30 maggio 2017 ore: 12:18
Disabilità

Chiamata nominativa per i lavoratori disabili: l'Europa respinge il ricorso

Il Comitato delle associazioni della disabilità e della salute mentale aveva chiesto una procedura d'infrazione contro la chiamata nominativa dei lavoratori disabili, inserita nel Jobs Act. Ma per la Commissione Europea, non c'è prova che la nuova legge sia peggiorativa. Deluse le associazioni: “Possibili meccanismi non trasparenti, discriminazione e caporalato. Ci rivolgeremo all'Onu”
Lavoratori disabili. Uomo in carrozzina

ROMA – La chiamata nominativa per i lavoratori disabili non è condannabile: lo ha stabilito la Commissione europea, respingendo la denuncia, presentata dal Comitato delle associazioni della disabilità e della salute mentale, che chiedevano l'apertura di una procedura di infrazione nello Stato italiano contro questo dispositivo introdotto nel Jobs Act.

“La battaglia di principio che abbiamo intrapreso si è arrestata davanti alla mancanza di prova che la nuova legge è peggiorativa e lesiva dell’aspirante lavoratore con disabilità – riferiscono i promotori del ricorso - Per respingere la nostra tesi si è fatto riferimento all’articolo 7 della Direttiva 2000/78/CE che recita: 'quanto ai disabili, il principio della parità di trattamento non pregiudica il diritto degli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul posto di lavoro né alle misure intese a creare o mantenere disposizioni o strumenti al fine di salvaguardare o promuovere il loro inserimento nel mondo del lavoro'. La Commissione europea, pertanto, presuppone le migliori intenzioni dei governi nei provvedimenti presi per la categoria delle persone con disabilità – continuano le associazioni - ritenendo che i governi possano intervenire con azioni positive a salvaguardia delle pari opportunità nella vita professionale delle persone disabili”. 

Una decisione, questa, che naturalmente delude le associazioni: “siamo consapevoli che l’abolizione del criterio numerico nelle procedure di assunzione penalizzerà le persone con disabilità più gravi – affermano - e favorirà meccanismi non trasparenti introducendo, surrettiziamente la possibilità di discriminazione delle persone più fragili. Infatti al datore di lavoro è concessa la completa discrezionalità nell’assunzione del lavoratore disabile, consentendo di fatto una forma di 'caporalato'. La decisione della Commissione – concludono le associazioni - deve spingerci ad allargare il nostro ruolo in difesa delle persone con disabilità; non abbandoniamo quindi la lotta e intendiamo presentare alla Magistratura una o più denunce di singoli lavoratori con disabilità, che abbiano subito una discriminazione per la loro mancata assunzione”.

Non solo: dopo il 'no' della Commissione, ora le associazioni intendono rivolgersi alla Commissione Onu, “che ha approvato la Convenzione sulla condizione delle persone con disabilità nel 2006 (recepita dallo Stato italiano con Legge del 2009), affinché riconosca e condanni la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità che la norma del Jobs Act permette”. (cl)

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