11 ottobre 2016 ore: 17:40
Salute

Salute mentale, Fict: "Giovani tra nevrosi e dipendenze, sintomi di mancata coesione sociale"

Il presidente Luciano Squillaci: “Il ‘male di vivere’, che un tempo apparteneva al mondo adulto, sembra aver rotto gli argini coinvolgendo i nostri giovani che cadono in comportamenti a rischio fino al consumo di sostanze stupefacenti, alcool, psicofarmaci, e nuove dipendenze...”
Suicidio. Persona in penombra

ROMA - In occasione della Giornata mondiale della salute mentale celebrata ieri, molti operatori hanno richiamato l'attenzione sulla carenza di investimenti e risorse in questo settore. La Federazione Italiana comunità terapeutiche (Fict) ha attualmente circa 21 servizi gestiti dai Centri di Solidarietà su tutto il territorio nazionale e dedicati a persone con problemi di doppia diagnosi e patologie psichiatriche, con 330 posti accreditati. "Il nostro punto di forza - afferma Luciano Squillaci, presidente Fict - sta in un lavoro di èquipe che valuta i percorsi e gli interventi in un'ottica multidisciplinare dove ogni componente, non solo medica e sanitaria, accompagna la persona con l'obiettivo  di restituirle la massima autonomia possibile".

"Da anni chiediamo una maggiore attenzione in termini di risorse ed evidenziamo una carenza sul territorio nazionale di una programmazione sanitaria efficace. In Italia abbiamo uno scenario complesso con interventi disomogenei e disparità enormi tra regione e regione – continua Squillaci -: in alcune, i servizi sono completamente assenti e per la mancanza di centri specializzati, si trovano costretti a risolvere il problema dirottando questa utenza in strutture non adeguate o nate per un'altra missione, assistendo ad un vero e proprio ‘palleggiamento’ tra psichiatria e servizi per le tossicodipendenze”.

Afferma il presidente della Fict: “Noi tutti siamo consapevoli che le nevrosi sono in costante aumento e ormai sappiamo che negli ultimi anni c'è stato un abbassamento progressivo dell’età d’approccio e sperimentazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope soprattutto fra i giovani.  Il ‘male di vivere’, che un tempo apparteneva al mondo adulto, sembra aver rotto gli argini coinvolgendo  i nostri giovani che cadono in comportamenti a rischio fino al consumo e  abuso di sostanze stupefacenti, alcool, psicofarmaci, e nuove dipendenze come video-poker, internet...  In questo scenario mi chiedo se sia possibile prevenire, intervenendo sui primi sintomi di un disagio, se sia possibile riuscire a identificare agli esordi la dimensione di vulnerabilità e fragilità dei nostri giovani all'interno di questa ‘normalità precaria’ prima che sia troppo tardi”.
“Sono certo – conclude - che la risposta può essere trovata solo nella Rete dei servizi che opera sul territorio, sulla Comunità che dovrebbe assumersi la responsabilità educativa delle proprie relazioni creando legami sociali: essere fari di cultura, stimolatori di riflessioni sui valori dell'uomo e sulla promozione del benessere.  La crescita del disagio e del consumo di droghe è il sintomo della frantumazione di questa coesione sociale, di una sorta di puzzle del quale ogni giorno perdiamo un pezzo nuovo".

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