13 luglio 2016 ore: 12:22
Società

Bando moschee bloccato, dura reazione delle comunità islamiche

Piccardo (Caim): "Troppe incongruenze, l'impressione è che non si voglia accettare i risultati di questo bando". Mahmoud (Casa cultura islamica): "Abbiamo speso 40 mila euro per il bando, chi ce li rimborsa?". Nuova emergenza: il centro di via Padova è sotto sfratto. "Vengono 5 mila persone alla settimana. Dove andiamo?"
Moschea e musulmani in preghiera

MILANO - Il Comune li ha avvisati qualche ora prima. Per i leader delle comunità musulmane è stato un duro colpo. Poi ieri nel tardo pomeriggio il comunicato stampa della vicesindaca Anna Scavuzzo ha reso pubblica la decisione della giunta Sala di bloccare il complicato, lungo e accidentato percorso del bando con cui sarebbero state assegnate tre aree comunali per costruirci altrettanti nuovi luoghi di culto, due moschee e una chiesa evangelica. Un'eredità di Pisapia, che non è riuscito a risolvere la questione in cinque anni. Dopo le prime ore di sconcerto tra le comunità musulmane, ora è il momento delle reazioni. "Ci sono troppe incongruenze nell'atteggiamento dell'amministrazione comunale -sottolinea Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle comunità islamiche di Milano (Caim)-. L'impressione è che in realtà non si voglia accettare i risultati di questo bando. Sia su via Esterle che per il Palasharp due nostre comunità hanno ottenuto i punteggi più alti. In entrambi i casi però il Comune ha stabilito che fossero altre a vincere con motivazioni assurde. Tanto che su via Esterle ben tre sentenze ci hanno dato ragione. In questi anni molti si sono espressi non solo contro l'ipotesi di costruire luoghi di culto, ma anche contro l'idea che potessero essere le comunità aderenti al Caim a occuparsene".

Dura anche la reazione della Casa della cultura islamica di via Padova 144 (che non aderisce al Caim). "Abbiamo accettato di partecipare al bando perché era l'unica finestra aperta -ricorda il direttore Asfa Mahmoud-, e invece ha complicato le cose. Ora viene bloccato tutto e si deve ricominciare da capo? Abbiamo speso 40mila euro per il bando, chi ce li rimborsa?". E nei prossimi mesi il sindaco Beppe Sala probabilmente dovrà affrontare una nuova emergenza: la Casa della cultura islamica è infatti sotto sfratto ormai da due anni. Ci sono già state quattro proroghe. Il proprietario del garage in cui si ritrovano i fedeli non ha rinnovato il contratto d'affitto perché vuole vendere l'immobile. "Nel nostro centro vengono circa 5mila persone alla settimana -aggiunge Asfa Mahmoud-. Chiedo al sindaco, dove andiamo se lo sfratto diventa esecutivo? Non sappiamo più come spiegare ai nostri figli, che sono cittadini italiani, come mai una città come Milano non riesca a garantire loro la possibilità di pregare in un luogo degno. È da trent'anni che si discute su come e dove aprire le moschee, ma non si risolve nulla".

Nel comunicato stampa la vicesindaco Scavuzzo ha spiegato che "le aree di via Marignano, di via Sant’Elia e la palazzina di via Esterle non possono essere assegnate in via definitiva, poiché - per effetto della legge approvata da Regione Lombardia n. 2/2015, così come modificata da recente sentenza della Corte Costituzionale - sono divenute inidonee alla realizzazione di luoghi di culto. Tramite il bando sui luoghi di culto il Comune di Milano avrebbe voluto garantire in tempi brevi una risposta alle esigenze delle diverse comunità religiose di disporre di spazi adeguati per la preghiera e l’incontro. Purtroppo la Regione Lombardia ci impone un percorso più complicato, richiedendo la stesura di un Piano per le attrezzature religiose che andrà ad integrare il PGT. Rassicuro le comunità religiose: questo non cambia in alcun modo la nostra volontà politica, da domani saremo al lavoro per promuovere la stesura del documento e per proseguire il dialogo già avviato, con l’obiettivo di rendere Milano una città ancora più accogliente per i fedeli di tutte le confessioni”.

"Dal punto di vista giuridico il bando secondo noi è ancora valido -replica Piccardo-. Del resto, il Piano per le attrezzature religiose era previsto anche nella precedente legge regionale, non solo in quella nuova. Però la giunta Pisapia aveva ritenuto che il bando si potesse comunque fare. Perché ora questo cambio di rotta?". "Siamo sempre aperti al dialogo con l'amministrazione comunale -aggiunge Asfa Mahmoud-. Però una cosa è certa: non parteciperemo più ad alcun bando. Non è degno di una società civile che per costruire un luogo di culto si debba partecipare ad un bando. È un diritto sancito dalla Costituzione e non può dipendere da un bando". (dp)

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