migratori – spiega Bernardini -. Con Mare Nostrum ci aspettavamo che il flusso verso Lampedusa terminasse e ci siamo stupiti quando a metà luglio nel giro di due giorni sono arrivate più di mille persone". La situazione dell'isola impone un diverso sistema d'accoglienza: "I migranti non possono stare a lungo su un'isola che ha 5 mila abitanti", al contrario di quanto spesso accade, aggiunge Bernardini. Scopo dell'Osservatorio è, oltre al monitoraggio, il coinvolgimento di popolazione locale e migranti in piccoli progetti insieme, per evitare di far vivere ai lampedusani gli sbarchi come un trauma, anche attraverso la mediazione linguistica e culturale.

A Scicli, invece, tra qualche settimana aprirà il primo centro d'accoglienza gestito dalla Fcei. In totale, avrà una quarantina di posti e di nuovo, come per Lampedusa, si pone l'obiettivo di creare un legame positivo tra popolazione e migranti. Forti del radicamento internazionale, i valdesi della Fcei stanno costruendo un network con le altre chiese europee per rendere migliore il tragitto dei migranti dall'Europa meridionale alle loro destinazioni, più a Nord: "Costruiamo ponti tra noi e chi sta nel Nord Europa", spiega ancora Aquilante.

Il presidente della Fcei è "contrario alla chiusura di Mare Nostrum", la missione della marina militare italiana in discussione a Bruxelles proprio in queste ore, e spinge invece per un maggiore coinvolgimento dei Paesi europei in questa missione. "Mare Nostrum ci costa un'enormità, è vero, ma l'Europa deve capire la sua necessità", aggiunge. I valdesi si dicono anche favorevoli all'apertura di canali umanitari per far evitare ai migranti le traversate in mare. (lb) 

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