14 giugno 2020 ore: 09:00
Giustizia

"Formare le forze dell'ordine alla nonviolenza": il caso Floyd riapre il dibattito

di Francesco Spagnolo
Le proposte del movimento nonviolento: serve una legge per promuovere la conoscenza e l’addestramento all’uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza. Lettera alla presidente Casellati
Foto_movimento_nonviolento

L’uccisione di George Floyd, l’uomo afroamericano morto durante un arresto violento da parte di un agente di polizia di Minneapolis (Minnesota), ha aperto negli Stati Uniti un dibattito sull’opportunità di ridurre drasticamente i budget locali e federali destinati alle forze dell’ordine, nonché sull’uso della violenza nelle operazioni di polizia. “L'orrenda morte di Floyd – hanno scritto sul New York Times lo scorso 4 giugno quattro membri della task force che l’ex presidente Barack Obama aveva voluto istituire già nel 2015 per riformare le forze dell’ordine - ha dimostrato plasticamente di cosa si sono lamentati per decenni le persone nelle comunità di colore in tutto il paese: l'uso palese della forza eccessiva e mortale da parte della polizia”. Le proposte avanzate su questo tema sono ampie; la stessa riduzione dei fondi non sarebbe fine a se stessa, ma servirebbe a spostare quelle risorse su interventi di altro tipo, come ad esempio sull’assistenza sociale e sulla prevenzione del disagio.

Sulla scia di questa discussione, Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, ha scritto lo scorso 10 giugno alla Presidente del Senato, sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati, per invitare il Parlamento a legiferare affinché anche in Italia le forze dell'ordine siano adeguatamente formate alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza”. “La tragica morte di George Floyd – spiega Sini - ed altre analoghe terribili vicende avvenute di questi giorni confermano una volta di più la necessità che tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine siano formati al rispetto dei diritti umani. Già più volte nel corso degli ultimi vent'anni sono state presentate proposte di legge in tal senso sottoscritte e sostenute da parlamentari dei diversi schieramenti politici; sarebbe opportuno che quel percorso fosse ripreso e portato a buon fine”.

"Nell’ambito dei movimenti nonviolenti italiani da tempo si lavora e si sperimenta in questa direzione”, ci ricorda Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento, che a questo tema ha dedicato nel 2015 e nel 2016 due numeri monografici del suo mensile “Azione Nonviolenta”. Nel 2016 si tiene a Livorno il 29 aprile anche il Convegno “Nonviolenza e forze dell’ordine”, promosso dal Centro Studi Nonviolenza del Movimento Nonviolento e dal sindacato di Polizia Silp-Cgil della Toscana. “Già nel 2001 – prosegue Valpiana -, dopo la tragedia delle violenze con esiti anche letali in occasione del G8 di Genova, accogliendo una proposta proprio del ‘Centro di ricerca per la pace’ di Viterbo numerosi parlamentari di tutte le forze politiche presentarono un disegno di legge che proponeva la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’addestramento all’uso delle risorse teoriche e pratiche della nonviolenza. Una proposta di legge ‘per’ e non ‘contro’; una proposta di legge utile alle forze dell’ordine, utile alla legalità, utile alla sicurezza pubblica ed al rispetto e alla promozione dei diritti umani". Altre iniziative legislative arrivarono nel 2014, mentre è di due anni fa quella più recente, fatta dalla senatrice Loredana De Petris (LEU) che ha presentato il 21 marzo 2018 la proposta di legge su “Norme per l'inclusione della conoscenza e dell'addestramento all'uso delle risorse della nonviolenza nell'ambito dei percorsi didattici per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia” (S.77), assegnata alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali), ma la cui discussione non è mai iniziata.

Sini nella sua lettera alla Presidente Casellati ricorda come “attualmente le forze dell'ordine in Italia sono articolate in diversi corpi, con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale situazione si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi. Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi è e deve essere il riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si incardina tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si basa il nostro ordinamento giuridico. E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come l'Italia, la funzione dello Stato preposta all'ordine pubblico è vincolata all'affermazione della legalità, alla difesa della democrazia, alla promozione della sicurezza, dell'incolumità e dei diritti delle persone che nel territorio italiano si trovino”.

Su questi temi ha recentemente avanzato delle proposte anche la Campagna per “Un’altra Difesa è possibile”, che ha ripresentato nei giorni scorsi in Senato una Petizione popolare per una serie organica di disposizioni in materia di Difesa civile non armata e nonviolenta e per l'istituzione di un apposito Dipartimento che la gestisca, promuova e studi. Per sostenere quest’ultimo, la Campagna chiede che “le spese sostenute dal Ministero della Difesa relative all’acquisto di nuovi sistemi d’arma siano ridotte in misura tale da assicurare risparmi pari ad almeno 100 milioni di euro”. Si propone anche che si possa destinare una quota pari al sei per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche “all’incremento della copertura delle spese di funzionamento del Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta ed al finanziamento delle attività dei Corpi Civili di Pace e dell’Istituto di ricerca sulla Pace e il Disarmo”. “La nostra proposta chiede di fare soprattutto una salto culturale– ci dice Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo tra le promotrici della Campagna –. Vorremmo infatti che si usasse sempre meno il termine ‘sicurezza’, che avoca un atteggiamento chiuso, e sempre di più quello di ‘salvaguardia’ delle persone, dei loro diritti, dello stessa natura”.

“Sebbene nel corso degli anni in varie realtà locali d’Italia – da Milano a Palermo – si siano sperimentate nelle polizie locali e nazionali attività di formazione alla nonviolenza – conclude Valpiana -, l’esigenza di un atto normativo nazionale che promuova ovvero istituisca per le forze dell’ordine l’acquisizione di una specifica conoscenza teorica e di uno specifico addestramento pratico alla nonviolenza si pone ancor oggi come una ineludibile urgenza  In altri paesi questa formazione degli operatori di polizia alla nonviolenza è una realtà dal secolo scorso. In Italia è una necessità da realizzare al più presto”.

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