5 novembre 2015 ore: 16:42
Economia

Sperimentazione Sia. Il flop di Napoli: erogazioni e interventi sociali non hanno funzionato

Le famiglie coinvolte nella sperimentazione hanno chiesto lavoro o corsi di formazione. Chieffo, direttore welfare del Comune: “Inutile di ricevere un contributo economico esiguo e limitato nel tempo, senza la possibilità di un inserimento lavorativo”

NAPOLI – Una parte delle risorse destinate ai comuni per l’avvio del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) doveva servire per interventi sociali, da realizzare di pari passo a quelli economici, ma il caso Napoli ha dimostrato che non si possono “forzare” le persone a rientrare in questi percorsi. Dal bilancio tracciato da Giulietta Chieffo, direttore centrale welfare e servizi educativi dell’amministrazione comunale, a un anno dalla sperimentazione della misura di contrasto alla povertà, scopriamo che anche su questo versante, sul Sia ci sono state più ombre che luci nel capoluogo campano.

Come hanno funzionato a Napoli le misure sociali?
Su questo versante si sono riscontrate diverse criticità correlate, da un lato, alla disponibilità dei beneficiari ad aderire ai progetti personalizzati, e dall'altro, alla misura stessa; difatti, nella maggioranza dei nuclei familiari estratti casualmente tra i beneficiari, non erano presenti problematiche di tipo sociale, con la conseguenza che anche il lavoro sociale degli operatori di frontiera talvolta si è svuotato di significato. Molti utenti hanno, tra l'altro, lamentato di non comprendere le motivazioni dell'inserimento in un progetto personalizzato. Molti chiedevano lavoro o inserimento in corsi di formazione sottolineando l'inutilità di ricevere un contributo economico esiguo e limitato nel tempo, se a questi non venisse affiancata la possibilità di un inserimento lavorativo, rimarcando il senso di malessere e malcontento correlato alle false aspettative.

Che risultati concreti hanno avuto questi progetti?
La misura di sostegno al reddito e contrasto alla povertà della nuova carta acquisti sperimentale poneva al centro dell'intervento il mercato del lavoro locale e questo ha rappresentato, per una realtà come quella di Napoli, in cui non vi è alcuna valida ed efficace attivazione istituzionale, un grosso limite. Dal canto suo, il comune di Napoli, nel settore del lavoro, in questa sperimentazione ha potuto esclusivamente dare l’opportunità agli utenti di poter essere aiutati dalle equipe di lavoro, dagli Urp municipali e dalle agenzie di Cittadinanza nella compilazione di un curriculum e del suo inserimento sulla piattaforma di click lavoro predisposta dal ministero. Purtroppo, però, dalle prime risultanze, non è emersa alcuna coincidenza tra offerta e domanda di lavoro.

Quali criticità o peculiarità sono emerse nel comune di Napoli?
Sulla valutazione del disegno sperimentale complessivo ha inciso negativamente anche il notevole gap tra tempi previsti dal decreto (per la somministrazione questionari, per la predisposizione dei progetti e per l'accreditamento bimestrale) e tempi effettivi. Inoltre, “l’affollamento” di molteplici e diversificati attori (ministero, comuni, Inps, Isfol, poste) e il loro mancato coordinamento ha reso alquanto lento e ispido l’intero processo. Problemi ci sono stati anche relativamente alla somministrazione dei questionari, in quanto pur prevedendo nel bando il vincolo della loro obbligatorietà, di fatto non sono stati previsti nel decreto validi strumenti sanzionatori per i nuclei inadempienti e non collaborativi. A nostro parere , andavano somministrati i questionari “in entrata” prima del primo accredito ai beneficiari e sarebbe stato efficace vincolare l'ultimo accredito alla somministrazione dei questionari “in uscita”, al fine di mantenere un filo di aggancio con le famiglie beneficiarie. Per quanto attiene ai punti di forza, sicuramente è stato importante mettere a disposizione dei beneficiari, tra i vari professionisti, la competenza degli psicologi. (mn)