2 ottobre 2015 ore: 15:54
Economia

Caporalato, la “Rete” si muove: le tre cose da fare subito secondo la Cgil

A un mese dall’avvio della Rete del lavoro agricolo di qualità, il segretario della Flai, Mininni, giudica positivamente i lavori ed elenca le azioni più urgenti. Garantire più controlli, estendere il reato di caporalato alle aziende e tutelare i lavoratori che denunciano”
Braccianti agricoli immigrati, caporalato, raccolta pomodori

ROMA – Positivo l’impegno delle istituzioni per combattere lo sfruttamento lavorativo nei campi e il caporalato, ora però servono misure d’urgenza che garantiscano maggiori controlli, l’estensione del reato penale di caporalato alle aziende e la protezione dei lavoratori, garantendo il lavoro a quelli che denunciano. È quanto sostiene Giovanni Mininni, segretario nazionale della Flai Cgil, dopo il lungo incontro della cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità tenutosi ieri a Roma ad un mese dall’avvio della Rete. Una riunione durata tutto il pomeriggio che per Mininni è stata la “prima vera riunione operativa dove si è lavorato sul merito tecnico delle questioni”. Della cabina di regia fanno parte l’Inps, che la presiede, i sindacati, le organizzazioni professionali agricole, i ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro, dell'Economia e della Conferenza delle Regioni.

- Un “incontro positivo”, spiega Mininni, dopo le polemiche sui rischi denunciati dalla stessa Flai Cgil a Redattore sociale. “Si è preso coscienza del fatto che per essere utilizzata come strumento di contrasto dello sfruttamento e del caporalato, cosa che hanno detto il 27 agosto scorso i ministri Martina e Poletti, la rete ha bisogno di nuovi strumenti”, spiega Mininni. La rete, infatti, è nata con la legge “Campo libero” fatta nell’agosto 2014 “per valorizzare i prodotti agricoli”, aggiunge il segretario. “Se la si vuole utilizzare per contrastare lavoro nero e caporalato ha bisogno di altri strumenti”. Questione affrontata proprio ieri, durante la riunione. “Sia l’Inps che il ministero delle Politiche agricole hanno risposto positivamente – spiega Mininni - al punto che si ragionerà nelle prossime riunioni di come elaborare il famoso piano di azione che il ministro Martina aveva chiesto alla cabina di regia e che a breve prenderà corpo, probabilmente già nella prossima riunione che verrà convocata in tempi brevi”.

Nonostante non manchi la volontà di intervenire, per la Flai Cgil occorre agire rapidamente su alcune questioni. A partire dal collegato agricolo che, stando alle ultime notizie, subirà nuovi emendamenti e quindi tempi più lunghi. “Il piano di azione deve prevedere assolutamente la decretazione d’urgenza dell’articolo 30 previsto nel collegato – spiega Mininni -. Al suo interno contiene strumenti operativi che spostano la valutazione delle imprese e la possibilità di un maggior controllo sul territorio. Con questo articolo, inoltre, la rete può stabilire convenzioni con i centri per l’impiego, che vanno adeguati perché sull’agricoltura oggi sono un disastro, con i centri provinciali per l’immigrazione e poi anche gli enti bilaterali, ma l’intreccio forte deve avvenire con le direzioni territoriali del lavoro. Bisogna intervenire su una questione centrale: in agricoltura manca il luogo dove c’è l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. E le possibilità ci sono”.

Urgente, per Mininni, anche l’estensione dell’articolo 603 bis del codice penale alle aziende e la possibilità di poter intervenire a sostegno dei lavoratori che intendono denunciare. “Sono misure necessarie perché dobbiamo agire in un quadro ampio – aggiunge Mininni -. Il caporalato è un fenomeno complesso e radicato socialmente in molte parti del nostro paese e oltre alle misure proposte dai ministri serve anche intervenire con la rete del lavoro di qualità, perché può dare un’alternativa alle imprese che scelgono di voler uscire da quel sistema. Dobbiamo sostituire quel servizio spesso efficiente fornito dai caporali alle aziende, magari creando delle cooperative di disoccupati e dandogli l’autorizzazione”. Occorre poi tutelare il lavoratore che intende denunciare. “Non c’è bisogno di un premio – spiega Mininni -. Dobbiamo garantire il lavoro a chi denuncia”. Ed una possibile proposta è proprio quella di avvalersi della neonata Rete come cuscinetto, dando la possibilità ai lavoratori di essere assunti dalle aziende che aderiscono al lavoro di qualità.

Intanto all’Inps sono arrivate le prime richieste di adesione alla rete da parte delle aziende, nonostante i dubbi sollevati dallo stesso Mininni non siano ancora stati sciolti in maniera definitiva. Ad oggi, infatti, i requisiti richiesti per poter entrare a far parte della rete non garantiscono l’esclusione di quelle aziende che sfruttano e ricorrono ai caporali. E chi entra, stando a quanto previsto dalla legge, potrebbe ricevere meno controlli di chi ne resta fuori. Tuttavia, qualcosa si muove e sul tema, secondo  Mininni, c’è stata “una presa di coscienza del problema” da parte della cabina di regia. “Ieri ci sono state delle proposte come quella di coinvolgere maggiormente la direzione territoriale del lavoro. Nella prossima riunione dovremo definire come agire”.

Impossibile, allo stato attuale delle cose, rifiutare le richieste di adesione qualora rispettano i requisiti fissati, ma qualcosa si può fare. “Ci sarà una maggiore interazione sul territorio – spiega Mininni -, soprattutto con gli organismi ispettivi. Questo ci è stato garantito. Per noi sarebbe auspicabile modificare il testo della legge e lo abbiamo ribadito in cabina di regia, ma si potrebbe far funzionare la norma in maniera diversa, senza aggirarla. C’è la volontà, soprattutto dalla parte istituzionale, di intervenire su questo tema con serietà. Auspichiamo che vengano inseriti dei meccanismi di verifica dei requisiti che non lascino queste imprese per troppo tempo senza controlli”. (ga)

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