16 gennaio 2019 ore: 15:16
Società

Terrorismo, attentato a Nairobi: ecco perché al Shabaab attacca il Kenya

Lo stato africano ebbe un ruolo centrale nel sostenere la missione internazionale dell’Onu che sconfisse le Corti Islamiche in Somalia. Anche la data dell'attentato, il 15 gennaio, potrebbe non essere casuale. Lo spiega un articolo su Africarivista.it
Terrorismo, miliziani di al Shabaab

L’attacco a Nairobi dimostra che il Kenya è uno degli obiettivi privilegiati di al Shabaab, la formazione Jihadista che ha reso insicura una buona parte della costa orientale africana, a partire dalla Somalia e scendendo lungo tutta la costa del Kenya, soprattutto nelle regioni del nord, nella zona di Malindi, dove è stata rapita la volontaria italiana Silvia Romano. Per capirne le ragioni bisogna tornare alla fine del primo decennio del terzo millennio, come spiega un articolo di Raffaele Masto pubblicato su Africarivista.it.

- I miliziani al Shabaab sono nati in Somalia quando in questo paese comandavano le Corti Islamiche - si legge nell’articolo. - Erano la loro emanazione. Infatti la parola Shabaab significa i “giovani”, i “ragazzi” che avrebbero dovuto controllare la popolazione e la vita sociale in modo che tutti osservassero i precetti dell’Islam. I miliziani al Shabaab hanno il Kenya tra i loro obiettivi primari perché quando, alla fine del primo decennio del terzo millennio, la missione internazionale dell’Onu sconfisse le Corti Islamiche il Kenya ebbe una parte preponderante negli attacchi e nello schieramento di forze in termini di carri armati, uomini, aerei.

Anche la scelta della data dell’attentato non sembra casuale ma potrebbe avere un significato preciso anti-Kenya. Il 15 gennaio è una specie di anniversario per i miliziani al Shabaab. Nello stesso giorno del 2016 ci fu una battaglia campale tra Somalia e Kenya nella quale i miliziani sconfissero un intero battaglione keniano facendo oltre cento morti.

Quello di Nairobi è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi. Nell’articolo vengono citati i più clamorosi. Nel 2013 ci fu l’attentato al centro commerciale Westgate di Nairobi. Un commando di miliziani lo tenne a ferro e fuoco per ore usando granate, armi automatiche, esplosivo e kamikaze. Alla fine i morti furono ben 63 e decine i feriti.
Nel 2015 al Shabaab attacco con un nutrito commando di guerriglieri l’Università di Garissa, nel nord. Furono uccise 150 persone, una strage compiuta con efferatezza: furono scelti gli studenti cristiani e la selezione venne fatta sulla base della conoscenza del Corano.

Una delle principali basi dei miliziani è il campo profughi di Dadab, al confine con la Somalia. Di fatto la terza “città” del Kenya per numero di “abitanti” dato che vi trovano rifugio tra le trecentomila e i cinquecentomila rifugiati somali.

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