29 novembre 2002 ore: 16:49
Salute

Prossima udienza il 4 febbraio. Per l'Api è ''strage di Stato'' ma il Ministero si è costituito parte civile

TRENTO - "Mentre gli imputati, tutti assenti, temporeggiano ed ottengono rinvii e stralci, la malattia non perde tempo: i morti per aids ed epatite ad oggi sono 1372. Il processo avviato oggi riprenderà quindi il 4 febbraio 2003: per quella data non ci saranno all'appello e non saranno solo gli imputati ma i malati ai quali la morte non concederà loro dei rinvii”.
Ad affermarlo è Angelo Magrini, presidente dell’associazione italiana politrasfusi, in occasione della riapertura del processo che vede coinvolti come imputati nomi eccellenti della sanità italiana. ”Il 21 gennaio 2003 a Trento si aprirà il processo per l'epidemia dolosa – continua Magrini -. Chi ancora non lo ha fatto, faccia sentire la sua voce, partecipi al processo, chieda i danni ai responsabili”.
E conclude: “Chiediamo con forza nella giornata mondiale per la lotta all'Aids che tutti s'impegnino a dare delle risposte a quanti per cause del sangue infetto hanno contratto il virus dell'Aids e che lo stato provveda a dare ampia diffusione alla legge 210/92 e successive modifiche e alla sicurezza del sangue e dei suoi derivati”.
Intanto, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile, benché l’associazione continui a definire quella accaduta una “strage di stato”. Quanto alla motivazione della costituzione, si legge: “Al fine di esercitare l'azione civile per ottenere, nei confronti degli imputati in solido, il risarcimento dei danni materiali e morali subiti nella veste di Amministrazione statale istituzionalmente preposta alla cura ed alla tutela della salute pubblica, intesa come interesse della collettività costituzionalmente protetto ai sensi dell'art. 32 Cost., nonché della sua qualità di soggetto pubblico tenuto al pagamento degli indennizzi di cui alla legge 210/92, in conseguenza dei gravi fatti ascritti agli imputati medesimi nel decreto di rinvio a giudizio, pronunciato dal GUP presso il Tribunale di Trento; danni materiali e morali che sin d'ora si indicano in una somma complessiva non inferiore a 55.000.000,00 (cinquantacinquemilioni) di euro”.