8 marzo 2017 ore: 10:49
Società

8 marzo. Furlan (Cisl): "Far costare meno il lavoro stabile delle donne"

"Speriamo che l'8 marzo possa diventare anche il viatico per discutere seriamente con il Governo Gentiloni di misure fiscali e contributive per fare costare meno l'occupazione stabile, soprattutto quella delle donne, di politiche attive del l...

Roma - "Speriamo che l'8 marzo possa diventare anche il viatico per discutere seriamente con il Governo Gentiloni di misure fiscali e contributive per fare costare meno l'occupazione stabile, soprattutto quella delle donne, di politiche attive del lavoro, alternanza scuola- lavoro, piu' investimenti in innovazione, ricerca, formazione". E' quanto sottolinea oggi la Segretaria Generale della Cisl Annamaria Furlan in un intervento su 'Il Messaggero'.

"Le donne hanno pagato anche il prezzo piu' alto della crisi economica di questi anni: sono state le prime a precipitare nell'area della poverta'", aggiunge la leader della Cisl.

"Ecco perche' il lavoro resta il primo diritto di cittadinanza e di emancipazione che bisogna ancora conquistare. Basta vedere i dati relativi alla disoccupazione femminile in Italia secondo cui le donne, soprattutto nelle regioni meridionali, sono escluse da ogni possibilita' di riscatto e di partecipazione alla vita economica del paese", rileva Furlan.

"Anche sul piano delle retribuzioni- dice ancora-, le donne guadagnano quasi il 10% in meno rispetto agli uomini (in Europa la media e' del 17%). Uno dei motivi e' che le donne hanno piu' difficolta' a conciliare impegni di lavoro e familiari. Di conseguenza, sono loro, soprattutto, a scegliere il lavoro a tempo parziale ed ad interrompere continuamente la propria carriera, con conseguenze dirette sui salari e sulle future pensioni. La parita' di retribuzione sarebbe un grande stimolo ai consumi ed all'economia europea e solleverebbe milioni di donne dalla poverta'. Questa e' la battaglia che stiamo portando avanti insieme alla Ces, il sindacato europeo". Secondo la Segretaria della Cisl anche la maternita' viene vista ancora come un ostacolo all'ingresso ed alla progressione di carriera. "Non e' un caso se in fatto di natalita' il nostro paese e' tra gli ultimi posti in Europa come hanno confermato i nuovi dati dell'Istat. Una donna su 3 lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Rispetto al resto dell' Europa in Italia sono ancora poche le madri con un bambino che lavorano (57,8 % contro 63,4 %) e, soprattutto, se paragonate agli uomini (86%). Quando poi i bambini crescono i numeri crollano al 35,5 % (la media Ue e' del 45,6 % ). In molti casi la rinuncia alla maternita' va collegata direttamente anche all'inadeguatezza di servizi a sostegno della genitorialita'. In Italia solo il 18% dei bambini trova posto negli asili nido pubblici, mancano politiche finalizzate alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, allo smart working, alla flessibilita' negli orari. Non e' solo un problema di leggi da far rispettare. Dobbiamo fare di piu' con la contrattazione nazionale, aziendale e nei territori, ponendo le condizioni per una valorizzazione ed una specificita' del lavoro femminile".

(DIRE)

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