21 maggio 2019 ore: 13:22
Disabilità

Vincent Lambert, "mai il Comitato Onu per la disabilità ha mostrato tanta forza"

L'organismo delle Nazioni Unite, a cui i genitori di Lambert si erano rivolti, ha ritenuto ammissibile la richiesta. Ferrante: “Parere non vincolante, ma la Francia ha firmato Convenzione e Protocollo e ne accetta gli strumenti”. Barbieri: “Un intervento inedito in una decisione così delicata”

ROMA – Nella vicenda complicata di Vincent Lambert, c'è un nuovo protagonista, che ieri ha preso il timone, deviando una rotta che sembrava ormai definitiva: è il Comitato Onu dei diritti delle persone con disabilità. E' stato quest'organismo delle Nazioni Unite, forse perfino sconosciuto a molti, a fermare la macchina messa in moto dai pronunciamenti dei diversi gradi della giustizia nazionale.

Il Comitato non ha deciso nulla, ma accolto la domanda”. Tecnicamente, ci spiega cosa sia accaduto Alfredo Ferrante, che ha presieduto il Comitato sui diritti delle persone con disabilità del Consiglio d'Europa. “I genitori, dopo la decisione del Tribunale e del Consiglio di Stato e dopo il primo rifiuto della Corte europea, si sono rivolti al Comitato dell'Onu per i diritti delle persone con disabilità – riferisce Ferrante – Ricordo che la Francia ha firmato sia la Convenzione che il Protocollo opzionale, il quale regola i poteri del Comitato. Compito del Comitato è non solo quello di esaminare i rapporti e offrire raccomandazioni, ma anche di accogliere ed esaminare segnalazioni da parte di singoli cittadini di stati aderenti, che lamentino di aver subito la violazione di uno dei diritti sanciti dalla Convenzione. E' quello che hanno fatto i genitori di Lambert. Il Comitato in realtà non ha deciso nulla, però ha verificato l'ammissibilità della domanda, che rispetta i due principali criteri di ammissione: primo, sono stati esauriti tutti i mezzi di giurisdizione nazionale; secondo, non è infondata. La domanda è quindi stata presa in carico dal Comitato dell'Onu. Ora la Francia, in base al Protocollo opzionale, avrà 6 mesi di tempo per rispondere alle richieste di chiarimento”. Due sono, per Ferrante, i punti nodali da sciogliere: “primo, quali articoli della Convenzione sono stati violati? Sicuramente il 10 (diritto alla vita), il 17 (protezione dell'integrità della persona), il 25 (diritto alla salute) e il 26 (abilitazione e riabilitazione). In particolare l'art. 25 comma f afferma proprio che non si possano rifiutare cure (intese anche come nutrizione e idratazione) in maniera discriminatoria sulla base della disabilità. Resta da chiarire se, nel caso di Lambert, si possa parlare semplicemente di disabilità. Il secondo punto cruciale è il nodo da risolvere tra le raccomandazioni del Comitato Onu e la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, che aveva respinto l'ennesimo ricorso dei genitori perché il tema in discussione non rappresenta la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Per la Corte, poiché non c'è un accordo tra gli Stati del Consiglio d'Europa sul fine vita, bisogna lasciare margine di discrezionalità ai singoli stati membri. Quindi spetta alla Francia legiferare in materia e il quadro normativo che ha predisposto su questi temi non violerebbe, per la Corte europea, l'articolo 2. Siamo di fronte a una questione delicatissima dal punto di vista etico – afferma infine Ferrante – Non resta che attendere cosa deciderà la Francia: teoricamente potrebbe non ascoltare il Comitato, il cui parere non è vincolante. Il ministro della Sanità francese ha però fatto capire che si atterrà alle indicazioni dell'organismo dell'Onu e risponderà”.

Pietro Barbieri, “ruolo proprio ma inedito del Comitato”. A prescindere da quello che sarà l'esito della vicenda, “quel che conta qui è il ruolo esercitato dal Comitato Onu dei diritti delle persone con disabilità – ci fa notare Pietro Barbieri, membro del Comitato economico sociale europeo – Un ruolo inedito, dal momento che non mi risulta ci siano stati altri interventi di questa portata su casi così eclatanti e noti, nel momento in cui c'era il massimo della discussione e dell'attenzione. Il Comitato si è esposto con forza, agendo esattamente come ha fatto il Comitato per i diritti umani di fronte al decreto sicurezza di Salvini. E' nella sue prerogative, dal momento che gli organi previsti dalle Nazioni Unite, in base all'atto costitutivo che è la Dichiarazione dei diritti umani, hanno potestà d'intervento. Se uno Stato aderisce all'Onu, ne condivide non solo gli scopi e le finalità, ma anche gli strumenti. E quindi ne accetta gli esiti – afferma Barbieri - Questi organi ci sono perché come comunità mondiale abbiamo scelto di stare insieme e dirimere insieme tutte le controversie possibili, partendo dalla Dichiarazione dei diritti umani, che non è altro che la 'Costituzione dell'Onu'. E' dunque naturale e positivo quando gli organismi dell'Onu intervengono, come in questo caso. Dovremmo invece preoccuparci quando non hanno la forza per farlo. L'intervento del Comitato è quindi frutto di un percorso naturale ma non comune: nessuno prima d'ora ha dato tanta enfasi né compreso pienamente la valenza di quest'organismo. E'un bel segno - conclude Barbieri - e speriamo che serva a rafforzare il ruolo di questi comitati internazionali, guardiani dei diritti”. (cl)