3 settembre 2014 ore: 13:09
Economia

Povertà, i dati ufficiali della nuova social card: “Assegnate due su tre"

Il ministero del Welfare pubblica il primo bilancio sulla sperimentazione del Sia: 6.500 famiglie sulle 9.600 finanziabili in 12 città metropolitane (esclusa Roma) stanno ricevendo 334 euro al mese per un anno. Metà delle 17 mila domande hanno dichiarato almeno un requisito falso
Social card. Vecchietta con card

ROMA – Due su tre (circa il 68 per cento) delle “nuove social card” sperimentali sono state assegnate. È quanto fa sapere il ministero del Welfare che oggi ha pubblicato il primo bilancio della sperimentazione del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia), come è ormai ribattezzata ufficialmente questa misura: si tratta di 50 milioni di euro in totale, ai quali andranno ad aggiungersi altri fondi, che costituiscono al momento l’unico strumento presente in Italia (eccetto la social card tradizionale) in risposta alla povertà assoluta.

Dopo le polemiche sollevate dalle 12 città coinvolte, quelle con più di 250 mila abitanti, sui requisiti troppo stringenti della misura e le lentezze burocratiche che hanno determinato la pubblicazione delle graduatorie definitive (tranne per Roma) ad un anno dalla pubblicazione dei bandi, il ministero finalmente tira le prime somme.

I numeri dei beneficiari del Sia - Dati al 1°settembre 2014
Social Card - Tabella 4

Secondo i primi dati, sui 9.623 nuclei familiari beneficiari “potenziali”, pari al numero massimo di card assegnabili, nelle 11 città sono state ritenute idonee 6.899 domande (su 17.484 domande presentate) mentre i beneficiari sono 6.517 (a Catania gli idonei che non riceveranno la card per insufficienza di risorse sono 296, mentre per altri 86 idonei sono ancora in corso i controlli), per un totale di 26.863 persone in condizione di povertà. Ogni famiglia sta ricevendo una media di 334 euro mensili per un anno, cifra che oscilla a seconda della numerosità del nucleo e di altri parametri.

I calcoli però non tengono conto della sperimentazione a Roma, dove ancora si attende la graduatoria provvisoria. Nella capitale, infatti, sono state raccolte 8.266 domande e ad oggi 6.818 domande sono state inviate all’Inps per i controlli. I dati che giungeranno da Roma, però, hanno un’importanza strategica, visto che la capitale ha ricevuto più di un quinto dei 50 milioni stanziati per la sperimentazione. Alle restanti 11 città (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Torni, Venezia e Verona) sono andati complessivamente 38,2 milioni di euro di cui restano inutilizzati dopo le graduatorie definitive circa 7,8 milioni. Le prime erogazioni, intanto, sono già partite: 2.817 famiglie (il 43 per cento dei beneficiari) hanno già ricevuto le erogazioni da aprile, in seguito all’approvazione delle graduatorie provvisorie.

Che le somme stanziate dallo Stato per avviare la sperimentazione non fossero sufficienti a rispondere alla crescente povertà assoluta in Italia non è una novità, ma per rispondere alle tante critiche sollevate nell’ultimo anno in merito all’insufficienza delle misure di contrasto alla povertà, il ministero torna a ribadire che il Sia nasce come “sperimentazione” e in quanto tale con l’intento di rivolgersi ad un sottoinsieme ridotto della popolazione in condizione di bisogno. “Anche limitando la misura alle sole famiglie con figli minorenni e pur con requisiti economici molto stringenti (Isee inferiore a 3.000 euro e, in particolare, patrimonio inferiore a 8.000 euro) – spiega il ministero -, si poteva stimare che il numero massimo di beneficiari ammissibili data la disponibilità di risorse sarebbe stato molto inferiore rispetto a coloro in possesso di tali requisiti: si tratta in media di meno del 10 per cento, con una variabilità tra il 5 e il 20 per cento a seconda delle città; comunque molto lontano dal 100 per cento desiderabile per evitare code eccessive di domande impossibili da soddisfare”.

