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24 aprile 2015 ore: 09:59
Immigrazione

Immigrati: l'Ue triplica i fondi per Triton. Ancora ambiguità sull'accoglienza

Le conclusioni del vertice Ue. Questa iniezione di soldi (ma anche di mezzi e uomini) ha lo scopo di aumentare le possibilità di salvataggio e soccorso in mare pur all’interno di Frontex. Per quanto riguarda la missione per distruggere i barconi in Libia, sarà chiesta una risoluzione Onu
Sbarchi. Parte operazione Triton

BRUXELLES - Lo avevamo già anticipato ieri che l’operazione Triton andava assomigliando sempre più all’italiana Mare Nostrum, ma nessuno poteva prevedere che i fondi per la missione  Frontex di pattugliamento delle coste italiane fossero non solo raddoppiati ma addirittura triplicati per il 2015 e 2016 (così come triplicate saranno anche le risorse finanziarie per Poseidon, l’altra missione Frontex nel Mare Egeo). E questa iniezione di soldi (ma anche di mezzi e uomini) avrà lo scopo specifico di aumentare le possibilità di salvataggio e soccorso in mare pur restando all’interno del mandato dell’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue.
A conclusione del vertice straordinario dei ventotto capi di Stato e di governo voluto da Renzi, si è stabilito infatti che Triton,  arriverà ad avere a disposizione un bilancio annuale di 120 milioni di Euro, così come richiesto dal presidente della Commissione UE Juncker, quindi dieci milioni al mese. Come lo stesso Juncker ha dichiarato in conferenza stampa “Triton avrà fondi uguali  a Mare Nostrum”.

- Navi, aerei ed elicotteri. Un altro grande passo avanti è stato quello fatto in termini di assets messi a disposizione dell’operazione Triton dagli stati membri con navi, aerei, elicotteri e personale sia a terra che in mare. Dopo le dichiarazioni del Primo ministro inglese David Cameron, che - arrivando al vertice - aveva annunciato l’impiego nel Mediterraneo di una delle più grandi navi della marina di Sua Maestà, lunga 176 metri (che però agirà senza necessariamente limitarsi all’area di pattugliamento di Triton), altri tredici paesi UE più la Norvegia si sono già detti pronti a sostenere Triton e Poseidon con uomini e mezzi. Secondo i primi impegni dei leader al vertice, nei prossimi mesi potrebbero essere impiegati nelle operazioni Frontex in Italia e Grecia almeno sei aerei, dodici navi (di cui almeno tre per il pattugliamento in alto mare quindi più adatte al search and rescue), quattro elicotteri, una porta elicotteri e 146 uomini in più rispetto alle risorse già attualmente disponibili per Poseidon e Triton. Ovviamente tutti questi uomini e mezzi non verrebbero messi a disposizione in contemporanea e per l’intera durata delle due operazioni ma scaglionati nei prossimi mesi e secondo le necessità che Frontex, l’Italia e la Grecia esprimeranno.
Per capire la portata di un tale aumento di risorse, basti ricordare che attualmente Triton dispone di 4 aerei, un elicottero e sette imbarcazioni fra grandi e piccole.

Rispondendo ai giornalisti che chiedevano perché, a fronte di questo aumento di fondi e di mezzi, non si fosse anche cambiato il mandato e ampliata l’area di pattugliamento dell’operazione, il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha spiegato che discutere su un nuovo piano operativo di Triton avrebbe implicato mesi di trattative e non sarebbe servito ad affrontare l’attuale situazione di emergenza. Ma, ha sottolineato Tusk, Triton non avrà nessun problema nel condurre operazioni di ricerca e salvataggio quando ci sarà bisogno di intervenire, come richiesto dal diritto del mare.

Meno concreti invece i risultati del Consiglio europeo per quel che riguarda i progetti pilota di ricollocamento e reinsediamento rispettivamente dei migranti che sbarcano in Europa e dei profughi fatti venire direttamente dai paesi di origine. Sarà lasciato al libero arbitrio degli stati membri di decidere se e quanti migranti accogliere, e dalle conclusioni del vertice è stata stralciata anche la cifra di almeno cinquemila persone dapprima inserita come obiettivo minimo per il progetto pilota di reinsediamento.

Per quanto riguarda la missione di polizia (a carattere militare e con uso di intelligence) per distruggere i barconi in Libia, invece, sarà chiesta una risoluzione Onu per inquadrare l’operazione. Renzi ha incontrato, in un meeting multilaterale, la cancelliera tedesca Merkel, il premier francese Hollande e l’inglese Cameron, e ha chiesto a questi ultimi due di portare la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (la stessa cosa è stata chiesta alla Spagna che è, in questo periodo, un membro non permanente del Consiglio di Sicurezza Onu). L’Alto Rappresentante per la politica estera UE Federica Mogherini ha ottenuto il mandato per mettere a punto i dettagli tecnici dell’operazione, che probabilmente sarà guidata dall’Italia.

Un altro punto delle conclusioni del vertice ha riguardato la cooperazione con i paesi dell’Unione Africana, con cui sarà organizzato un vertice nei prossimi mesi a Malta. Stralciato invece quello che Renzi ha definito come inutile punto sulle campagne di informazione nei paesi di origine dei migranti. “E’ inutile dire di non partire a gente che vive in paesi  in cui gli tagliano la testa”, ha detto il premier.
“Questo vertice non è un successo italiano, ma è un grande successo dell’Europa - ha dichiarato Renzi - perché per la prima volta nella storia l’UE mette nero su bianco una strategia e va oltre il cordoglio e i fiori per le vittime dei naufragi in mare. Poi dovremo valutare nei prossimi mesi se quello che abbiamo deciso oggi porterà a risultati concreti”, avverte il presidente del Consiglio. “Il nostro lavoro deve continuare - ha concluso Renzi - ma senza una visione strategica ripescheremo sempre morti in mare”.

Il prossimo passo è la presentazione, da parte del commissario UE alle Migrazioni Avramopoulos, della sua agenda, una roadmap che conterrà le misure più a medio e lungo termine per gestire la questione dell’immigrazione verso l’Europa. Juncker, nella conferenza di chiusura del vertice, ha ipotizzato la presentazione di questa agenda per il 13 maggio. E il summit dei leader UE di giugno tornerà sulla questione immigrazione nel Mediterraneo. (Maurizio Molinari)

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