15 luglio 2010 ore: 10:06
Immigrazione

Dalla parte degli stagionali dell’agricoltura: i “briganti” nei campi di angurie

Le Brigate di Solidarietà Attiva si spostano a Nardò, in Puglia, nel centro di assistenza ai braccianti stagionali. Aiuti concreti e sostegno ai lavoratori nei campi, e un obiettivo ambizioso: la costruzione di una rete nazionale dei braccianti
Stefano G.Pavesi/Contrasto Immigrazione: stagionali dell’agricoltura - campi angurie

Immigrazione: stagionali dell’agricoltura - campi angurie

ROMA – Il primo gruppo è partito a giugno. Ma è a luglio che l’intervento delle Brigate di Solidarietà attiva si è concretizzato in modo sempre più decisivo: sono scese fino a Nardò, in Puglia, portando anche un furgone a nove posti, finanziato dalla Mag Roma, struttura laziale della Società mutua per l’autogestione. Hanno raggiunto l’associazione Finis Terra, da cui il coordinamento era stato contattato per un aiuto nella gestione del centro Giuseppe di Vittorio, composto da una decina di tende da campo nell’agro della masseria Boncuri, ristrutturata grazie ai finanziamenti regionali ottenuti dal comune nell’ambito di un progetto di emersione del lavoro nero.
 
A Nardò i “briganti” (così si definiscono i membri delle Brigate) stanno provvedendo alla manutenzione degli impianti igienici e alla costruzione di strutture per ripararsi da sole e poggia, raccolgono e distribuiscono prodotti per l’igiene personale, alimenti, beni di prima necessità. Sono state allestite anche due strutture, dove si organizzano corsi di italiano, attività di socializzazione e di mediazione culturale; al loro interno è stato ricavato uno spazio per il call center e l’internet point ed è stato creato uno sportello per informazioni pratiche e assistenza amministrativa-legale: tutte attività volte a garantire migliori condizioni di vita ai braccianti che ogni estate raccolgono angurie nei campi salentini, dodici ore di fatica per tenta euro giornaliere, spesso ridotte dalla mano del caporale. “Attraverso l’assistenza data agli oltre 500 lavoratori tunisini, algerini, libici e sudanesi, ci proponiamo di svolgere il ruolo di osservatore sociale - sottolinea Susanna Simonetto, vice presidente delle Brigate nazionali e coordinatrice della sezione laziale -. In questo modo cerchiamo di mantenere viva l’attenzione sulla situazione dei lavoratori stagionali, mirando a creare una forte aggregazione sociale”.
 
Le Brigate di solidarietà attiva nascono poche ore dopo il terremoto dell’Aquila, attivando una rete di aiuto concreto alla popolazione colpita: “In 7 mesi sono arrivati nella città abruzzese 700 volontari provenienti da tutta Italia – spiega Simonetto – per la maggior parte già attivi in movimenti e associazioni locali gravitanti nell’area di Rifondazione Comunista, ma mossi anche dal passaparola, animato da un forte sentimento di solidarietà”. Insieme alla popolazione locale, hanno organizzato cucine, raccolto generi di prima necessità, montato campi per gli sfollati, ideato momenti ricreativi, gestito sportelli di sostegno psicologico. Quest’esperienza ha creato le basi per un percorso più continuativo: le Brigate si sono divise così in sedi territoriali, “ognuna impegnata nel supporto a situazioni locali di esclusione, disagio, precarietà dei diritti”, sottolinea la vicepresidente. Da qui il sostegno, nel Lazio, ai lavoratori dell’ex Eutelia durante la mobilitazione contro tagli e licenziamenti, con la fornitura di pasti caldi e l’organizzazione di banchetti e cene sociali per raccogliere fondi a favore dei lavoratori, ma anche con la continua mobilitazione per mantenere viva l’attenzione sulla sorte dei metalmeccanici.
 
Ora il coordinamento nazionale garantisce al campo di Nardò una decina di volontari a settimana, contribuendo in maniera decisiva alla buona gestione del centro di assistenza, finalizzato a tamponare lo sfruttamento dei lavoratori ed evitare situazioni come quella di Rosarno, comuni a gran parte del territorio nazionale, in particolar modo nel sud Italia. Per questo, i briganti vedono Nardò come punto di partenza: “Vogliamo costruire, ad agosto, una struttura di accoglienza e monitoraggio nell’area del nord barese, dove l’apporto dei migranti nel settore agricolo è decisivo e la speculazione sul lavoro nero la norma – dichiara Simonetto, da poco tornata da un giro di ricognizione in Campania, altro territorio di sfruttamento dei braccianti –. Il nostro scopo è la creazione della Lega dei braccianti del XXI secolo, una rete nazionale di lavoratori stagionali che possa sviluppare interventi sociali e politiche concrete, al fine di monitorare e, se possibile, limitare le tante condizioni di sfruttamento e degrado in cui vivono troppi braccianti stagionali, dal sud al nord Italia”. (Serena Chiodo)
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