16 maggio 2018 ore: 14:46
Economia

“Ali per il futuro”, contrasto alla povertà educativa per 160 famiglie con bambini

Il progetto di cui è capofila la cooperativa Società Dolce di Bologna è uno dei 14 selezionati dal bando Prima infanzia finanziato dall’impresa sociale Con i bambini. Sarà realizzato a Bologna, Firenze, Parma, Valle d’Aosta, Livorno, Foggia e Monopoli. Domande entro il 30 giugno
Povertà educativa, bambino scrive

BOLOGNA –  Accesso a costo zero a servizi educativi 0-6 anni, offerta di servizi socio-sanitari e di accompagnamento al lavoro, sostegno alla genitorialità e al benessere psico-fisico dei bambini. È quanto prevede “Ali per il futuro”, il progetto promosso dalla cooperativa sociale Società Dolce in partnership con diversi soggetti sul territorio nazionale (cooperative, università, enti di ricerca e di formazione, associazioni e agenzie per il lavoro) per contrastare la povertà educativa minorile attraverso la costruzione di un percorso familiare personalizzato per le famiglie con minori che vivono in situazioni di povertà e a rischio di svantaggio sociale. “Il primo obiettivo è fare in modo che le difficoltà dei genitori non si trasferiscano sui figli – ha detto Pietro Segata, presidente cooperativa Società Dolce – Il rischio infatti è che le difficoltà si traducano in mancate opportunità per le future generazioni”. Il progetto è uno dei 14 selezionati a livello nazionale all’interno del bando Prima infanzia dell’impresa sociale Con i bambini, beneficia di un finanziamento di 2,5 milioni di euro e sarà realizzato nelle aree metropolitane di Bologna e Firenze, a Parma, Livorno, in Valle d’Aosta, Foggia e Monopoli. “La povertà educativa è la privazione della possibilità di aspirare a un futuro migliore, il nostro interesse è invertire la rotta”, ha detto Caterina Segata, responsabile del progetto per la cooperativa Società Dolce. Il progetto dura 4 anni e vuole coinvolgere 160 nuclei familiari (80 per biennio) con bambini da 0 a 3 anni o da 3 a 6 anni. C’è tempo fino al 30 giugno per presentare domanda attraverso il sito dedicato. 

Il progetto prevede la sottoscrizione di un patto da parte della famiglia con una figura di accompagnamento, un case manager che seguirà il nucleo per i 2 anni. “Sono due gli obiettivi – precisa Caterina Segata –: il benessere psico-fisico del minore e il reinserimento lavorativo per uno dei genitori”. Alle famiglie selezionate sarà offerto un servizio educativo gratuito (nido o scuola infanzia) per i 2 anni e nel caso in cui il bambino frequenti già un nido o una scuola dell’infanzia sono previsti servizi di conciliazione come l’orario pomeridiano o l’estivo. Sono inoltre previste occasioni sportive e culturali per i minori. Per i genitori il progetto offre laboratori di socializzazione con altri genitori e l’orientamento lavorativo. Per accedere al progetto è necessario avere un Isee inferiore a 15 mila euro (sono previsti punteggi ulteriori in caso di nucleo monogenitoriale, genitori molto giovani, più figli, presenza di persone disabili o non autosufficienti, genitori disoccupati o inoccupati) e non usufruire di altri aiuti. “Vogliamo ridare dignità lavorativa a persone che fanno fatica a ricostruirla o a fare una pianificazione famigliare – ha detto Renzo Colucci dell’ente di formazione Seneca – Stiamo parlando di persone che hanno lavori precari, lavorano in nero, sono disoccupati oppure sono talmente sfiduciati da non cercare più lavoro”. Obiettivo del progetto è aiutarli a costruire un bilancio delle proprie competenze e a usufruire delle risorse messe a disposizione sul territorio.  

“Questo è un progetto importante perché sta dentro il ragionamento che, come Comune, stiamo facendo ovvero quello di integrare le politiche per contrastare quel fenomeno relativamente nuovo per le società occidentali che è l’impoverimento del ceto medio – ha detto Giuliano Barigazzi, assessore a Welfare e Sanità del Comune di Bologna – C’è la necessità di riorganizzare il welfare per andare a intercettare quella fascia che non riceve servizi ma che si trova in condizioni di povertà educativa, relazionale ed economica. Si tratta di circa 64 mila persone a Bologna e 140 mila nell’area metropolitana”. (lp)

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