19 gennaio 2016 ore: 11:17
Non profit

L'Aquila, ricreare la vita di comunità: volontari aiutano anziani e donne sole

STORIE DI VOLONTARI. Sostegno psicologico, aiuti economici, assistenza domiciliare e attività per i bambini. Sono alcune delle azioni realizzate da Auser a favore di anziani e donne sole con minori che, dal 2009, vivono nei Map o nelle abitazioni del Progetto Case
L'Aquila terremoto - Signora anziana passeggia per la città

- L’AQUILA - Ricreare la vita di comunità. È l’obiettivo del progetto “Interventi integrativi della domiciliarità”, promosso dal comune dell’Aquila a partire dal 2014, e realizzato da Auser (capofila) e altre 5 associazioni del territorio nell’ambito della Rete locale per i servizi di prossimità costituita dall’amministrazione. “Il progetto si rivolge alle famiglie ad alto rischio di emarginazione e di esclusione sociale che abitano in zone degradate e prive di servizi e che, al disagio, cumulano anche le difficoltà economiche”, spiega Carlo Salustro di Auser. I beneficiari degli interventi sono stati, in particolare, anziani e donne sole con minori che vivono, dal 2009, nei Moduli abitativi provvisori (Map) e nei Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili (Progetto Case). “A causa del sisma, le piccole attività commerciali e artigianali di quartiere hanno subito un tracollo, alcuni hanno perso i locali mentre in tanti i clienti, che erano i vicini di casa – spiega Salustro – . Le persone, infatti, sono state trasferite nei Map o nel progetto Case, insediamenti intorno alla città ma lontane con il conseguente disagio economico, psicologico e sociale”. Sono 19 le famiglie che hanno ricevuto sostegno da parte dei volontari, per un totale di 57 persone, 7 le famiglie che hanno evitato lo sfratto. Dieci i volontari Auser che hanno coordinato e gestito le attività, 2 i tirocinanti della facoltà di psicologia che hanno partecipato al progetto insieme ad alcuni ragazzi in servizio civile. Attualmente interrotto, il progetto dovrebbe ripartire a breve, “vogliamo migliorarlo, raggiungere un numero maggiore di persone e calibrare gli interventi sui bisogni effettivi”, afferma Salustro. 

Sostegno economico, supporto empatico, aiuto domiciliare, collaborazione nel rapporto con i bambini. Sono alcuni degli interventi realizzati con il progetto “Interventi integrativi della domiciliarità”. Il metodo di lavoro prevede un primo incontro tra la persona e una equipe del progetto composta da uno psicologo e da un educatore dell’Auser. In quest’occasione si valutano i bisogni e si predispone un piano di prestazioni individuali, spesso domiciliari. Nei casi di difficoltà economica viene anche fatto un programma di aiuti alimentari, pagamento di utenze o affitto, acquisto di vestiario per i bambini. Inoltre, i volontari dell’Auser si occupano di impegnare i minori in attività ludiche e ricreative, di coinvolgere i disoccupati di lunga durata in iniziative di orientamento alla ricerca di un nuovo lavoro e di offrire supporto alle persone anziane nelle loro abitazioni. “Nel caso di un anziano solo, che viveva solo con la pensione di invalidità e senza riscaldamento, siamo intervenuti facendo la spesa – racconta Salustro – in un altro, una signora sola che aveva subito l’amputazione di una gamba e aveva bambini piccoli ha ricevuto aiuto in particolare con attività ricreative per i bambini”. 

I casi sono tutti molto diversi tra loro ma l’obiettivo è stato sempre quello di “non farli sentire dipendenti né da noi né dal comune”, conclude Salustro. Il progetto “Interventi integrativi della domiciliarità” è una delle buone pratiche raccolte nel volume “Il saper fare, viaggio nell’Italia della solidarietà, le buone pratiche dell’Auser” che sarà presentato il 20 gennaio a Roma presso la Cgil nazionale (sala Di Vittorio) in un incontro in cui saranno gli stessi volontari a raccontare la loro esperienza. (lp)

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