8 marzo 2024 ore: 15:14
Salute

8 marzo. Infortuni sul lavoro, Anmil: “Quelli femminili continuano ad assestarsi su livelli elevati”

In Italia nel 2023 vi sono stati ben 585.356 infortuni totali, di cui 207.484 hanno riguardato le donne. Il divario retributivo che penalizza le donne anche sul piano pensionistico, produce effetti negativi anche per quanto riguarda gli indennizzi che l’Inail corrisponde ai lavoratori colpiti da infortunio o malattia professionale
Disabilità e lavoro, persona in carrozzina al computer

Si intitola “Donne e infortuni. Le protagoniste si raccontano. Focus sul reinserimento lavorativo”, il Rapporto sul “gender gap” e sull’assurdo divario di genere che umilia il ruolo della donna nella società, curato dall’esperto statistico Anmil Franco D’Amico, che l’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) pubblica in occasione della Giornata Internazionale della Donna e che ha presentato il 7 marzo in diretta streaming, con una puntata speciale di Radio Anmil Network.

“Come Anmil teniamo a sottolineare come i numeri degli infortuni sul lavoro al femminile continuino ad attestarsi su livelli elevati, così come i dati sull’inserimento lavorativo delle donne ci parlano di un mercato in cui sono proprio le donne con disabilità a subire una doppia discriminazione e ad essere ancor più escluse rispetto agli uomini con disabilità”, dichiara il presidente nazionale Anmil Zoello Forni.

L’iniziativa mira a richiamare l’attenzione su quanto sia ancora necessario fare per migliorare la sicurezza sul lavoro delle donne e, all’indomani di un infortunio cui consegue una disabilità permanente, favorire il loro reinserimento lavorativo come pure quello delle superstiti dei caduti sul lavoro. Pertanto, parliamo di una spinta a risvegliare l’impegno collettivo per il superamento dei principali fattori di discriminazione di genere e degli ostacoli e le resistenze che la questione richiama.

In Italia nel 2023 vi sono stati ben 585.356 infortuni totali, di cui 207.484 hanno riguardato le donne, mentre nello stesso anno i casi mortali hanno coinvolto ben 1.041 lavoratori, di cui 86 erano donne. Per quanto riguarda, poi, le malattie professionali denunciate, sempre nel 2023, sono state 72.754 di cui ben 19.147 sono state quelle che hanno interessato le donne”, aggiunge il Presidente Forni, come dimostrano con oggettività i dati dell’Inail.

Sono numeri da non sottovalutare, se si pensa che le donne generalmente non sono occupate nelle attività ad alto rischio infortunistico, nelle quali è molto più presente la componente maschile. In questa ricorrenza è importante sottolineare come queste donne, oltre al trauma dell’infortunio e ai suoi risvolti nella vita quotidiana, vanno spesso incontro a gravi difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro. Vi sono poi donne per le quali un incidente sul lavoro o una malattia professionale hanno significato perdere il proprio compagno di vita, anche a loro l’Anmil vuole dedicare questa Giornata e continuare ad impegnarsi con azioni concrete”.

Il divario in campo infortunistico

Il divario retributivo che penalizza le donne anche sul piano pensionistico, produce effetti negativi anche per quanto riguarda gli indennizzi che l’Inail corrisponde ai lavoratori colpiti da infortunio o malattia professionale. La rendita vitalizia per inabilità permanente, che spetta ai lavoratori che hanno subìto una menomazione psicofisica di media o alta gravità (16%-100%), è composta infatti da una quota commisurata unicamente al grado di inabilità (danno biologico) ed una quota che dipende dal grado di inabilità e dalla retribuzione percepita dal lavoratore nei dodici mesi precedenti l’evento lesivo (danno patrimoniale). È evidente, pertanto, che le rendite percepite dalle donne risultino, a parità di grado di inabilità, di importo mediamente inferiore a quello dei colleghi uomini. Alla data del 31dicembre 2022 (ultimo dato disponibile) erano in vigore circa 540.000 rendite di inabilità permanente di cui 460.000 assegnate a lavoratori e 80.000 a lavoratrici; la rendita media annua generale risulta pari a 5.118 euro, ma mentre quella maschile ammonta a 5.264 euro quella femminile scende a 4.275, con un differenziale di quasi 1.000 euro l’anno. Un differenziale di circa 20 punti percentuali a svantaggio delle donne che, essendo il grado di invalidità medio poco differente tra maschi (27%) e femmine (25,5%), è da attribuire quasi interamente alle diverse retribuzioni adottate per il calcolo della rendita.

