8 marzo 2024 ore: 12:03
Economia

8 marzo. Le donne sono il 30% degli imprenditori in Italia: 9 su 10 operano nei Servizi

I dati Istat. Le imprenditrici sono mediamente più giovani dei colleghi maschi (rispettivamente 49 e 52 anni): laurea più diffusa tra le donne rispetto agli uomini. Imprenditoria straniera: è quella cinese la cittadinanza più rappresentata, seguono le romene (insieme coprono rispettivamente il 30,8% e il 15,5% del totale)
donna lavoro

Sono oltre 4 milioni e 800 mila gli imprenditori che operano in Italia nel 2021. Le donne rappresentano il 30%. Lieve la crescita rispetto al 2015 quando la percentuale di donne era del 29,1%. A renderlo noto è l’Istat, che pubblica il focus su “Donne imprenditrici, più giovani e più istruite”.

In sintesi: le imprenditrici sono mediamente più giovani dei colleghi maschi (rispettivamente 49 e 52 anni). Tra gli under 35 si osserva un maggiore equilibrio di genere con una incidenza della presenza femminile del 37,1%. La stragrande maggioranza delle imprenditrici opera nel comparto dei Servizi (90,7% a fronte del 74,9% degli imprenditori), in cui le donne rappresentano poco più di un terzo (34,2%) del complesso degli imprenditori del comparto.

Poco meno di un milione di donne svolge un’attività imprenditoriale senza dipendenti (64,8% a fronte del 62,4% degli uomini). L’assenza di dipendenti caratterizza soprattutto l’attività imprenditoriale delle under35 (72,8%) e delle imprenditrici del Nord-Ovest (68,9%).
Ha conseguito un titolo di studio terziario il 34,5% delle imprenditrici a fronte del 23,4% degli uomini. In presenza di un titolo di studio elevato si riduce il gap di genere.

Le donne rappresentano il 29,7% degli imprenditori italiani e il 30,6% degli imprenditori extra-Ue operanti in Italia. L’incidenza sale al 42,5% tra gli imprenditori Ue. Un migliore equilibrio di genere tra gli imprenditori con cittadinanza UE si osserva trasversalmente alle classi di dipendenti.

Imprenditrici più giovani degli imprenditori, ma il gap di genere permane

Come detto in apertura, gli imprenditori che operano in Italia nel 2021 sono oltre 4 milioni e 800 mila. Di questi circa 1 milione 460 mila sono donne (30%). Rispetto al 2015 si osserva una leggera crescita della presenza femminile di circa 65 mila unità (+0,9 punti percentuali). Le imprenditrici hanno un’età media più bassa (49 anni) dei loro colleghi maschi (52 anni), grazie ad una più cospicua componente under35.
La maggiore presenza di giovani tra le imprenditrici contribuisce ad attenuare, ma non cancella, il forte squilibrio di genere. Nella classe di 50 anni e più le donne rappresentano il 26,5% del complesso degli imprenditori. Lo squilibrio si riduce leggermente nella classe di età centrale (33%) e in modo più consistente tra i più giovani, dove la quota femminile raggiunge il 37,1%. Rispetto al 2015 la quota di donne cresce in tutte le classi di età ma soprattutto tra le under35 (+1,7 punti) e tra le 35-49enni (+2 punti). Minime le differenze nella distribuzione territoriale della sede di impresa. La presenza femminile varia dal 28,6% tra gli imprenditori che guidano imprese del Mezzogiorno al 31,6% nelle regioni del Centro.

Nove imprenditrici su 10 nel comparto dei Servizi

L’analisi per comparto economico evidenzia che la stragrande maggioranza delle imprenditrici opera nei Servizi (90,7% a fronte del 74,9% degli uomini). Molto contenuta la quota di imprenditrici del comparto industriale (6,4%) e marginale in quello delle Costruzioni (2,9%), che si conferma dunque a forte caratterizzazione maschile.
Il confronto con il 2015 evidenzia un trend non omogeneo tra i vari comparti: ad una crescita del numero di imprenditrici operanti nei Servizi (+76.027 in valore assoluto, pari a +1,2 punti percentuali) si associa un decremento di quante sono impegnate nel settore dell’Industria in senso stretto (-10.516, -1,1 punti) e un leggerissimo calo nelle Costruzioni (-75mila, -0,1 p.p.). Entrando più nel dettaglio, le imprenditrici più frequentemente dei loro colleghi guidano imprese delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (20,0% contro il 17,2%), Sanità e assistenza sociale (12,5% contro il 5,5%), Servizi di alloggio e ristorazione (9,3% contro il 6,8%) e Altri servizi alla persona (9% a fronte del 2,8% degli imprenditori). Tuttavia, anche nei settori dove la propensione a svolgere attività imprenditoriale è più elevata tra le donne, i divari di genere restano molto elevati: le donne rappresentano infatti poco più di un terzo (34,2%) degli imprenditori operanti nei Servizi. La presenza femminile supera quella maschile solo nelle Altre attività di servizi (58,1%). Una situazione equilibrata si riscontra nel settore della Sanità e assistenza sociale (49,3% di donne) e in quello dell’Istruzione (44,0%), seguiti, ma a distanza, dai Servizi di alloggio e ristorazione (con una presenza femminile del 37,1%). Meno equilibrata la composizione per genere negli altri settori economici dei Servizi. Nel comparto industriale il rapporto di genere è di poco più di uno a cinque (21,6%), per arrivare a uno su 13 nelle Costruzioni (7,6%).

