29 novembre 2014 ore: 10:53
Disabilità

Il giornalista sociale e il racconto del disagio: l'algoritmo perfetto esiste

Gianluca Nicoletti, nota voce di Melog, ha spiegato in cosa consiste il "segreto" che permette ai redattori di affrontare temi come la povertà e la disabilità, "categorie dell'indicibile", con rigore, genuinità e onestà, senza strumentalizzazioni
Roberto Sollini Rs 2014. Trasatti Nicoletti (11)

Stefano Trasatti e Gianluca Nicoletti. Foto: Roberto Sollini

CAPODARCO DI FERMO - I redattori sociali sono funamboli che camminano sopra un precipizio. Non sono supereroi, non portano il saio, né il cilicio, né la corazza. Sono giornalisti che trattano la sofferenza, le categorie dell'indicibile, come la povertà e la disabilità. Come riuscire a farlo senza capovolgerne il senso, trovando il punto di massimo equilibrio, entrando in collisione con un certo modo di fare comunicazione? La risposta si chiama "algoritmo perfetto". Lo ha spiegato Gianluca Nicoletti, conduttore di Melog su Radio 24, intervenendo ieri al seminario "Rimozioni" di Redattore sociale. Guarda il video

La sessione partiva da una riflessione sulle 100 notizie più cliccate su Redattore sociale.it, in 17 mesi. Il 40 per cento riguardano la disabilità. Inoltre, c'è equilibrio tra buone notizie e denunce, curiosità e notizie di attualità. "Ciò significa - ha sottolineato il direttore Stefano Trasatti - che il giornalismo sociale è giornalismo tout court. Non parla solo di raccolte fondi o del dibattito interno al terzo settore. Non è solo questo. Produce quotidianamente notizie vere, tantissime, che possono interessare tutti”.

Il giornalista sociale dunque ha nelle sue mani uno strumento prezioso, che Nicoletti chiama l'algoritmo perfetto. “Queste 100 notizie - ha spiegato - non hanno in sé valore matematico, statistico. L'elemento attrattivo andrebbe valutato notizia per notizia, nel contesto emotivo di quel momento". Ma la prima riflessione da fare, è che "Redattore sociale ha trovato l'algoritmo perfetto, guadagnandosi il ruolo di leader dell'informazione nel mondo del sociale, cosa che il sociale prima non aveva". In che modo? Riuscendo a raccontare il sociale, comunicandone i valori, senza usare la furbizia, senza strumentalizzarlo, senza usare "cosmesi", ma neanche cinismo. Con rigore e onestà.

"La notizia più letta su Redattoresociale.it è stata quella di Andrea, la trans della stazione Termini massacrata. La notizia è esplosa emotivamente. E qui Redattore sociale ha applicato l’algoritmo perfetto, ha fatto qualcosa che non fa nessuno. Ha utilizzato un approccio serio, corretto, proponendo una bella intervista fatta ad Andrea pochi giorni prima che morisse, un'intervista fatta di pathos, genuinità, onestà di intento".  

"Tra le notizie più lette c'è anche quella sul matrimonio di Mauro e Marta, giovani entrambi con la sindrome di Down. Una lettura gioiosa, di un fatto legato a un momento di estrema felicità, perfettamente raccontato, che si inserisce in un filone felicissimo di narrazione: quello della gioia delle persone che altrimenti potevano essere stigmatizzate". 

C'è poi la categoria del bello con cui comunicare efficacemente il sociale: "Tra le più lette c'è la notizia dell'asilo bello che costa come uno brutto". 

"I giornalisti sociali - ha spiegato ancora Nicoletti - si occupano di qualcosa di difficile oggettivazione: le categorie dell’indicibile, ovvero  povertà, handicap, malattia, sofferenza, diversità, disagio. E' facile comunicare il successo, che contamina e produce attenzione. Politica e gossip danno più visibilità. Parlare di facezie è interessante, perché compensa le angosce quotidiane. D'altra parte, non esiste l'orgoglio di categoria del redattore sociale, come esiste per il giornalista parlamentare, il vaticanista, il giornalista sportivo. I redattori sociali per anni sono stati additati come quelli che raccontano le sfighe".

"Ma i redattori sociali sono portatori di valori difficilmente negoziabili, quelli di cui nessuno vuole parlare: solidarietà, uguali diritti, tolleranza, condivisione". Tuttavia, "i valori oggettivi sono ben altro rispetto a quelli presunti: quante copie vendi, quanti click, quante pagine viste, ottenere feedback da politica e istituzioni".

Nicoletti, papà di Tommy, ragazzo con autismo - a cui ha dedicato i libri "Una notte ho sognato che parlavi" e "Alla fine qualcosa ci inventeremo" - , ha incalzato: "Con Redattore sociale abbiamo colpito spesso il bersaglio, con azioni congiunte, con articoli che hanno fatto cambiare l'esito di alcune situazioni importanti per le famiglie con figli disabili. In questi casi è stato più facile applicare l'algoritmo perfetto".

La sessione è stata conclusa dall'intervento di Anna Contardi, coordinatrice nazionale di Aipd (Associazione italiana persone down): "Siamo contenti che il 40 per cento delle notizie riguarda la disabilità. Noi pensiamo che la vita quotidiana sia eccezionale. Il nostro lavoro si basa su questo: comunicare l'eccezionale quotidiano. Non c'è altrettanto spazio sulla carta stampata. Mentre il giornalismo on line è parente dei social network, ed è usato con partecipazione. Perché le notizie vengono condivise". Emblematico il caso di Hotel 6 Stelle, programma di Rai Tre dedicato agli stage dei ragazzi Down negli alberghi, il cui effetto sui media è stato "superiore a quello di 300 documentari". (ab)

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