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5 marzo 2015 ore: 15:13
Salute

Il bugiardino rosa, nuova frontiera del diritto alla salute delle donne

Nella sperimentazione e nella somministrazione dei farmaci non si tiene conto della diversità biologica di uomini e donne. E così vengono prodotti medicinali che causano nelle donne il doppio degli effetti collaterali. La denuncia dell'Istituto neurologico Carlo Besta

- MILANO - Il nuovo fronte nella lotta per il rispetto dei diritti della donna è ora il bugiardino dei farmaci. Nelle istruzioni, infatti, c'è di solito solo la distinzione tra adulti e bambini. Nessun accenno alle differenze tra uomo e donna, salvo specificare che magari un farmaco non è adatto a chi è in gravidanza. Ma la verità è che gli effetti collaterali possono essere diversi e spesso la sperimentazione viene effettuata solo sugli uomini. "Oppure, quando è stata eseguita su entrambi i sessi, nella lettura dei dati non si tiene conto delle differenze" spiega Barbara Garavaglia, responsabile del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità (CUG) dell'istituto neurologico Carlo Besta. È quanto è emerso oggi dal convegno organizzato dal Besta con la Regione Lombardia, dal titolo "Tutto cuore e cervello - Parkinson: le donne non tremano". Nel caso dei malati di parkinson gli effetti collaterali di un farmaco, la levodopa, sono tre volte più frequenti nelle donne. Ma il problema di fondo è su tutti i medicinali: secondo il Besta, il numero delle reazioni avverse ai farmaci nella fascia di età 35-44 anni è quasi doppio nel genere femminile.

“Le terapie agiscono in maniera diversa sulle donne perché hanno un peso corporeo inferiore -sottolinea Barbara Garavaglia -, e quindi nel loro organismo i principi attivi sono più concentrati e hanno quindi effetti superiori, talvolta indesiderati”. La soluzione a questo problema è per certi versi "semplice": sperimentare i farmaci tenendo ben presente la differenza tra i generi e inserire nei bugiardini la distinzione tra i due sessi nei dosaggi o nelle avvertenze sugli effetti collaterali. Tutto questo comporta un costo maggiore per le case farmaceutiche, ma è anche questo un modo per rispettare il diritto alla salute delle donne.

Nella storia recente della medicina ci sono stati più casi di farmaci dannosi solo per le donne. Il più eclatante risale agli anni '60 con il talidomide, un farmaco antiemetico usato anche nelle donne in gravidanza e che portò alla nascita nel mondo di oltre 12.000 bambini nati focomelici. Tra gli anni ’70-80, per proteggere la donna e il nascituro la Food and Drug Administration americana ha escluso le donne dagli studi clinici di fase III, tra cui una sperimentazione sugli effetti (Physicians‘ Health Study) dell'aspirina sulle malattie cardiovascolari in cui furono arruolati 22.071 uomini e nessuna donna. Anche nel Multiple Risk Factor Intervention Trial (MRFIT), condotto tra il 1973-1982 per valutare le correlazioni tra pressione arteriosa, fumo, colesterolo e malattie coronariche, non fu coinvolta nessuna donna a fronte di 12.866 uomini. Nel Longitudinal Study sull’invecchiamento del National Institute on Aging di Baltimore (1958-1975) le donne erano escluse, nonostante costituissero i 2/3 della popolazione con più di 65 anni. Infine il primo studio (1984) sul ruolo degli estrogeni come possibile trattamento nella prevenzione delle malattie cardiache fu condotto esclusivamente su uomini con gravi conseguenze in termini di tumori e femminilizzazione.