16 giugno 2017 ore: 10:15
Giustizia

Carcere. Cresce il numero dei detenuti iscritti all’Università di Bologna

Dai 25 del 2014 si è passati ai 40 del 2016. In 3 anni di attività sono 92 i detenuti coinvolti. Le discipline più diffuse: legge, agraria, lettere e scienze politiche. Basevi (responsabile polo universitario penitenziario): “Serve aiuto per attivare progetti di inserimento lavorativo all’uscita dal carcere”
Stefano G. Pavesi/Contrasto Carcere, detenuto legge dietro a grata

BOLOGNA - Cresce il numero di detenuti iscritti all’Università di Bologna: si è passati dai 25 iscritti dell’anno accademico 2014-2015 ai 40 del 2016-2017. In 3 anni di attività sono 92 i detenuti coinvolti nel progetto. I numeri sono stati diffusi da Patrizia Mondin, direttrice di Er.Go (l’azienda regionale per il diritto agli studi superiori) nel corso di un’audizione programmata dalla Commissione regionale Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità sul progetto del Polo universitario penitenziario attivato nella casa circondariale di Bologna. “Il progetto prevede un contributo economico di 400 euro, di cui 157,64 per gli adempimenti burocratici e 242,36 collegati al merito, per i singoli studenti – ha aggiunto Mondin – Non si tratta di una misura assistenziale ma viene valutato l’impegno dei detenuti coinvolti, negli anni 2014-2015 e 2015-2016 hanno ottenuto l’accesso al credito, collegato al merito, 20 detenuti”. Obiettivo del progetto è rendere il percorso di chi studia in carcere il più possibile lineare, con la possibilità di confrontarsi costantemente con i docenti, come ha spiegato Giorgio Basevi, responsabile del Polo universitario penitenziario, che ha fatto un appello ai componenti della commissione: “Abbiamo bisogno di aiuto, non di tipo economico, ma per facilitare ai detenuti la fase di inserimento lavorativo all’uscita dal carcere, chiediamo l’attivazione di progetti funzionali a questo scopo”. Le discipline di studio più diffuse sono giurisprudenza, agraria, lettere e scienze politiche. Nel progetto, ha fatto sapere Basevi, “sono coinvolti 70 volontari tra responsabili del corso di laurea, professori di ruolo che operano a titolo di volontariato, docenti in pensione e studenti che aiutano i detenuti a preparare gli esami”.

Enrico Aimi, consigliere di Fi, ha affermato di “aver spesso consigliato, in quanto avvocato, ai miei assistiti di intraprendere un percorso formativo in carcere” e ha indicato tre priorità applicabili al progetto: “Prevedere un’attività di proselitismo all’interno delle case circondariali per coinvolgere il maggior numero di detenuti, eliminare la tassa regionale per questa particolare tipologia di studenti e garantire l’accesso a lezioni registrate”. Mentre Francesca Marchetti del Pd ha sottolineato che, “si tratta di una buona prassi che vale la pena sviluppare, facendo particolare attenzione, per non lasciare soli questi ragazzi, alla fase post carcere, sia lavorativa sia formativa”. (lp)

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