Per quanto riguarda, invece, l’incidenza infortunistica possiamo dire che storicamente i lavoratori sono molto più penalizzati rispetto alle loro colleghe donne. Innanzitutto, il numero delle lavoratrici che si infortunano è nettamente inferiore a quello dei colleghi maschi. Nel corso dell’ultimo decennio (dati consolidati, esclusi gli anni del Covid) l’andamento infortunistico, sia in complesso che per i singoli sessi, si è mantenuto sostanzialmente stazionario: gli infortuni complessivi si attestano mediamente intorno alle 640 mila unità annue, quelli femminili a 230.000, vale a dire circa il 36% del totale. Quanto detto si riferisce ai valori assoluti, ma anche in termini relativi il gap risulta notevole: il tasso di incidenza infortunistica (numero di infortuni per 1.000 occupati) risulta pari a 30 per gli uomini e a 23 per le donne. Il divario appare ancora più evidente per gli infortuni lavorativi mortali dove il numero di quelli femminili, in media circa 110 decessi l’anno, risulta pari a meno di un decimo di quelli maschili la cui media annua si attesta intorno ai 1.140 casi. Per i casi mortali il tasso di incidenza (per 100.000 occupati) è pari a 8,3 per i lavoratori e a 1,1 per le lavoratrici. C’è dunque, inequivocabile, una fortissima sperequazione nei livelli infortunistici dei due sessi, legati evidentemente alla differente rischiosità delle attività esercitate. Le donne, come noto, sono occupate principalmente nei settori dei Servizi che hanno bassi livelli di frequenza infortunistica; la presenza degli uomini è invece assolutamente preponderante in settori di attività come le Costruzioni, i Trasporti, la Metallurgia, l’Estrazione di minerali, la Lavorazione del legno ecc., che fanno registrare tassi di pericolosità notevolmente più elevati e nei quali la presenza femminile è praticamente marginale e circoscritta a ruoli quasi esclusivamente impiegatizi o dirigenziale e, comunque, amministrativi. Ma esiste una “modalità” di infortunio che vede la donna decisamente penalizzata nei confronti del collega uomo: si tratta dell’infortunio “in itinere”, dove le donne (caso unico nel panorama infortunistico) rappresentano la maggioranza. Dei 105.000 infortuni che avvengono in media ogni anno nel nostro Paese, nel percorso da casa al posto di lavoro e viceversa, ben 54.000, pari al 51,4% del totale, vedono coinvolte donne. Si tratta quasi esclusivamente di incidenti su mezzi di trasporto che si verificano prevalentemente negli orari di inizio o termine della giornata di lavoro. Ed anche in questo caso la causa va ricercata in una forma di penalizzazione della donna che lavora, la quale prima di andare al lavoro deve assolvere varie incombenze per i figli piccoli, il marito e, se presenti, un anziano non autosufficiente o un disabile.

Analogamente, al ritorno dal lavoro ci sono altre incombenze seppure di altro tipo: fare la spesa, prendere i figli da scuola o in palestra ecc.. Tutto questo (peraltro confermato da un’indagine ad hoc svolta alcuni anni fa dall’Anmil) determina nella donna, che si reca o ritorna dal lavoro al volante, uno stato di stress che la rende poco lucida e concentrata nella guida. E non di rado, come si dice, ci scappa il morto: sui 350 infortuni mortali in itinere che si verificano in media ogni anno, 60 hanno per vittima una donna, 290 un uomo; si tratta, in questo caso di un rapporto donna/uomo di 1 su 5, praticamente il doppio di quello riscontrato per gli infortuni mortali in generale. I numeri Inail ci dicono anche che, per la donna, il 55% degli infortuni mortali avviene in itinere. Un ulteriore contributo al tragico stillicidio di morti sul lavoro, che ogni giorno insanguinano le strade, i cantieri e le fabbriche del Belpaese.
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