8 ottobre 2018 ore: 11:19
Giustizia

Messa alla prova, la Calabria fa il punto: "Difficoltà rispetto al Nord"

L'obiettivo dell'Ufficio per l'esecuzione penale esterna è dare nuovo slancio alla misura. Una ricerca realizzata con l’aiuto dei volontari del servizio civile fotografa la situazione della regione: scarse possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità negli enti locali, molto meglio il terzo settore
messa alla prova calabria

Catanzaro –  “L’istituto della messa alla prova sta andando benissimo al Nord Italia mentre al Sud, Calabria compresa, qualche difficoltà c’è. Bisognerà capire il perché, anche se secondo me finora è mancato un buon piano di informazione e di formazione”. Emilio Molinari, dirigente dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe) per la Calabria, fa il punto sul grado di attecchimento della cosiddetta Map per gli adulti, introdotta con legge 67 del 2014 sulla scorta di quanto era già avvenuto nel 1988 con l’analoga messa alla prova minorile. Il dirigente parla a Catanzaro nel corso di un seminario per avvocati e assistenti sociali che “segna l’avvio di un percorso formativo” finalizzato a dare nuovo slancio alla messa a disposizione: uno strumento che per gli imputati di età adulta - e a certe condizioni tra cui l’aver commesso un reato di pena edittale non superiore ai quattro anni -, implica la sospensione del procedimento penale e l’estinzione del reato dichiarata dal giudice in caso di esito positivo del programma dei servizi sociali e di effettiva condotta riparatoria.

Si tratta di una misura in crescita anche se non in modo omogeneo sul territorio nazionale”, sottolinea Lucia Castellano, direttore generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. “La Calabria - aggiunge - considerato che ha una popolazione di poco più di un milione di abitanti non è messa malissimo: in rapporto al numero di abitanti stanno peggio il Lazio e altre regioni del Sud. Anche se è vero che i dati migliori sono al Nord, dove c’è più contatto con il privato sociale e con i Comuni”, enti e organizzazioni che sulla base di convenzioni con i tribunali consentono lo svolgimento di lavori di pubblica utilità ai fini della messa alla prova per adulti.

Alla luce di questa “fotografia” nazionale “stiamo cercando di rendere omogenei i territori”, dice ancora Castellano parlando ad esempio degli accordi messi in campo con realtà come ad esempio Legambiente e il Fai (Fondo Ambiente Italiano). L’obiettivo è di incentivare la messa alla prova perché con questo istituto “si possono intercettare per tempo gli autori del reato abbattendo la possibilità di recidiva” e inoltre “si deflazionano i processi, si risparmia e si concentrano le forze della magistratura nei processi importanti”. 

La ricerca. A queste considerazioni se ne aggiungono altre che fanno leva su una ricerca condotta dall’Uiepe di Catanzaro: un monitoraggio, presentato in occasione del seminario formativo, riguardante tutti i fascicoli della messa alla prova gestiti tra il 28 aprile 2014 e il 31 ottobre 2017 dagli Uffici di esecuzione penale esterna delle cinque province calabresi. Da questo lavoro, condotto con l’aiuto delle ragazze e i ragazzi del servizio civile, emerge ad esempio un dato costante per tutti gli ambiti provinciali della regione: i lavori di pubblica utilità vengono svolti nella stragrande maggioranza dei casi presso le organizzazioni del terzo settore, mentre in minima parte presso gli enti locali. “Il terzo settore - sostiene a tal proposito Molinari - è più pronto, mentre nei Comuni ci sono più resistenze rispetto a persone che hanno a che fare con la giustizia”. Di più: pesa il fatto che “i Comuni hanno esternalizzato molti servizi” riducendo i margini di azione, come sostiene Maria Letizia Polistena, funzionaria del servizio sociale e coordinatrice del progetto di ricerca.

C’è poi un altro aspetto venuto fuori dallo studio: in tutte le province calabresi le istanze di messa alla prova riguardano soprattutto persone incensurate e con famigliari incensurati; mentre sono in nettissima minoranza le istanze relative a pregiudicati. “Un dato abbastanza ovvio - scandisce Molinari  - perché si tratta di persone che vogliono avere meno a che fare con la giustizia”.

