15 giugno 2017 ore: 18:03
Giustizia

Madri detenute: "A Milano esperienza all’avanguardia, ma ci sono criticità"

Gloria Manzelli, direttrice dell’Icam di San Vittore interviene al convegno “Carcere e questione femminile” che si è tenuto a Bologna. “La trasformazione della sezione nido distaccata in Istituto a custodia attenuata ne ha stravolto l’organizzazione”
Carcere. Moglie e figlia fanno visita al detenuto

BOLOGNA - Fino al 2006 a San Vittore, la casa circondariale di Milano, c’era il nido nella sezione femminile. C’era la possibilità di tenere madri con bambini fino a 3 anni, ex articolo 11 comma 9 dell’Ordinamento penitenziario. C’erano 4 posti e un elevato turnover. “Accoglieva soprattutto detenute per piccoli reati, furti in particolare, con pene di 4 o 5 mesi”, spiega Gloria Manzelli, direttrice Icam di San Vittore. Dato che la permanenza era breve, c’erano lunghi periodi senza bambini. “Questo significava che i servizi erano gestiti in maniera residuale e che non c’erano attività, se non quelle connesse alla sezione femminile”, aggiunge. Nel 2006 è stato firmato un Protocollo di intesa tra ministero della Giustizia, Miur, presidente della Regione, presidente della Provincia e sindaco di Milano, per chiudere il nido all’interno del carcere e aprirlo in una sezione distaccata. “Per noi un miracolo. C’è voluto un anno, ma nell’aprile del 2007 abbiamo trasferito le detenute con i loro bambini nell’appartamento dato in comodato d’uso dalla Provincia e i locali della sezione nido interna al carcere sono diventati biblioteca e sala socialità”. Un’esperienza all’avanguardia che permetteva di accogliere 12 mamme con bambini fino a 3 anni a prescindere dalla condizione giuridica, in cui lavora un’equipe educativa dell’amministrazione penitenziaria per la madre e un’equipe educativa del Comune per il bambino oltre a figure dedicate messe a disposizione dall’azienda ospedaliera. I bambini hanno la possibilità di frequentare il nido di quartiere. “Nel 2014 la sezione nido distaccata viene trasformata in Icam, Istituto a custodia attenuata per detenuti con figli, con la possibilità di accogliere bambini fino a 10 anni di età – aggiunge Manzelli – Una decisione che ne ha stravolto completamente l’organizzazione e che ha spostato la rilevazione dei bisogni. Perché le esigenze di un bambino di 8-10 anni sono ben diverse da quelle di un bambino di 3”.

La questione della quotidianità dei bambini di 10 anni (dalla scuola alle attività extrascolastiche) non è stata affrontata, come spiega Manzelli, “basta pensare che lo spazio del cortile è inadeguato per bambini di quell’età”. Secondo la direttrice, “non è stata colta appieno l’opportunità di disciplinare interventi per madri e bambini. La possibilità di acompagnare il figlio nella quotidianità, che è diversa a 3 o a 10 anni, è prevista solo in caso di gravi condizioni di salute o pericolo di vita”. Inoltre possono essere accolte anche le donne in gravidanza in custodia cautelare, “con tutto ciò che comporta in caso, ad esempio, di malattie infettive”, e il padre nel caso in cui la madre sia morta o impossibilitata ad assistere i figli, “ma noi abbiamo 10 posti per mamme e 11 per bambini, non siamo in condizione di ricevere un padre. In questo caso si verrebbe a creare una sperequazione al contrario e quel bambino verrebbe istituzionalizzato”. Insomma, “siamo ben lontani dal parificare un bambino accolto in un Icam insieme alla madre con un bambino libero”. (lp)

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