12 aprile 2013 ore: 15:03
Disabilità

Quindici ragazzi autistici muratori a Tor di Quinto

I genitori hanno occupato lo spazio verde pubblico, dopo attese e mancanza di risposte da parte del comune. “Ci hanno detto: avete fatto benissimo”. Tra loro c’è anche il giornalista Gianluca Nicoletti: “ Mai visto Tommy così felice”
Cantiere con muratori autistici - Tommy
ROMA – Pale e betoniere, carriole e cemento. Succede a Roma, nello spazio verde pubblico di Tor di Quinto, non lontano dal poligono di tiro: quindici ragazzi adolescenti con problemi dello spettro autistico una volta a settimana si ritrovano per lavorare ad un cantiere edile. Tra loro c’è anche Tommaso, figlio del giornalista Gianluca Nicoletti che di recente ha raccontato in un libro il rapporto con il figlio. Scrive Nicoletti sul suo blog: “Da un paio di settimane Tommy fa il muratore. Mai visto così felice… A Roma un gruppetto di padri di ragazzi autistici ogni mercoledì apre un cantiere edile, in un terreno comunale che sono stati costretti a occupare perché nessuno se li filava. Stanno costruendo una chiesetta (io se devo essere sincero avrei preferito un pub!), per la prima volta Tommy ha l’euforia di fare qualcosa che lo faccia sentire importante!!!”. L’iniziativa non è nuova, è in atto da tre anni e si deve a un progetto che l’associazione Anpet (Associazione nazionale pet e terapia) ha messo a punto con l’associazione “L’emozione non ha voce” costituita da sei padri di ragazzi autistici seguiti dall’Istituto di ortofonologia. E proprio in queste ore, sulla pagina Facebook e sul proprio sito, l’associazione lancia un appello per reperire volontari: “Abbiamo bisogno di persone volonterose di mettersi in gioco, che possono aiutarci nel nostro cantiere, con un'età dai 16 ai 99 anni e oltre. Naturalmente i nostri ragazzi sono speciali e quindi altrettanto speciali dovranno essere le persone che ci vorranno aiutare ogni mercoledì dalle 15.30 nella nostra sede operativa di Viale di Tor di Quinto, 57/B, Roma”.
 
“All’inizio pensavamo di fare cantieristica occupazionale ovvero costruire una specie di ricovero per attrezzi in mattoni da ributtare giù per tenere occupati i ragazzi” diceva giorni fa Enzo Cardogna di Anpet in un’intervista al quotidiano Il Tempo. Con la moglie Federica Borchicchio, psicologa, Cardogna fa attività di pet therapy e nuoto terapia e “già sedici anni fa avevamo chiesto al Comune di poter usufruire di questo spazio verde di cinquemila metri quadri a Tor di Quinto”. E “siccome era impossibile farsi sentire alla fine l’abbiamo occupato. Ci hanno detto: avete fatto benissimo. Prima di allora c’erano solo rovi, rifugi di rumeni e discariche”. Come funziona il cantiere? “In tre anni ci hanno lavorato circa trenta ragazzi. Attualmente sono un gruppetto di 15 ragazzi con spettro autistico che vanno dai 15 ai 26 anni, una fascia d’età problematica perché è il momento in cui le istituzioni ti abbandonano. E i genitori non sanno come far passare il tempo ai loro figli. Siamo in tre a coordinare il lavoro. C’è chi impasta il cemento, chi trasporta il materiale, chi lo installa. Da lontano sembrano carpentieri veri. Non abbiamo fretta. Seguiamo il tempo dei ragazzi che sono entusiasti del loro lavoro. E fanno progressi. All’inizio alcuni di loro non prendevano neanche la carriola. Ora caricano, scaricano, mettono il cemento sui mattoni. E’ un lavoro di fatica che dà soddisfazione. Noi lo chiamiamo Lego gigante”. Per l’aspetto finanziamenti, “c’è un ferramenta, Milton 2008, che ha sposato la nostra causa e fornisce materiali edilizio, attrezzi e anche l’abbigliamento”. (ep)
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