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8 novembre 2018 ore: 14:18
Economia

Reddito di cittadinanza. Svimez: promesse a rischio, servirebbero 15 mld

L'analisi del Rapporto 2018. Troppo pochi i 9 miliardi previsti per raggiungere gli obiettivi annunciati dal governo. Dubbi anche su applicabilità ed efficienza della misura, ma può essere l’occasione per “provare a costruire un sistema integrato di servizi per le fasce più deboli della popolazione”
Soldi, povertà SITO NUOVO

box ROMA - Rei inadeguato dal punto di vista della dotazione finanziaria, ma il Reddito di cittadinanza, sebbene avrebbe più risorse del Reddito di inclusione, non raggiungerà l’obiettivo sbandierato dai cinquestelle, ovvero di garantire il raggiungimento della soglia dei 780 euro ed emergono anche limiti su applicabilità ed efficienza della misura voluta dal governo. Non fa sconti a nessuno il Rapporto Svimez 2018 pubblicato oggi. Tra le sue pagine, anche un capitolo dedicato al fenomeno della povertà e alle misure in corso e quelle promesse dall’attuale esecutivo per contrastare l’avanzata inarrestabile dell’indigenza, soprattutto al Sud Italia. 

Nella sintesi presentata quest’oggi alla Camera dei deputati, il rapporto fa il punto su quanto fatto dal Rei, il Reddito di inclusione introdotto dal governo precedente, la “prima vera sperimentazione in Italia - si legge nella sintesi del rapporto - di un sussidio universale, destinato a tutte le famiglie in condizioni di povertà grave”. Tuttavia, sottolinea il testo, “l’inadeguata dotazione finanziaria di questo strumento ne ha fortemente depotenziato l’attuazione - specifica il rapporto -. Dai dati di monitoraggio presentati nel Rapporto relativi ai primi 9 mesi di attuazione, emerge che le famiglie beneficiarie del Rei in Italia sono circa 378 mila coinvolgendo circa 1 milione di persone, con un beneficio medio che oscilla tra i 177 euro delle famiglie con un componente ai 433 per famiglie con 6 o più componenti. Si tratta di dati che, se confrontati con il numero di famiglie censite dell’Istat come in condizione di povertà assoluta (1,8 milioni per circa 5,5 milioni di persone) con quelli sull’intensità della povertà (cioè la distanza dai livelli di reddito di sussistenza), confermano l’assoluta insufficienza di tale strumento rispetto alla dimensione del problema che dovrebbe affrontare”.

Secondo il rapporto, quindi, “va accolta con favore la scelta del governo di porre al centro della manovra di bilancio 2019 una misura di contrasto alla povertà, il Reddito di Cittadinanza”. Per Svimez, infatti, “l’aver destinato importanti risorse (9 miliardi di euro) su politiche di contrasto alla povertà rappresenta un indubbio passo in avanti dopo una lunga fase in cui, agli effetti negativi della crisi economica si è aggiunta una politica di risanamento delle finanze pubbliche che ha scaricato i suoi effetti soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione, con un incremento delle disuguaglianze di reddito e una crescita del numero delle famiglie in povertà soprattutto nel Sud”. Tuttavia, mentre si aspettano i dettagli della misura, il rapporto si cimenta in una stima del reale impatto della misura pentastellata. E i risultati non sembrano ancora convincere. “Considerando una spesa pari a 8 miliardi di euro - spiega lo studio -, al netto del miliardo destinato alla riqualificazione dei centri per l’impiego, la misura consentirebbe di ampliare significativamente la platea dei destinatari ma non di assicurare il raggiungimento della soglia dei 780 euro indicata dal governo. In base alle nostre stime, il raggiungimento di tale soglia richiederebbe uno stanziamento di circa 15 miliardi di euro. Con le risorse attuali, prendendo a riferimento le famiglie con Isee inferiore a 6.000 euro (pur tenendo conto che circa il 50 per cento potrebbe avere una casa di proprietà) è possibile erogare a circa 1,8 milioni di famiglie, di cui il 52,2 per cento nel Mezzogiorno, un sussidio compreso tra i 255 euro per una famiglia monocomponente e i 712 euro per una famiglia con 5 o più componenti”. 

Per questo, il rapporto sottolinea l’esistenza di “una sostanziale distanza dall’obiettivo enunciato di garantire il raggiungimento della soglia dei 780 euro - aggiunge -, ma d’altra parte un forte allargamento rispetto al Rei dei beneficiari riuscendo a coprire quasi integralmente l’universo delle famiglie in povertà assoluta”. Secondo Svimez, inoltre, sarà il Mezzogiorno ad assorbire la maggior parte delle risorse del Reddito di cittadinanza, ovvero il 63 per cento dei fondi stanziati. Sotto la lente d’ingrandimento, però, non sono finiti solo risorse e erogazioni alle famiglie. Secondo Svimez, ci sono anche alcuni “limiti di impostazione - sottolinea il rapporto -, soprattutto alla luce della conoscenza del tessuto economico e sociale delle regioni meridionali. La identificazione della misura esclusivamente con il concetto di trasferimento monetario è il limite principale sia per le implicazioni simboliche sia per la sua realizzabilità. Da un punto di vista generale, questa impostazione ha inevitabilmente enfatizzato l’attenzione sui beneficiari, come una platea di potenziali approfittatori (identificati prevalentemente come meridionali) e sui rischi di un effetto di spiazzamento rispetto alla ricerca di lavoro, neanche mitigato da meccanismi di premialità a chi integra il sussidio con redditi di lavoro come avviene in altri paesi”. 

Tuttavia è sul fronte dell’applicabilità ed efficienza della misura, aggiunge lo studio, che “emergono i limiti di una simile interpretazione concentrata solo sul sussidio economico in aree in cui sono così deboli le strutture pubbliche che offrono servizi al cittadino. L’efficacia dipenderà dal collegamento che viene previsto e realizzato tra il beneficio economico offerto al cittadino e la partecipazione richiesta a programmi di attivazione e/o accettazione di offerte di lavoro”. Lo stato dei Centri per l’impiego, specialmente al Sud, inoltre, “è senz’altro il primo dei problemi - spiega Svimez -. Ma anche assunta l’ipotesi più favorevole al governo, cioè che il reddito di cittadinanza consenta il reintegro, dal lato dell’offerta, di coloro che sono espulsi dal mercato del lavoro, l’operazione per concludersi positivamente dovrebbe materializzare la disponibilità di posti di lavoro in grado di tradurre la nuova offerta di lavoro in nuova occupazione”. I dati strutturali riferiti al Sud Italia, presentati nello stesso rapporto, non sembrano essere così favorevoli, per via di una “economia sottodimensionata e di un territorio poco attrattivo per gli investitori perché povero di infrastrutture tecniche e, soprattutto, di servizi sociali che determinano la qualità della vita”. Tuttavia, il Reddito di cittadinanza, per Svimez, può rappresentare l’occasione per “provare a costruire un sistema integrato di servizi per le fasce più deboli della popolazione, attraverso interventi mirati volti a contrastare l’abbandono scolastico, a integrare i servizi socio-sanitari oggi carenti, a rafforzare le politiche attive del lavoro migliorando così la qualità della vita delle fasce più fragili della popolazione e attivando al tempo stesso, anche attraverso il mondo della cooperazione, occasioni di lavoro”. Solo così, conclude il rapporto, “anche sussidi economici temporanei possono diventare parte di un progetto di inclusione più ampio”. (ga)

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