28 dicembre 2018 ore: 10:05
Immigrazione

Migranti. Il 2018, l’anno del rancore: dai porti chiusi al decreto Salvini

UN ANNO DI SOCIALE. Il 2018 che si sta per chiudere è stato l'anno in cui l'Italia ha registrato il numero minimo di arrivi via mare, eppure il tema migratorio ha polarizzato il dibattito pubblico e politico. E' stato l'anno del pugno duro e del decreto sicurezza, che ha modificato le regole di protezione e accoglienza
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Mediterraneo centrale, il 27 gennaio 2018 99 persone a bordo di un gommone sono state salvate dall'Aquarius. Un numero imprecisato è rimasto disperso, mentre sono stati ritrovati i corpi senza vita di due donne - Foto di Laurin Schmid/SOS MEDITERRANEE

ROMA - La foto di Emran, 14 anni, con le guance rigate di lacrime e gli occhi gonfi, che a bordo di Open Arms, piange chiedendo di avvisare sua madre e di dirle che lui ora è al sicuro, dopo essere scappato dall’inferno libico. Il pianto di Sam, salito su un barcone ad appena due giorni di vita. Lo sguardo di Nasreen e di suo figlio Zizou, sul ponte della nave Sea Watch 3, sereni ma ancora in attesa di sapere quale sarà il porto di arrivo. E’ stampata nei volti delle 340 persone che hanno passato il Natale in mare l’immagine simbolo del 2018. L’anno della chiusura dei porti italiani alle ong che salvano le vite in mare, l’anno del decreto Salvini, l’anno in cui il tema migratorio ha dominato in assoluto il dibattito pubblico e politico.

Eppure i numeri raccontano un’altra storia. Il 2018 è, infatti, l’ anno in cui l’Italia registra il numero più basso di arrivi degli ultimi anni: al 27 dicembre 2018 sono 23.210 le persone approdate sulle nostre coste (l’80 per cento in meno rispetto al 2017 e quasi il 90 per cento rispetto al 2016). Un calo iniziato già nell’estate 2017 con la strategia dell’allora ministro dell’Interno del Pd Marco Minniti che spinse sugli accordi con la Libia per fermare i flussi verso il nostro paese e stilò un codice di condotta per le ong che operavano in mare. Una politica ripresa e inasprita dal nuovo governo gialloverde uscito dalle urne del 4 marzo scorso. E fortemente condizionata dal pugno duro del nuovo responsabile del Viminale, Matteo Salvini. Non a caso, tra le sue prime azioni da ministro c’è la rivendicazione del divieto di sbarco in Italia alle ong che operano il soccorso in mare: la prima a farne le spese è la nave Aquarius di Sos Mediterranèe e Medici senza frontiere. Dopo il diniego di approdo a giugno è costretta a sbarcare a Valencia, prolungando la sosta in mare delle 629 persone a bordo. Il clima ostile dell’Italia e l’assenza di una linea comune europea di supporto al salvataggio in mare, porteranno le due ong a decidere di chiudere l’operazione simbolo del soccorso nel Mediterraneo a inizio dicembre. Nel frattempo per le altre ong (Proactiva Open Arms, Sea Watch e Mediterranea)  unitesi nel progetto United4Med la situazione non migliora. Anche per loro l’autorizzazione a sbarcare in Italia non arriverà (nonostante sulla carta non esista un provvedimento di chiusura dei porti), proprio come successo a fine agosto alla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana, diventata un simbolo a livello internazionale. Intanto però le morti in mare percentualmente aumentano e le organizzazioni internazionali continuano a denunciare “inimmaginabili orrori” in Libia.  Ma il dibattito pubblico italiano resta concentrato sul tema, la percezione è quella di un paese costantemente a rischio invasione, Anche se l’ultimo rapporto Idos 2018 certifica che il numero dei migranti regolarmente residenti nel nostro paese è pressoché stabile da 5 anni, e si attesta su una quota pari a 5,3 milioni di persone. Una cifra addirittura in calo negli ultimi due anni.

Tra i provvedimenti più discussi dell’anno c’è il decreto sicurezza (n.114 del 2018) presto ribattezzato “decreto Salvini”, che nei fatti modifica le procedure per la richiesta di protezione e per l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. La nuova legge mette d’accordo nella critica tutto il mondo del terzo settore, le agenzie internazionali e gli esperti di immigrazione. Il rischio, è che con l’abolizione del permesso umanitario e del diritto all’accoglienza, si verifichi un aumento delle persone che si ritroveranno, senza un regolare titolo di soggiorno, a vivere ai margini delle città, facile preda della criminalità. La stima è di 12 mila persone nelle prossime settimane e di 140mila nei prossimi due anni. A preoccupare per l’aumento della marginalità sono anche i ripetuti e annunciati sgomberi, senza soluzioni alternative. A metà novembre è stato sgomberato il presidio umanitario di Baobab experience, simbolo della solidarietà dal basso, che dava accoglienza in strada a circa 200 persone. Qualche settimana dopo è stata la volta dell’ex fabbrica della Penicillina, sulla via Tiburtina, dove nell’ultimo anno avevano trovato riparo circa 600 persone, tra cui richiedenti asilo, transitanti, persone uscite dall’accoglienza, ma anche alcuni italiani. Il Viminale ha provato a rassicurare gli amministratori locali con una circolare, ma la preoccupazione per i prossimi mesi rimane. Il nuovo provvedimento mette infatti in discussione, ridimensionandolo, anche il sistema Sprar, finora considerato il modello a cui tendere per migliorare l’accoglienza nel nostro paese.
Parallelamente si stanno moltiplicando le iniziative della società civile per arginare le conseguenze del decreto Salvini. Come il progetto Umanitalia pensato
dalla cooperativa InMigrazione per garantire accoglienza alle famiglie che sarebbero dovute uscire dai centri per l’effetto della nuova legge. Ad aumentare sono anche gli italiani disposti ad accogliere un rifugiato in casa: il 2018 è stato l’anno con il boom di richieste per il progetto Refugees Welcome. Come spiegano gli organizzatori si tratta di una risposta dal basso alla politica sempre più ostile verso gli stranieri. (Eleonora Camilli)

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