2 marzo 2019 ore: 11:57
Immigrazione

A "passo lento" sulle rotte dei migranti: viaggio lungo i confini d'Europa

Nel 2018 Matthias Canapini ha iniziato a inseguire le storie legate alle principali rotte di migranti che dal Medio Oriente all’Africa Sub Sahariana si snodano fino al cuore d’Europa, con lo scopo di riportare a casa, attraverso parole e immagini, le testimonianze di chi emigra e di chi opera sul campo
Matthias Canapini

Bihac, agosto 2018. "Hassan, 38 anni, racconta di essere stato picchiato dai poliziotti croati di guardia al confine. Nella fuga precipitosa è caduto a terra rompendosi il braccio sinistro in due punti". Foto: Matthias Canapini

Matthias Canapini
Matthias Canapini

FERMO - “Mi chiamo Matthias Canapini, sono nato a Fano (PU) nel 1992 e da circa sette anni tento di raccontare, con taccuino e macchina fotografica, storie legate a conflitti, migrazioni e tematiche sociali di vario genere, dal terremoto in Centro Italia ai campi sfollati in Siria”. Si presenta così nella piattaforma per la raccolta fondi Produzioni dal Basso, il giovane fotografo e scrittore fanese, che, quando può “viaggia qua e là in Italia e nel mondo”.

Balcani, Caucaso, Medio Oriente, Est Europa, Asia. Per due anni Canapini ha camminato lungo i confini d’Italia (da nord a sud) raccontando alcuni comitati cittadini in lotta contro la devastazione della propria terra, comunità appenniniche sconvolte dai recenti terremoti e squadre di Rugby che trattano temi come disabilità, malattie mentali, carceri e periferie. Da maggio 2018 ha iniziato a inseguire le storie legate alle principali rotte di migranti che dal Medio Oriente all’Africa Sub Sahariana si snodano fino al cuore d’Europa. Il progetto si chiama "Passaggi - lungo i confini d'Europa" e lo scopo - spiega il fotografo - è quello di muoversi a passo lento lungo i luoghi di passaggio (confini, campi profughi, agglomerati informali), per riportare a casa le testimonianze di coloro che emigrano, ma anche di coloro che operano direttamente sul campo, come medici, interpreti, cittadini e volontari. 

Il percorso è cominciato da Claviere e successivamente Ventimiglia “è proseguito a Udine, al passo del Brennero e di nuovo la rotta balcanica, dalla Bosnia alla Grecia (intrapresa al contrario rispetto al percorso Salonnico-Šid realizzato nel novembre 2015)”. Poi Calais, Lesvos, le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, per affrontare il viaggio via mare, tentando di raccontare anche il soccorso e seguire in presa diretta i “passaggi” nel Mediterraneo a bordo di qualche Ong indipendente.

Frontiera con l'Austria, luglio 2018. Foto: Matthias Canapini
Canapini - Brennero

Canapini si muove sondando il terreno, per capire poi “come strutturare l’itinerario o che storie far maggiormente prevalere sul mosaico di incontri”. Tra luglio e agosto 2018 ha scattato al confine fra Bosnia e Croazia, dove ai lati del sentiero illegale battuto dai migranti si stagliano da ambo le parti, campi minati. Ha immortalato la quotidianità all'interno del campo profughi di Viachori in Grecia. Ha raccontato il viaggio attraverso una valigia aperta alla frontiera con l'Austria, uno dei tanti oggetti che testimoniano il cammino sui sentieri. E ancora, un dettaglio del “muro di Orban", la barriera composta da ferro, filo elettrico e spinato, assemblato nel luglio 2015 lungo il confine tra Serbia e Ungheria, costruito per respingere i migranti in transito nei Balcani. 

Bihac, agosto 2018. "Hassan, 38 anni". Foto: Matthias Canapini
Canapini - Bihac

Non mancano i corpi, che testimoniano direttamente, un vissuto difficile da raccontare, come quello di Hassan 38 anni, che racconta “di essere stato picchiato dai poliziotti croati, di guardia al confine e nella fuga precipitosa è caduto a terra rompendosi il braccio sinistro". Per sostenere il viaggio è stata aperta una campagna di crowdfunding, a tutti i sostenitori sarà possibile accedere e condividere i vari materiali (stampa fotografica, sequenza di proiezioni ecc.) da divulgare anche nelle scuole o nei vari enti locali. (Slup)

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