Il timore di sportelli comunali presi d’assalto dai poveri, però, ha finito per intaccare la riuscita della stessa sperimentazione. L’assalto non c’è stato e nella maggior parte delle città si è rischiato che il numero delle domande fosse anche meno delle card assegnabili. Una situazione paradossale che fortunatamente si è venuta a creare solo a Venezia, mentre a Catania il numero delle domande è stato sei volte superiore a quello che il budget concesso sarebbe riuscito a soddisfare. Per il ministero, le risorse stanziate hanno imposto un approccio “necessariamente prudente” nella raccolta delle domande, ma a posteriori ammette che anche la tempistica scelta non è stata felice. I bandi, infatti sono stati attivati durante l’estate, in un periodo di chiusura delle scuole, “elemento – spiega il ministero - che a posteriori va valutato di notevole rilevanza per la circolazione dell’informazione su una politica rivolta a famiglie con figli”. Palermo e Torino le città in cui si è rilevata una situazione ideale, col doppio delle domande rispetto al budget, “dimensione rivelatasi a posteriori ideale a individuare i beneficiari previsti dal programma, tenuto conto delle verifiche sul possesso dei requisiti, evitando al contempo code di esclusi ed eccessivi oneri amministrativi legati alle domande palesemente inammissibili”.

Dichiarazioni mendaci in metà delle domande. Dal report del ministero del Lavoro, inoltre, emerge un altro dato interessante. Sulle oltre 17 mila domande raccolte dai comuni (sono escluse le 8mila di Roma), oltre 10 mila non hanno superato il vaglio dei requisiti. Il programma sperimentale è stato immaginato molto rigoroso in termini di verifiche del possesso dei requisiti – spiega il ministero -, ritenuto elemento cruciale al successo di uno schema di reddito minimo in un paese come l’Italia ad elevata economia sommersa e visto peraltro l’elevato numero di frodi in precedenti sperimentazioni”. Per tale ragione, il ministero ha deciso di avviare un sistema di controlli incrociati, uno sforzo considerato “necessario e imprescindibile”. Dal report, infatti, emerge come “in tutte le città almeno il 50 per cento delle domande (con punte quasi dell’80 per cento a Catania e Firenze) risulta relativo a situazioni in cui almeno un requisito non è posseduto, contrariamente a quanto dichiarato dal cittadino. Evidentemente le possibili conseguenze penali non sono sufficienti a contenere il fenomeno delle dichiarazioni mendaci”.

Escludendo Roma, che con ogni probabilità utilizzerà tutti gli 11 milioni messi a disposizione, secondo il ministero “la gran parte delle città ha impegnato tra la metà e i due terzi del totale delle risorse. Catania, Palermo e Torino esauriranno subito il budget disponibile”. Tuttavia, tiene a precisare il ministero, non sono stati i requisiti stringenti a determinare il mancato esaurimento delle risorse messe a disposizione. “Le ragioni sembrano da rinvenire nel relativamente basso numero di domande, ovvero, in quel fenomeno noto nella letteratura di settore come basso take-up, legato alla scarsa conoscenza delle misure disponibili, stigma, etc. Da approfondire in particolare i casi di Firenze e Venezia, dove si spende tra un quarto e un terzo delle risorse a disposizione”. Le risorse, aggiunge il ministero, rimarranno comunque sui territori per la seconda fase della sperimentazione e l’ipotesi allo studio è quella di esaurire le stesse non più con dei bandi, ma valutando le domande agli sportelli comunali nel momento in cui arrivano. Ipotesi che potrebbe riguardare non soltanto le risorse inutilizzate in questa prima parte del sperimentazione, ma anche le ulteriori risorse già stanziate per l’allargamento della misura a tutto il territorio nazionale. (Giovanni Augello)

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