6 novembre 2017 ore: 16:13
Immigrazione

Migranti. Strage di ragazze nigeriane, "tragedia che poteva essere evitata"

Avevano tutte tra i 14 e 18 anni le ragazze nigeriane morte al largo della Libia mentra viaggiavano per raggiungere il nostro paese. Dall’inizio dell’anno quasi 3 mila vittime del mare. Duro commento di Arci e Centro Astalli: “Salvare vite resti priorità, no a esternalizzazione delle frontiere”
Fiori in mare - Strage migranti

ROMA - Avevano tra i 14 e i 18 anni, ed erano tutte di nazionalità nigeriana. Sono morte per annegamento e, secondo le prime ricostruzioni, avevano subito violenze in Libia prima di imbarcarsi verso l’Italia. Sono arrivati a Salerno i corpi delle 26 ragazze, morte a largo della Libia nel tentativo di raggiungere il nostro paese. Sulla nave su cui viaggiavano, La Cantabria, c’erano 375 migranti (259 uomini, 116 donne, nove delle quali in avanzato stato di gravidanza).“Una tragedia dell'umanità”, l’ha definita il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi. Una tragedia che allunga la lista dei morti in mare e che si somma alle 8 vittime di un secondo naufragio avvenuto il 4 novembre: dall’inizio dell’anno secondo l’Oim (organizzazione internazionale delle migrazioni) sono state 2.832 le vittime, 160 soltanto nel mese di ottobre. Un numero alto se confrontato con la media degli arrivi, scesi del 30 per cento rispetto allo scorso anni, in seguito alla chiusura della lotta libica. Se infatti al 6 novembre 2016 si contavano 141mila persone sbarcate in Italia, dall’inizio dell’anno a oggi il numero è sceso a 113mila. La prima nazionalità negli arrivi è ancora quella nigeriana (17 per cento del totale).

Una tragedia che si poteva evitare. “Una nuova tragedia che si consuma davanti agli occhi distratti dell'Italia e dell'Europa. Vite che valgono meno, molto meno di altre vite. Una tragedia che si poteva evitare se i governi, a partire dal nostro, si fossero occupati di cercare delle vie legali e sicure per far arrivare le persone in Europa e non solo di come impedirglielo – è il commento duro di Filippo Miraglia, vipresidente di Arci nazionale - Donne, bambini e bambine continuano ad essere le principali vittime di questa strage che può essere fermata solo con scelte che invertano completamente la direzione di quelle finora intraprese dal nostro ministro Minniti e dall'Ue”. Per Miraglia  “sternalizzare le frontiere e investire su rimpatri e controlli produce maggiori ingiustizie e, come questi 26 corpi di donne ci ricordano, tragedie e morte”. “Cari governanti volete fermare la strage o siete disponibili a continuare a contare i morti in nome del consenso elettorale? – si chiede il responsabile di Arci -.Se siete davvero interessati a salvare la vita alle persone aprite subito un corridoio per far fuggire donne e minorenni dall'inferno libico. Obbligate i diversi attori della Libia a rilasciare almeno le categorie vulnerabili per farle arrivare in Europa e salvatele dalla violenza, dai ricatti e dalla morte. Fatelo subito oppure continuerete ad essere responsabili di questa strage”.

Il salvataggio in mare resti una priorità. Anche il Centro Astalli esprime profondo cordoglio per le 34 vittime accertate nelle ultime ore nel Mediterraneo, nel tentativo di giungere in Europa. “In un momento in cui le partenze di migranti dalla Libia non sembrano più riscontrare interesse nelle agende mediatiche e politiche italiane, è sempre più necessario ribadire che è inaccettabile rimanere indifferenti davanti alla morte di persone in mare – sostiene l’organizzazione che chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali che vengano attivate vie legali accessibili a chi scappa da guerre e persecuzioni che permettano di salvare vite e al contempo di spezzare il monopolio del traffico di esseri umani dalla Libia; che le operazioni di soccorso e salvataggio in mare restino una priorità fino a quando non saranno previste alternative sicure che pongano fine alle morti in mare. E, infine, che venga anteposto sempre il rispetto dei diritti umani e la salvaguardia e la dignità dei migranti nei rapporti con la Libia e con i principali paesi di origine e di transito.“L’Europa metta in atto politiche che inequivocabilmente dimostrino che lasciare morire le persone in mare è un abominio inaccettabile e non, come sembrerebbe oggi, un mero effetto collaterale in nome di una presunta sicurezza europea – afferma padre Camillo Ripamonti -. Ogni morto in mare è un’ offesa alla nostra umanità ma è al contempo un duro colpo al nostro futuro di pace. Illudersi di poterlo ignorare è irresponsabile e pericoloso”. (ec) 

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