23 gennaio 2015 ore: 10:49
Economia

“Adottare il salario vivibile elaborato dall’Istat”. Le richieste di Abiti Puliti al governo

Dopo l’indagine sul calzaturiero, la campagna italiana chiede al Governo di “promuovere l’azione di un salario vivibile”. E sui sindacati: “Proteggere la loro attività sui luoghi di lavoro”
Fabbrica di vestiti. Stanza disastrata

ROMA – “Adottare il salario vivibile elaborato dall’Istat come base minima di calcolo degli oneri sociali”. E’ quanto chiede al governo la campagna Abiti Puliti all’indomani dell’indagine sulle condizioni salariali esistenti nel settore abbigliamento e calzature in Italia. La ricerca ha elaborato un documento di 15 richieste, tra cui “promuovere l’adozione di un salario vivibile a livello europeo quale riferimento statistico valido per ogni paese dell’Unione e recepire nella legislazione italiana i Principi Guida delle Nazioni Unite e di emanare una norma che renda obbligatoria e pubblica la verifica del rispetto dei diritti umani e del pagamento del salario vivibile, lungo tutta la propria catena di forniture, per le imprese italiane operanti all’estero e per gli investitori esteri operanti in Italia dove molti marchi internazionali hanno collocato fasi produttive importanti”.

Campagna abiti puliti - interna

Tra gli altri punti si chiede di “promuovere l’adozione di un provvedimento legislativo che obblighi le imprese operanti in Italia a pubblicare un bilancio sociale comprendente la lista completa dei propri fornitori, le politiche aziendali assunte per verificare il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, compreso il pagamento di un salario vivibile, e i risultati delle verifiche effettuate, in ottemperanza alla direttiva europea approvata dal parlamento Ue il 15 aprile 2014 sulla pubblicazione di informazioni non finanziarie in materia di diritti umani e impatti sociali delle attività produttive lungo l’intera catena di fornitura; favorire gli acquisti pubblici da imprese che rispettano i diritti umani rendendo obbligatorio il rispetto delle Linee guida per l’inserimento di criteri sociali nei bandi di gara della Pubblica amministrazione (D.M. 6 giugno 2012) e di inserire fra i criteri di fornitura di beni e servizi alla PA l’obbligo di rispetto del salario vivibile differenziando i metodi di calcolo a seconda che si tratti di prodotti nazionali o esteri, corrispondendo prezzi adeguati a garantirne l’effettivo pagamento; rafforzare l’attività dell’Ispettorato del lavoro per aumentare la capacità pubblica di controllo e favorire l’emersione del lavoro nero e illegale presente nel paese”.

In merito all’azione dei sindacati, la campagna Abiti Puliti chiede di “proteggere l’attività sindacale sui luoghi di lavoro e rafforzare le tutele dei lavoratori contro le discriminazioni per attività sindacale e di considerare gli accordi salariali peggiorativi come forme di dumping contrattuale e concorrenza sleale fra le imprese da disincentivare”. E infine si chiede di “modificare le politiche e le attuali leggi sull’immigrazione che favoriscono l’afflusso di manodopera migrante dove si produce, per rompere il meccanismo che oggi lega la clandestinità al lavoro nero e quindi allo sfruttamento e alle condizioni inumane”. 

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