13 marzo 2014 ore: 12:27
Salute

Anoressia e bulimia, crescono le associazioni di auto-aiuto tra genitori

Da nord a sud, quasi sempre al fianco dei centri di cura, si moltiplicano i gruppi di familiari: per contenere l’ansia, ma anche per sostenere i percorsi terapeutici, la conoscenza e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare
Giornata nazionale Anoressia 2014. Piatto quasi vuoto

ROMA – Accanto alle ragazze malate, prese nella rete autodistruttiva dei disturbi del comportamento alimentare - i più noti sono anoressia e bulimia, termini che oramai non ce la fanno più a descrivere e contenere fenomeni complessi e “multifattoriali” -, accanto alle ragazze ci sono loro, i genitori. A cercare di arginare la malattia e i suoi sintomi, a contenere il dolore, ad agevolare la comprensione del problema per i fratelli, a cercare di capire. I familiari delle ragazze e dei ragazzi con Dca si strutturano sempre più in associazioni e gruppi di auto-aiuto, nati dalla necessità di supporto e confronto costanti. Associazioni di genitori sono nate in questi anni al fianco dei percorsi riabilitativi e degli specialisti, presso centri e strutture dedicate. A Genova l’associazione “Mi nutro di vita” è impegnata, tra l’altro, a portare avanti l’istituzione per legge di una Giornata nazionale (il 15 marzo) dedicata ai disordini alimentari. A Portogruaro i genitori hanno scelto la fenice, l’uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, come nome della loro associazione. Dal Veneto sono fiorite tante altre esperienze con lo stesso nome (dal Friuli alla Basilicata), tutte onlus che portano ai loro componenti e ai territori in cui vivono la possibilità di conoscere cosa sono questi disturbi, come affrontarli, come vincerli magari, come stare accanto ai figli. Mettendo in rete, organizzando convegni, costruendo ponti, dandosi sempre ulteriori sfide.

“L’associazionismo rappresenta un modello partecipativo dei più significativi e diretti - spiegano dalla Fenice onlus di Chiaromonte (Potenza) - può dare suggerimenti e proposte migliorative sul piano globale degli interventi a favore delle persone a loro vicine e affette da qualsivoglia disagio, ma può anche stimolare e attivare una cultura di riferimento territoriale sulle problematiche. Rappresenta una significativa parte di un sistema di rete interattiva che può promuovere azioni sociali per contenere e favorire la risoluzione di condizioni morbose pregresse e attuali dello specifico disagio”.

E gli incontri di mutuo-aiuto per familiari sono diventati una costante: “La finalità dell’attività è di fornire la possibilità di condividere le difficoltà che si incontrano ogni giorno nel gestire un familiare con queste problematiche” viene spiegato dalla Fenice onlus di Portogruaro, dove con cadenza quindicinale è prevista anche la presenza di una psicologa per facilitare le interazioni all’interno del gruppo.

A Todi al fianco dei percorsi riabilitativi residenziali di palazzo Francisci c’è da qualche anno l’associazione “Mi fido di te”: “Il nome che abbiamo scelto richiama a un atto di fiducia, di solidarietà – dicono i genitori - fidarsi è affidarsi in un'alleanza terapeutica e d'intenti che unisca gli esperti del settore ai pazienti e alle loro famiglie”. L’associazione si impegna a “fare da ponte tra i pazienti, le famiglie e i servizi per poter garantire risposte efficienti e sensibili alle richieste sempre mutanti che un disturbo così insidioso pone”.

Proseguono i familiari: “Si iniziano viaggi della speranza alla ricerca di risposte efficaci, shopping terapeutici che non fanno che aumentare l'incomprensione di tale fenomeno. Il nostro intento è di non lasciare più nessuna famiglia isolata,di costituire una rete di comunicazione e relazione in grado di garantire il massimo dell'informazione e della risposta. Abbiamo bisogno della fiducia e del sostegno di tutti per far progredire un'idea di cura che sostenga la sofferenza orientandola verso l'alleanza con il mondo”.

L’associazione “Mi fido di te” supporta anche la conoscenza della patologia: anche con il suo patrocinio si organizza, l’11 aprile nella sala del Consiglio comunale di Todi, il convegno “Pensare il corpo. Neuroscienze e disturbi del comportamento alimentare”. Si indagherà del rapporto tra cervello e disordini alimentari e su nuove applicazioni terapeutiche, con l’intervento di Bryan Lask professore emerito di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza presso St. Georges University of London. (ep)

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