4 giugno 2015 ore: 14:01
Salute

Bambini che rifiutano il cibo: per uno su 4 sedersi a tavola è stressante

Secondo la Sip, Società Italiana di Pediatria, si tratta di un comportamento che a lungo andare può sfociare in un disturbo alimentare. La fascia di età più interessata è quella tra i 3 e 6 anni
Disturbi alimentari, piatto con micro alimenti

Roma - E’ una esperienza comune a molti genitori: spesso i bambini non vogliono mangiare e vanno rincorsi con il piatto. In alcuni casi, però, questo comportamento può essere il campanello d’allarme di un disturbo alimentare. A dirlo è la Sip, Società Italiana di Pediatria, durante il congresso nazionale che si tiene a Roma fino al 6 giugno. Per il 25% dei bimbi sotto i sei anni, infatti, sedersi a tavola è uno stress e, anche se nella maggior parte dei casi il problema si risolve con poche semplici regole, ci possono essere situazioni più gravi che sfociano nei cosiddetti Nofed (Non-Organic Feeding Disorders).

“La forma più frequente di questa condotta alimentare”, spiega Claudio Romano, pediatra dell’Università di Messina, “è costituita dai ‘picky eaters’, bambini che hanno in media delle ridotte assunzioni spontanee di alimenti nel corso della giornata e che non provano alcun piacere a tavola.  La fascia di età più interessata è quella tra i 3 e 6 anni”. I genitori in molti casi adottano dei comportamenti sbagliati. “Pur di assicurare una alimentazione adeguata sono disposti a tutto: offrono il latte di notte durante il sonno o assumono un atteggiamento persecutorio nei confronti del bambino che associa il cibo a forzature, consentono distrazioni durante il pasto, come ad esempio guardare la televisione. Il bambino, invece, deve consumare il cibo seduto a tavola”.

I primi problemi possono nascere già dallo svezzamento, un momento che genera panico nei genitori, ma secondo Romano più che affidarsi a metodi trovati sul web o consigliati dalle amiche, è sufficiente una semplice regola. “Il rischio può essere ridotto offrendo prima dei nove mesi anche alimenti dal forte gusto come pomodoro ed agrumi. Dal decimo mese in poi possono mangiare gli stessi cibi degli adulti, rispettando però i gusti del bambino. Uno svezzamento troppo lento, invece, può favorire il rifiuto verso i pasti”. Bisogna preoccuparsi invece quando i bambini iniziano a soffrire di disturbi gastrointestinale come il vomito, la diarrea ma anche l’arresto della crescita o la perdita di peso. Anche la presenza di un ritardo dello sviluppo psicomotorio (linguaggio, deambulazione), possono essere associati ad un disturbo del comportamento alimentare. 

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