17 gennaio 2017 ore: 10:49
Economia

La comunità dove senza dimora e migranti vivono insieme e coltivano la terra

La ex residenza storica Villa Florio è stata affidata dalla cura di Palermo alla missione di Biagio COnte. Oggi ci vivono 50 persone che producono senza l'uso di pesticidi verdure, ortaggi e agrumi. "Impegnare chi è stato ferito da vari eventi della vita è il principio fondamentale in cui crediamo"
Orto missione per senza dimora - Croci
Orto missione per senza dimora 4 - Ingresso

PALERMO - Coltivare la terra per cercare di rialzarsi e riprendere in mano la propria vita. E' questo lo spirito con cui lavora la comunità di 50 senza dimora, italiani e stranieri, nell'ampia area verde della ex storica residenza estiva villa Florio che la curia di Palermo ha dato in gestione alla Missione Speranza e Carità fondata da Biagio Conte. Con l'impegno di tutti gli ospiti accolti si riesce a produrre, senza l'uso di pesticidi, una quantità più che sufficiente di verdure, ortaggi e agrumi che servono a sostentare tutte le sedi della Missione della città che ospita complessivamente circa 1200 persone tra uomini e donne senzatetto. 

Orto missione per senza dimora 2 - Struttura

All'interno della Missione, tutti contribuiscono con ruoli diversi a portare avanti l'agricoltura solidale in attività di bonifica, aratura, coltivazione e raccolta del seminato. Attualmente, tramite l'Uepe, svolgono la loro attività anche sei detenuti in misura alternativa. Non sono mancate fino a questo momento le donazioni di attrezzature agricole professionali, di semi e piante nuove ma anche il sostegno economico di vari benefattori. Il responsabile di questa missione è il salesiano padre Pino che viene sostituito quando ha altri impegni da Bruno di 58 anni. "Quando siamo arrivati questo luogo era una vera e propria giungla - racconta Bruno -. Nella parte vicino alla villa, la faticosissima pulizia del terreno è stata un crescendo di scoperte affascinanti come fontane e quant'altro. Oggi possiamo dire che in buona parte la Missione sta diventando un luogo splendido 'benedetto da Dio' perchè la terra è molto fertile. Ognuno degli ospiti, attraverso piccole reponsabilità, si sperimenta per intraprendere un cammino di vita nuovo. Impegnare chi è stato ferito da vari eventi della vita è il principio fondamentale in cui crediamo. E la bellezza sta proprio in questo: seminare, crescere e andare avanti per migliorarsi come il ciclo della natura ci insegna". Bruno, che prima di unirsi alla Missione faceva il rappresentante, pur provenendo da una famiglia borghese, dopo qualche errore di percorso, ha deciso di cambiare vita. "Anch'io sono stato accolto - dice - . A poco a poco impegnandomi ho conquistato quella fiducia necessaria per la quale oggi coordino le diverse attività degli ospiti. Il rapporto umano è al centro di tutto e per me, oggi, rendere felici gli altri attraverso la risoluzione di piccole cose è una gioia immensa che scopro ogni giorno".

Orto missione per senza dimora 3 - Orto

"Tra gli accolti abbiamo anche 15 giovani immigrati che lavorano molto bene la terra e che aiutiamo anche nello svolgimento di tutte le fasi che riguardano l'ottenimento del permesso di soggiorno - continua Bruno -. Inoltre, riusciamo a seguire anche dal punto di vista sanitario tutti gli ospiti grazie alla collaborazione con Emergency. Tra i nostri desideri maggiori c'è quello di recuperare presto uno spazio ricreativo chiuso dove organizzare giochi di relazione, proiezioni di film e altre iniziative. Siamo certi che presto ci riusciremo. Anche se il cammino è lungo siamo consapevoli di essere nella strada giusta".

Tra gli ospiti c'è Dimitri, un ucraino che ama molto coltivare la terra. Ha fatto studi di agraria e, dopo alcuni eventi tragici della sua vita, ha deciso di contribuire con il suo impegno alla Missione. "Sono una persona che parla poco perchè mi piacciono i fatti. Nel mio Paese non c'è lavoro - dice - e ho deciso di rimanere qua perché mi piace molto quello che faccio. Rendermi utile mi fa stare molto bene". 

Orto missione per senza dimora 5 - Prodotti orto

Gino ha 58 anni e dopo aver perso il lavoro di fabbro si è unito alla Missione. "Non avendo dove andare - racconta - padre Pino mi ha proposto di vivere in questo luogo. Sono stato accolto subito e adesso dopo due anni si è creata una bella famiglia. Siamo tutti nella stessa barca e certamente si vorrebbe andare sempre a migliorare ma in questo momento è importante accontentarsi". Tra gli ospiti c'è anche Rocky: "Sono orfano e non ho più nessuno. Mi è rimasto questo nome per il mio passato un poco movimentato ma adesso invece mi sento una persona diversa. Il mio desiderio, anche se ho quasi 60 anni, è quello di trovare un lavoro 'fuori' che mi permetta di potere vivere insieme alla mia compagna che ho conosciuto da poco". Felice, di 67 anni, è originario della Costa d'Avorio. "Felice, uomo di tante esperienze di vita e che attualmente è il responsabile degli attrezzi agricoli, ha sempre una parola profonda e significativa per tutti - conclude Bruno - da cui si può imparare davvero tanto". (set)

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