3 ottobre 2018 ore: 10:06
Economia

Lotta alla povertà, il reddito di inclusione a Milano: più donne e meno stranieri

Mentre Roma discute di reddito cittadinanza, Milano mostra i dati sul Rei: 16 mila domande, 3.842 accettate. Cassuto: “Il 23%, la media nazionale è del 50, ma ci sono altre 4 misure comunali”. In Lombardia 18 mila famiglie beneficiarie. Alleanza contro la povertà lancia l'allarme: “Entro ottobre serve piano regionale”
Soldi, povertà SITO NUOVO

MILANO - Oltre 16 mila domande presentate, 3842 quelle accettate. Una rete di 180 Caf sparsi sul territorio e convenzionati con il Comune di Milano che fungono da punti di primo accesso e comunicano con Inps e servizi territoriali per individuare e gestire i beneficiari. I dati sulla regione invece parlano di 18.349 famiglie pari a più di 55 mila persone che nei primi sei mesi del 2018 hanno beneficiato del reddito di inclusione con un assegno medio da 269,29 euro.
“Un numero che è destinato ad aumentare visto ch il ReI oggi è misura universale” spiega Paola Gilardoni di Alleanza contro la povertà in Lombardia e segretaria regionale della Cisl, Infatti, in attesa di conoscere come e se verrà inglobato dalla nuova politica economica del governo il ReI, dal primo luglio per accedervi sono sufficienti le condizioni economiche e non più i requisti famigliari come la presenza di minori, disabili, donne in gravidanza o disoccupati sopra i 55 anni. Un passo in avanti su cui però in Lombardia pesa un grosso punto di domanda. Il Pirellone non ha ancora presentato il Piano regionale previsto dal decreto che introduceva la misura e se questo non avviene entro ottobre “queste famiglie non sottoscriveranno i progetti personalizzati – spiega Gilardoni – e si vedranno escluse dal reddito di inclusione”.

Mentre a Roma impazzano la polemiche sul reddito di cittadinanza, deficit e note di aggiornamento del documento di economia e finanza, Milano fa un primo bilancio di cosa ha funzionato e cosa meno sulle misure di sostegno al reddito. L'occasione è il 2 ottobre, alla Casa dei Diritti, per la presentazione del libro “Lottà alla povertà: i servizi al centro”, curato dall'economista dell'Istituto di ricerca sociale (Irs), Daniela Mesini, vicedirettore dell'Area politiche sociali e sanitarie del centro di ricerca. In via De Amicis una tavola rotonda di quattro ore con esponenti delle politiche sociali meneghine e lombarde oltre a rappresentati di Acli, Anci, Fondazione Cariplo, Caritas, Agenzia per formazione, orientamento e lacvoro (Afol) e Alleanza contro la povertà.

La fotografia di cosa è successo a Milano sul Rei la offrono Claudio Minoia, della Direzione politiche sociali, e Alessandro Cassuto dell'Ufficio interventi sostegno al reddito del Comune di Milano. Cassuto ha mostrato il modello organizzativo in città fatto di 180 Caf che per conto del comune fa le valutazioni su anagrafe, stato di famiglia, requisti famigliari, Isee, permesso di soggiorno e caricano infine la domanda all'Inps grazie a un sistema telematico REI-ICare. L'ufficio di sostegno al reddito si collega a sua volta e comunica periodicamente ai servizi sociali i nuovi beneficiari ammessi. I servizi sociali sono stati rinforzati con 16 unità di personale (8 assistenti e 8 amministrativi) proprio per rendere strutturale questo meccanismo. I progetti di reinserimento sono personalizzati, non a cascata, e questo permette per esempio attraverso l'analisi della storia lavorativa passata di capire chi può essere inviato al centro per l'impiego. Il beneficiario deve anche raggiungere degli obiettivi chiamati di “buona cittadinanza” (piani di rientro dalla morosità, garantire la frequenza e l'obbligo scolastico dei figli, comportamenti di prevenzione e cura del proprio stato di salute), altri detti di “inclusione sociale” (come interventi socio-educativi e di collaborazione fra scuola e famiglia) e da ultimi quelli di “inclusione lavorativa” (orientamento, formazione e misure di attivazione lavorativa come tirocini o borse lavoro). Questo per provare a sfuggire a un ricatto e a una tentazione perché come dice l'autrice del libro, Daniela Mesini, anche guardando al dibattito politico odierno: “Va ridimensionato l'approccio 'lavoristico' che immagina che tutti i poveri siano occupabili. La povertà non dipende solo da un problema lavorativo, ci sono tonnellate di letteratura che parlano di un mix di bisogni che la creano. Avere un lavoro non tutela sopratutto oggi dalla caduta in povertà e i working poor ne sono l'esempio”. Tanto che “nei paesi europei con schemi di reddito minimo pluridecennale come la Danimarca, i tassi di reingresso nel mercato del lavoro si aggirano intorno al 25 per cento, solo un quarto dei beneficiari”.

I numeri milanesi aggiornati a fine settembre offrono degli spunti: 16.494 domande, e 3.842 esiti positivi. “Un dato alto in assoluto, ma basso in proporzione – spiega Cassuto – il 23 per cento delle domande mentre la media nazionale è al 50 per cento”. Perché? “Poco filtro in entrata” dice il funzionario dell'ufficio sostegno al reddito a margine della discussione, anche se rimane “un dato uguale a quello del vecchio Sia (Sostegno per l'inclusione attiva NdR)”. A guardare i numeri ci sono anche un 64 per cento di domande respinte, altre terminate che si riferiscono ai beneficiari del Sia che hanno trasformato in ReI e concluso le mensilità, altre sospese da Inps perché da luglio sono decaduti i requisti famigliari.
La vera inversione di tendenza è su genere e nazionalità: 48,20 per cento femminile in aumento rispetto alla carta acquisti e agli interventi passati che di fatto raggiunge 51,80 per cento  della componente maschile. Diminuiti invece i richiedenti di origine stranieri, il 66 per cento, “mentre in passato i nuclei di origine straniera con figli minori rappresentavano stabilmente il 75 per cento delle richieste di interventi di sostegno al reddito” afferma il dirigente di Largo Treves. E aggiunge: “Questa è la prima misura a cui vengono indirizzate le persone in difficoltà con Isee sotto i 6000, ma se questa persona non ha i requisiti viene indirizzato a fare domanda per le 4 misure comunali alternative”. Parla dei nuclei con almeno un minore a carico, altri composti da uno o più adulti fra i 18-64 anni e con invalidità fino al 73 per cento, nuclei con almeno una persona con invalidità civile certificata oltre il 73 per cento, presenza di anziani sopra i 64 anni a carico e una misura straordinaria solo su segnalazione dei servizi sociali competenti. I dati su queste parlano 7.635domande complessive e 5.260 ammessi nel 2017 alle misure alternative. (Francesco Floris)

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