16 novembre 2016 ore: 12:04
Immigrazione

Sbarchi, i laici comboniani: "A Palermo trattamento disumano per i migranti"

L'associazione denuncia che "l'esigenza ritenuta prioritaria di dover procedere all'identificazione con il fotosegnalamento ha messo in secondo piano l'aspetto umanitario del prendersi cura". Durante l'ultimo sbarco alcune persone sono dovute rimanere per 30 ore nella nave in attesa delle operazioni e alcuni magrebini e libici sono stati poi abbandonati a se stessi con il foglio di espulsione
Migranti. seduti a terra dopo lo sbarco

PALERMO - Quasi 30 ore nella nave in attesa di poter sbarcare: è accaduto a un ampio gruppo di migranti, magrebini e subsahariani, arrivati lo scorso 7 novembre al porto di Palermo. A manifestare indignazione è la comunità dei laici comboniani che da sempre è nella rete delle associazioni che presta assistenza primaria ai profughi che arrivano in città. In particolare, la comunità dei comboniani si è appellata al sindaco Orlando e all'arcivescovo di Palermo Lorefice affinchè possano interagire con le istituzioni competenti per garantire i diritti umani. In particolare, a subire le lunghe ore di attesa al porto sono stati 247 marocchini e alcuni libici che dopo essere stati identificati il secondo giorno dopo l'arrivo sono stati poi abbandonati per la strada soltanto con un foglio di espulsione dall'Italia. 

"Il trattamento riservato ai migranti nell'ultimo sbarco è stato disumano - sottolinea il laico comboniano Alberto Biondo -. Soprattutto l'accanimento maggiore è avvenuto nei confronti di 247 marocchini e di una donna incinta e alcuni libici che sono stati letteralmente abbandonati a loro stessi. Sicuramente da parte delle istituzioni preposte (marina militare, prefettura e questura) ci saremmo aspettati un'attenzione maggiore nei confronti di persone già fortemente provate dal viaggio. Purtroppo l'esigenza ritenuta prioritaria di dovere procedere all'identificazione con il fotosegnalamento ha messo in secondo piano l'aspetto umanitario del prendersi cura dell'altro che invece dovrebbe essere prevalente a garanzia dei diritti umani della persona da qualsiasi paese provenga. Molti migranti dalle 7 del lunedì mattina alle 13 del giorno successivo, per quasi 30 ore, hanno atteso sfiniti che si completassero tutte le procedure di polizia nei loro confronti. Anzichè fare trascorrere la notte in nave all'aperto sotto il vento e la pioggia sarebbe bastato farli scendere per metterli sotto dei gazebi, farli sedere su delle panche oppure montare sulla nave stessa i gazebi come è avvenuto in altre città per proteggerli dalle intemperie". 

"In particolare, intorno alle sei del primo giorno di sbarco, verificando che i migranti - continua Alberto Biondo - erano già particolarmente stanchi e tesi il comandante della nave aveva fatto scendere dalla nave un gruppo di 50 marocchini. Scelta che è stata subito dopo bocciata dalla questura che, per motivi di sicurezza, li ha costretti a risalire di nuovo in nave. Il fatto che le persone in questione fossero dei magrebini non significa che il trattamento nei loro confronti doveva essere per motivi di sicurezza discriminatorio e disumano rispetto ai subsahariani. Abbiamo visto persone stanchissime e infreddolite tanto che in serata, autorizzati dalla prefettura, come associazione abbiamo portato loro salendo in nave cibo, coperte termiche e scarpe. A rimanere la sera sul posto è stato anche il presidio sanitario dell'Asp pronto ad intervenire in caso di necessità. Anche da parte dell'Asp però ci aspettiamo una presa di posizione nei confronti di questo sistema. Alla fine del secondo giorno il numeroso gruppo di magrebini con un foglio di espulsione è stato lasciato a vagare per la città. Il gruppo che ha poi trascorso la notte per strada è stato assistito alla stazione centrale da noi, dal centro Astalli e da altri volontari. Pertanto chiediamo per il futuro all'arcivescovo Corrado Lorefice e al sindaco Leoluca Orlando di intervenire affinchè questo tipo di trattamento non avvenga più. In questo modo non si è messo in pratica quanto scritto nella Carta di Palermo come città dell'accoglienza. Fino a ieri i profughi erano ancora a Palermo mentre oggi sono ormai quasi tutti partiti. Ricordiamoci che, oltre ai magrebini e i minori non accompagnati ospitati nei centri, anche 600 subsahariani per completare le operazioni di foto-segnalamento sono stati costretti a trascorrere la notte al porto o in questura. Adesso che l'inverno è alle porte prendiamo pertanto nettamente le distanze da un sistema organizzativo che non si può più accettare e che purtroppo serve, nel caso dei magrebini, soltanto a fare crescere il popolo degli invisibili".  

"Sulla vicenda dei cittadini stranieri espulsi dopo il loro sbarco a Palermo e che da alcuni giorni sono stati costretti a vagare in città assistiti da alcuni volontari e dalle associazioni, questa è la conferma della follia dell'attuale sistema voluto dall'Unione Europea che dimostra ogni giorno di più di essere - ha detto il sindaco Orlando -, inutile, inapplicabile e soprattutto inumano perché pretende di dividere gli esseri umani per categorie. Ancora una volta si conferma che l'unica soluzione possibile, portatrice di arricchimento sociale, culturale ed economico per tutti è quella dell'abolizione del permesso di soggiorno e del riconoscimento al diritto alla mobilità come diritto umano inalienabile". (set)

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