7 giugno 2017 ore: 14:52
Immigrazione

Accoglienza migranti, la sfida del sindaco di Grand Synthe. "Vado avanti da solo"

Due anni fa Damiene Careme, sindaco della cittadina francese vicino Calais, ha costruito un campo di accoglienza insieme a Msf. Ma un incendio lo ha distrutto. Oggi il primo cittadino si dice pronto a costruirne uno nuovo. “Non si possono lasciar vivere le persone in condizioni non dignitose”. Una sfida per l’accoglienza che condivide con i sindaci di altre città, da Barcellona a Lampedusa
Grand Synth 1
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BRUXELLES - “Aspetterò fino alla fine di giugno. Poi sono pronto a costruire un nuovo campo: non si possono lasciar vivere le persone in condizioni non dignitose”. Damiene Careme, sindaco di Grand Synthe, cittadina situata nel Nord della Francia, a pochi chilometri da Calais, lo dice chiaramente: “Se lo stato non dà risposte, io mi prendo le mie responsabilità e non mi tiro indietro”. La sua sfida nell’accoglienza dei rifugiati va avanti da anni, in una regione, il Nord pas de Calais, dove la maggior parte delle persone vota Front national e non vede di buon occhio la presenza dei migranti. Careme ha portato la sua testimonianza al convegno “A fair share in Europe – creating a common asylum system”, in corso fino a domani, presso il Parlamento europeo di Bruxelles.

Il campo modello dato alle fiamme: serve un nuovo centro. “Oggi ci sono circa 300 persone che vivono in un bosco vicino la mia città, senza servizi igienici e assistenza – spiega Careme -. Se si ricrea una situazione di mancanza di dignità, rifarò quello che ho fatto nel 2015 continuerò a non tollerare che le persone vivano in maniera non decorosa”. Due anni fa, Careme ha deciso di costruire un campo di accoglienza a Dunkerke insieme a Medici senza frontiere: qui i migranti e i richiedenti asilo venivano ospitati in piccole casette di legno, da 5 persone per tenere uniti i nuclei familiari. Ma il campo, allestito contro il volere del ministero dell’Interno, e giudicato da tutti un modello di accoglienza, ad aprile ha subito un brutto incendio, scaturito dalla rissa tra alcuni passeurs, ed è stato smantellato. Oggi che i migranti continuano ad arrivare nel Nord della Francia, il sindaco chiede al nuovo governo di attivarsi per l’accoglienza: attualmente ci sono circa 700 persone a Calais e 300 intorno a Grand Synthe. “Per ora non ho ricevuto risposte positive dal nuovo governo, anche se all’interno ci sono persone che si interessano al tema dei rifugiati come il primo ministro (Eduard Philippe, ndr) che quando era sindaco di Le Havre ha accolto nella sua città delle famiglie di siriani – aggiunge -. Per adesso aspetto, almeno fino alla fine di giugno”.

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Un crowfunding europeo per l’accoglienza ai rifugiati. “Le frontiere non sono chiuse ermeticamente: le persone arrivano dall’Italia, dalla Germania, dalla Danimarca. C’è un’emergenza umanitaria in corso, aspetterò fino a fine giugno per fare qualcosa – dice -. Mi assumo le mia responsabilità, ci sono molti colleghi che non fanno nulla per paura della reazione della gente. Ma io sono pronto a ripartire”.  Per allestire il campo, Careme oggi non dispone di fondi statali e se il governo di Parigi non intenderà appoggiarlo, dice di essere pronto anche a fare un crowdfunding a livello europeo per chiedere ai cittadini di aiutare i rifugiati: “Sono sicuro che i soldi si troveranno rapidamente perché ci sono molti inglesi, molti europei che ci chiamano, ci scrivono lettere dicendo di essere pronti ad attivarsi”.

La rete dei sindaci che accolgono: da Barcellona a Lampedusa. La sua sfida, Careme la condivide con altri sindaci di altre città europee. “Se i sindaci governassero il mondo è il titolo di un libro ma è un concetto che sento molto mio – sottolinea -. Credo che le cose andrebbero diversamente se ai sindaci fosse data la possibilità di fare di più. Noi abbiamo contatti con la gente, possiamo spiegare cosa succede - aggiunge -. La mia città è stata l’unica che nella zona tra Dunkerke e Lille che non ha votato il Front national. Nel 2015, quando ho costruito il campo, la mia gente ha scoperto di come vivevano i profughi dalla televisione, tutti dicevano ‘non possiamo lasciarli così’. C’è stato un forte movimento di empatia”.
Lo stesso, secondo il sindaco di Gran Synthe, potrebbe accadere a livello europeo. “Ho incontrato Anne Hindalgo, la sindaca di Parigi, ma anche i sindaci di Barcellona, Lesbo e Giusy Nicoli di Lampedusa - aggiunge -. Sentiamo l’urgenza di fare qualcosa insieme. Bisogna fare pressione sugli stati – conclude –. Molti paesi hanno paura di accogliere i profughi, anche per motivi di sicurezza. Ma con gli stati di polizia non si risolvono le cose. Dobbiamo continueremo a fare pressione dal basso, anche per cambiare l’opinione delle persone. A oggi nel mio comune non c’è stato nessun reato commesso da rifugiati. Nonostante da due anni a questa parte ci sia stato un arrivo massiccio di persone”. (ec)  

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