22 ottobre 2001 ore: 17:19
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La ''Buona novella'' di De Andrè va in scena a Milano. Alla prima Emergency racconta il dramma dei profughi

MILANO - E' andato in scena al teatro Smeraldo "La buona novella", lo spettacolo tratto dall’omonimo cd (ma una volta si chiamava "33 giri"...) del grande cantautore genovese Fabrizio De André, che, prodotto dal Teatro dell’Archivolto, ha esordito nella terra natale di De André, al Gustavo Modena di Genova, prima dell’estate, e che ora ha iniziato la sua tourneé. Sotto la regia teatrale di Giorgio Gallione, direttore artistico dell’Archivolto, e quella musicale del compositore Carlo Boccadoro, che hanno saputo rivedere con una drammaturgia delicata e fluida uno dei dischi più belli di De André (una sorta di unica, continua che si snocciola lungo dieci canzoni), i principali interpreti dello spettacolo sono uno scatenato Claudio Bisio, che prima fa Giuseppe, per cui “fa il tifo”, e poi, in parte, Gesù, una bellissima e ieratica Leda Battisti, che interpreta Maria giovane e un’intensa Lina Sastri, che recita Maria adulta.
I tre mattatori dello spettacolo, però, oltre a cantare le più belle e famose canzoni di De André (da “L’infanzia di Maria” a “Via della croce”, da “Tre madri” al “Testamento di Tito”), recitano brani scritti dal cantautore e mai incisi o rimasti dimenticati nelle parti “parlate” del disco (la cui data di uscita risale al 1970), accompagnati dai bravissimi e ben amalgamati co-protagonisti: l’Ensemble musicale “Sentieri Selvaggi” e al gruppo “a cappella” Voci Atroci. Lo spettacolo, in cartellone al teatro Smeraldo per tre giorni e presto in molte città d’Italia, garantisce dunque grandissimi emozioni ed è stato salutato dai lunghi applausi del pubblico che, alla prima, sventolava sciarpette bianche distribuite dall’associazione Emergency, da anni attiva in Afghanistan per curare i bambini feriti e mutilati dalla guerra, e che era presente allo Smeraldo con un proprio banchetto. Presenza che Bisio ha voluto ricordare, alla fine dello spettacolo, stabilendo così una sorta di ponte ideale tra le sofferenze e i dolori della Palestina ai tempi di Gesù e quelli del modo di oggi. D’altronde, scriveva De André, “Perché riproporre La Buona Novella? Perché, per i tempi in cui è stata scritta, si è trattato di un discorso, a parer mio, rivoluzionario”.(Ettore Colombo)
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