29 novembre 2018 ore: 12:10
Salute

"Sanità italiana inadeguata nella cura degli anziani"

I dati del Rapporto Oasi 2018 Cergas Bocconi. Critica la disponibilità di posti letto in strutture sanitarie per anziani non autosufficienti, pari nel 2015 a circa 302 mila a fronte di 2,8 milioni di persone che ne avrebbero necessità. Manca anche la continuità assistenziale dopo le dimissioni dall'ospedale
Corsia d'ospedale, sanità

MILANO - Gli anziani che vivono da soli sono in aumento, ma il Sistema sanitario nazionale non riesce a rispondere alle loro esigenze. Particolarmente critica è la disponibilità di posti letto in strutture sanitarie per anziani non autosufficienti, pari nel 2015 a circa 302 mila a fronte di 2,8 milioni di persone che ne avrebbero necessità. Il sistema fatica anche a garantire continuità assistenziale agli anziani a seguito di un ricovero: un over 85 su quattro viene ricoverato almeno una volta l’anno, con una degenza media di 11 giorni, ma solo il 16% di questi viene dimesso prevedendo qualche forma di continuità assistenziale. È quanto emerge dal Rapporto Oasi 2018 – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, presentato oggi alla Bocconi dal Cergas, il Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale. 

Nel 2017 il Servizio sanitario nazionale (Ssn), secondo il Rapporto Oasi curato da Francesco Longo e Alberto Ricci, ha segnato un lieve disavanzo contabile (282 milioni di euro, pari allo 0,2% della spesa sanitaria pubblica corrente), con le regioni del Centro-Sud che si dimostrano ormai virtuose quanto quelle del Nord. Il Lazio, per esempio, ha registrato un avanzo di 529 milioni e la Campania di 77. Nello stesso anno, la spesa del Ssn è aumentata dell’1,3% a 117,5 miliardi di euro, portando l’aumento medio, dal 2012 al 2017, allo 0,6% nominale annuo, equivalente a un aumento nullo se si tiene conto dell’inflazione. La spesa sanitaria italiana è pari all’8,9% del Pil, contro il 9,8% della Gran Bretagna, l’11,1% della Germania e il 17,1% degli Stati Uniti, con il Ssn che ne copre il 74%. Negli ultimi 5 anni, la quota di spesa sanitaria sul totale della spesa di welfare si è contratta dal 22,8% al 21,8%. 

Il principale indicatore di salute della popolazione, l’aspettativa di vita, rimane eccellente (82,8 anni al 2016), ma cresce meno che altrove, tanto che, dal 2010 al 2016, l’Italia è passata dal secondo al sesto posto al mondo nella classifica di longevità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Mentre i tassi di mortalità per tutte le maggiori malattie sono in declino, cresce la mortalità dovuta a disturbi psichici e malattie del sistema nervoso. Rimangono ancora piuttosto marcate le differenze territoriali: l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord, con la Calabria che si assesta a 52 anni e la provincia autonoma di Bolzano che arriva a 69. Fino al 2016, prima dell’introduzione di limitazioni legislative, anche la mobilità territoriale dei pazienti sulla direttrice Sud-Nord era in aumento. 

Le maggiori carenze del nostro Ssn sono quelle legate all'assistenza degli anziani. Nel 2017 il 32% delle famiglie è unipersonale (8,1 milioni di individui, di cui 4,4 milioni over 60) e il rapporto tra gli over 65 e la popolazione attiva, al 35%, è il più alto d’Europa. Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata di 1,3 milioni di persone (+11%). Nei prossimi 20 anni, infatti, il rapporto tra over 65 e popolazione attiva passerà dal 35% al 53%: oltre un "anziano" ogni due persone in età attiva. Questa evoluzione crea e creerà sempre più gravi disequilibri nei servizi socio-sanitari che, stima l’Osservatorio, oggi riescono a coprire solo il 32% del bisogno.

Dal punto di vista organizzativo, notano gli autori dell’Osservatorio, si fanno sempre più critiche le condizioni del personale del Ssn. Il blocco del turnover, che è stato utilizzato per anni come principale strumento della riduzione di spesa, fa sentire i suoi effetti: il 53% dei medici ha più di 55 anni e il numero dei candidati alle specialità mediche è più che doppio rispetto ai contratti finanziati. «Il problema è la scarsità di risorse per assumere e formare specializzandi, non la mancanza di medici», afferma Alberto Ricci. Nei profili di ruolo amministrativo, la quota di over 55 è del 44% e tra il 2006 e il 2016 il numero di under 35 si è ridotto del 64%.  In Italia il personale infermieristico è meno della metà rispetto alla Germania (5,6 infermieri ogni mille abitanti, contro 12,9) e a soffrire di più sono sempre le regioni del Sud: al 2016 la Lombardia registrava 9,6 dipendenti Ssn ogni mille abitanti, la Campania 7,3 e il Lazio 7,1. (dp)

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