Sul punto interviene anche Cleto Corposanto, coordinatore del corso di laurea in sociologia dell’Università di Catanzaro: “Sembra che questo istituto - dice il sociologo - funzioni meglio per persone incensurate e che provengono da famiglie senza precedenti”. “La messa alla prova - aggiunge - è disegnata soprattutto per questo gruppo di persone, anche perché il beneficio (sospensione del procedimento ed eventuale estinzione del reato, nda) si può chiedere una sola volta”.

La messa alla prova limitata a persone senza precedenti penali è anche il riflesso di precise linee difensive: “Chiedo la messa alla prova solo quando c’è incensuratezza e quando la levatura morale del cliente è tale da non volere contatti con il circuito carcerario”, dichiara Francesco Murone, avvocato del Foro di Lamezia Terme, che indica altri aspetti limitativi della messa alla prova per gli adulti come la recente riforma in materia di depenalizzazione e come l’opportunità in molti casi di puntare alla non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Sotto la lente poi un altro dato della ricerca: in tutte le province calabresi a eccezione di Reggio Calabria, le istanze di messa alla prova si riferiscono soprattutto alla guida in stato di ebbrezza, di rilevanza penale a seguito della riforma del codice della strada; a Reggio invece la messa alla prova spicca per i reati di furto e ricettazione. Risultati, osserva però Corposanto, che potranno essere interpretati affinando e allargando la ricerca nel suo complesso ad altre regioni e in termini comparativi: un auspicio accolto da Lucia Castellano che rilancerà la proposta su Roma. 

Il contributo dei volontari del servizio civile. Ma al di là dei dati, ci sono le persone con il loro impegno sociale. Ci sono le ragazze e i ragazzi del servizio civile che hanno lavorato nel progetto di ricerca. “Il nostro obiettivo - spiega Domenica Di Giovanni, funzionaria tutor del progetto - era quello di trasmettere a questi giovani il senso dello Stato e della giustizia: il loro lavoro è stato preziosissimo anche perché hanno 'aggredito' pacificamente i territori tallonando presidenti di associazioni e i sindaci cercando di sensibilizzarli”. E al netto delle cose da migliorare, “di risultati positivi ce ne sono stati”: ad esempio il cortometraggio “Vale… la pena” realizzato dagli stessi volontari raccogliendo testimonianze di uomini e donne il cui percorso di messa alla prova è caratterizzato dal contatto con il dolore e la disabilità, ma anche da duraturi legami di amicizia e di solidarietà.  

Casi di successo alla “Progetto Sud”. Inoltre ci sono le storie di vita descritte da Isabella Saraceni, referente per i lavori di pubblica utilità alla “Progetto Sud”, la onlus di Lamezia Terme impegnata sul fronte della disabilità e della marginalità sociale e operante in strutture sottratte alla criminalità organizzata. La Progetto Sud accoglie dal 2015 persone con il beneficio della messa alla prova e Saraceni racconta di chi “ha deciso di continuare a fare volontariato da noi o a svolgere il servizio civile anche dopo la conclusione del percorso”. Certo “in una prima fase c’è lo smarrimento perché entrano in contatto con un mondo che non conoscevano e perché ci occupiamo di forme di disabilità grave e gravissima”. Poi “c’è anche il momento della resistenza, come quella di trovarsi all’interno di strutture confiscate al proprio capo di turno. Ma noi - continua Saraceni - lavoriamo per creare le basi di relazioni fondate sulla fiducia, realizzando delle cose insieme e facendo in modo che queste persone scoprano potenzialità che magari avevano messo da parte. Si arriva quindi alla fase conclusiva in cui si creano legami così forti che vanno avanti anche dopo la fine del percorso”. Ed è proprio in nome di questi casi che Saraceni parla di “un futuro possibile per la messa alla prova. Anche perché - dice - la possibilità di riscatto è dovuta a tutti”. (Francesco Ciampa)

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