18 novembre 2014 ore: 16:20
Immigrazione

Sbarchi, ancora incerte regole di Triton: "Si salvano vite con l’aiuto di navi mercantili"

Ancora poca chiarezza in questo momento di passaggio delle consegne tra Mare nostrum e Frontex. La Marina militare ha ridotto le sue unità da nove a quattro e per il salvataggio si avvale di navi commerciali. L’esperto: “Questo mette a rischio la vita dei migranti”
Immigrazione, barca intercettata da nave militare, sbarchi

PALERMO – “Dalla Libia si continua a partire, da diversi punti, in condizioni più pericolose per i diversi focolai di rivolte che ci sono. Si tratta di persone, secondo quanto riferiscono i mediatori culturali, sempre più provate sia fisicamente che psicologicamente. In questo momento c’è una sorta di operazione Mare Nostrum depotenziata di mezzi che continua a salvare però vite umane, avvalendosi anche dell’aiuto di navi mercantili; mentre non è chiaro quando partirà ufficialmente l’operazione Triton”. A parlarne è il giurista dell’Università di Palermo, esperto in diritti umani, Fulvio Vassallo Paleologo che sta monitorando in questi giorni la fase di transizione tra Mare nostrum, l’operazione di salvataggio messa in atto dalla Marina militare italiana (e conclusa ufficialmente il 31 ottobre e scorso) e Triton, l’operazione di coordinamento delle frontiere coordinata dall’agenzia Frontex.

Come spiegato in una conferenza stampa unificata, dai ministri Alfano e Pinotti, dopo la chiusura di Mare nostrum sono previsti 3 mesi di phasing out, in cui la Marina opererà al fianco di Frontex. Un passaggio di consegne, in atto in questi giorni tra le incertezze e regole di ingaggio non ancora precise. Si continuano a salvare le vite dei migranti che partono dalla Libia, a bordo di imbarcazioni di fortuna, con le navi della Marina. Ma siamo davanti ad una sorta di Mare Nostrum depotenziato in attesa del passaggio all’operazione Triton le cui regole  di Frontex non sono ancora chiare e tutte condivise a livello europeo. Le unità della marina militare sono, infatti, passate da nove a quattro e poi ci sono le unità della guardia costiera presenti, rispettivamente, a Lampedusa, Porto Empedocle, Pozzallo e Siracusa.

Le navi italiane della Marina militare e della guardia costiera rimangono, in questo momento di passaggio, dunque schierate e capaci di salvare ancora migliaia di vite, anche se si richiede sempre più spesso il primo intervento alle navi commericiali (cargo e petroliere) che navigano sulle rotte dalla Libia e dall'Egitto o dalla Turchia. “Quando rallentano all'improvviso in alto mare è assai probabile che stiano monitorando o soccorrendo una imbarcazione carica di migranti – continua Fulvio Vassallo Paleologo -. Ma se intervengono navi commerciali gli interventi di salvataggio sono sempre più a rischio. E quando il tempo diventerà di nuovo cattivo, non sarà facile monitorare le rotte dall'Egitto e dalla Turchia, sempre più battute dalle imbarcazioni dei migranti, dopo che il passaggio in Libia è diventato per tutti un rischio mortale”.

“L’ultimo salvataggio dei migranti, avvenuto con la nave San Giorgio con 863 migranti, arrivati a Pozzallo, è avvenuto recuperando i profughi da almeno tre imbarcazioni – continua Paleologo -. Nelle ultime operazioni si è però fatto ricorso anche a navi mercantili che arrivano direttamente nei porti siciliani oppure operano un vero e proprio trasbordo dei migranti dalla nave a quella della marina militare”.   “Nessuna notizia certa, ancora, sulla presenza e sulle regole di ingaggio della missione europea di Frontex (Plus) denominata Triton – prosegue il docente -. A Lampedusa ed a Porto Empedocle in quelli che dovrebbero essere gli HUB della nuova operazione non si vede nessuno. E le critiche non mancano, prima che l'operazione abbia avvio con un mandato indeterminato e regole di ingaggio del tutto incerte. Per il controllo delle frontiere le regole operative di Frontex non sono ancora state, infatti, pienamente chiarite e condivise a livello europeo”.

Un discorso a parte rispetto alle partenze dei migranti africani sin può fare per i siriani e palestinesi che partono anche da punti diversi, seguendo altre rotte e quando riescono a raggiungere  la Libia, affrontano  un viaggio lungo e faticoso.“L’Egitto, per esempio, - aggiunge Paleologo - ha intensificato ultimamente le sue misure repressive, arrestando spesso le famiglie siriane e palestinesi nel loro tentativo disperato di partire in mare. Quest’ultime, a volte fanno giri incredibili arrivando in aereo in Libia dal Libano o partendo in mare dalla Grecia e dalla Turchia”.  (set)

 

 

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