Più equilibrio di genere per liberi professionisti e imprenditori di cooperativa

Guardando alle diverse forme societarie, le imprenditrici operano soprattutto come titolari di imprese individuali e come libere professioniste. Le donne però arrivano a rappresentare più di un terzo solo tra i liberi professionisti (37,4%) e gli imprenditori di cooperativa (34%). Ancora più contenuta la presenza di donne nelle altre forme societarie fino a raggiungere il valore più basso nelle società di capitale (26%).
Rispetto al 2015, nel 2021 si osserva un incremento dell’incidenza di libere professioniste (+3,7 punti percentuali), lavoratrici autonome (+3,9 punti) e imprenditrici di cooperativa (+4.6) e un lieve decremento (-1,3 punti) di titolari di imprese individuali. Un maggiore equilibrio tra i due sessi si osserva tra i liberi professionisti del Nord-ovest, dove le donne rappresentano il 40,3% del totale a fronte del 33,3% delle regioni del Mezzogiorno. Anche tra i lavoratori autonomi la presenza femminile è significativamente diversificata tra le varie aree del Paese, ma resta sempre su livelli bassi che vanno dal 32,1 del Nord-ovest al 24,7% del Mezzogiorno. La situazione a livello territoriale si capovolge tra gli imprenditori di cooperativa: le donne rappresentano il 36,9% nelle regioni meridionali e il 31,9% nel Nord-ovest.

Laurea più diffusa tra le imprenditrici rispetto agli uomini

Il profilo per titolo di studio evidenzia che, in linea con quanto accade nella popolazione generale, anche tra le imprenditrici le donne hanno più frequentemente un titolo di studio più elevato degli uomini. Ha conseguito un titolo di studio terziario il 34,5% delle imprenditrici a fronte del 23,4% degli uomini. Nel segmento di imprenditori con titolo di studio terziario le donne rappresentano il 38,8%. Decisamente più sbilanciato il rapporto tra i due generi in presenza di un titolo di studio più basso (28,6% di donne tra quanti hanno conseguito un diploma e 24,7% tra quanti si sono fermati alla scuola dell’obbligo). La percentuale più alta di imprenditrici con elevato titolo di studio si ritrova tra i liberi professionisti (76,4% a fronte del 68,2% dei colleghi). Tuttavia il gap di genere è più elevato, superando i 20 punti percentuali, per i lavoratori autonomi tra i quali ha conseguito un titolo di studio terziario il 43,5% delle donne a fronte del 23,4% degli uomini. Le imprenditrici hanno un titolo di studio più elevato degli uomini in tutte le classi di età e settori di attività economica. L’entità del divario di genere è molto variabile: per le imprenditrici con 50 anni e più la differenza è di 4,5 punti percentuali (27,6% di laureate a fronte del 23,1% di imprenditori laureati); sale a 16-17 punti tra le 35-49enni e tra le 25-34enni. Guardando ai comparti, il divario di genere a favore delle donne è particolarmente evidente (la differenza in punti percentuali supera le due cifre) nei settori Istruzione (49% di laureate contro il 37,1% tra gli uomini) e nel settore di Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (37,8% contro 27,2%).

Cinese la cittadinanza più rappresentata tra le imprenditrici straniere

Le cittadinanze più rappresentate nell’imprenditoria femminile straniera sono quella cinese e quella romena che coprono rispettivamente il 30,8% e il 15,5% del complesso dell’imprenditoria femminile straniera (a fronte del 16,7% e 14,2% di quella maschile). Seguono, a grande distanza, le imprenditrici albanesi (4,1%) e ucraine (3,6%).
Analizzando nel dettaglio la composizione per genere, sebbene la componente straniera sia nel complesso marginale (4,9% tra le donne e 4,5% tra gli uomini), tra gli imprenditori stranieri si osserva una presenza femminile più corposa che tra gli imprenditori italiani. Le donne rappresentano il 29,7% degli imprenditori italiani e il 30,6% degli imprenditori extra-Ue operanti in Italia. L’incidenza sale al 42,5% tra gli imprenditori provenienti da Paesi Ue, grazie alla cospicua presenza femminile tra gli imprenditori rumeni.

Tra gli imprenditori con cittadinanza Ue, il migliore equilibrio di genere è trasversale alle classi di dipendenti: nelle imprese fino a nove dipendenti si delinea una situazione di quasi equilibrio con il 46,5% di presenza femminile. Considerando invece la sede dell’impresa, è nel Mezzogiorno che la componente femminile degli imprenditori Ue raggiunge il suo valore più elevato (62%), mentre si ferma su valori variabili tra il 40 e il 41% nelle altre ripartizioni. A determinare questo picco sono le nazionalità rumene e polacche che coprono il 61% dell’imprenditoria femminile Ue operante nel Mezzogiorno. Altro elemento degno di nota: le imprenditrici straniere extra-Ue hanno più frequentemente dipendenti rispetto alle italiane e alle imprenditrici con cittadinanze Ue. In particolare, operano più spesso in imprese fino a nove dipendenti: 48,1% a fronte del 20,7% delle italiane.
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