23 febbraio 2019 ore: 09:31
Famiglia

"Ascoltateci e fateci partecipare”: la voce dei ragazzi cresciuti fuori famiglia

A Trento il primo Festival dei care leavers, i ragazzi cresciuti in comunità o in affido. Che diventati maggiorenni rivendicano un ruolo nei percorsi di accoglienza. Gli assistenti sociali: “Imparare da loro è una rivoluzione copernicana, che produce cambiamenti positivi”
Festival dei care leavers
TRENTO – “Noi ragazzi possiamo aiutarvi a capire il punto di vista dei più giovani, per aiutarli meglio. Anche se siamo ragazzi, non vuol dire che non siamo in grado di sapere quali siano le cose importanti per noi. E parlando in modo diretto con noi, protagonisti dei percorsi di accoglienza, e permettendovi di ascoltarci, potrete scoprire un mondo nuovo, difficile ma ricchissimo!”.  Sono lì, con il loro vissuto complicato eppure pronti a dire la loro, a spiegare, a partecipare. Il primo Festival italiano dei Care--leavers, tenutosi al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento e promosso da Agevolando insieme a Cnca e Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, ha riunito questi ragazzi neo-maggiorenni cresciuti fuori famiglia (in comunità e in affido) e li ha messi a confronto con esperti, docenti universitari, educatori. Con due domande: come possono loro stessi contribuire alla formazione dei professionisti, e quali percorsi di peer education possono coinvolgerli?
 
A tappe, con più tavole rotonde moderate da Juri Pratichini di Arci Ragazzi, si è provato a dare delle risposte, mettendo sempre al centro loro: i care leavers. Anche perché, come ha ricordato la presidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Trentino - Alto Adige, Angela Rosignoli, “se non li si ascolta, il rischio è che i nostri interventi di tutela si limitino ad essere di protezione; invece dobbiamo andare oltre e dare loro voce, per portarli lungo percorsi di emancipazione”. Emanuela Rossini, deputata del Patt, preannuncia: “Dopo la recente destinazione di un fondo triennale sperimentale per percorsi di accompagnamento dei care - leavers, vorrei lavorare con loro su una proposta legislativa per poter strutturare e rendere permanenti quelli che sono gli interventi attuali di accompagnamento”. 
 
“Abbiamo deciso – dice Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali - di collaborare e confrontarci con Agevolando e col network in modo strutturato, sottoscrivendo un protocollo. Come professione ci prendiamo la responsabilità di fare qualcosa di compromettente con i ragazzi, promuovendo un percorso che li vedrà come docenti esperti dei professionisti. Perché investire su questo? Intanto perché la professione ha tra i suoi mandati quello di advocacy, e se non lo fa l’assistente sociale chi lo dovrebbe fare? E poi perché se questa professione non riconosce e rinforza un movimento dal basso, allora rischia di non lavorare davvero con i ragazzi". Anche perché, aggiunge Almas Khan, «senior» del Care leavers network di Trento, “a volte ci sentiamo gli unici ad avere questi problemi e stare insieme, discuterne, ci fa sentire meno soli e meno strani”.
 
"Il Care leavers network – scandisce Valerio Belotti (Università di Padova) nel suo intervento incentrato sulla partecipazione, tra limiti e opportunità - è un fenomeno sociale nuovo e molto forte, perché è nato dal basso, in una dimensione collettiva. Molte volte questo senso di potenza  che i ragazzi esprimono viene criticato ma io credo che a limite vada gestito, ed è importante perché può arrivare a colpire le asimmetrie di potere esistenti. Grazie all’ascolto e alla partecipazione i ragazzi stanno meglio, gli operatori trovano nuove ed efficaci modalità di sostegno, e infine i genitori considerano positivo il loro coinvolgimento nei processi. Silvia Fargion, dell’Università di Trento, ha presentato gli esiti di alcuni focus group con 33 assistenti sociali e ha commentato: “I ragazzi in cattedra per noi sarà una rivoluzione copernicana, ma necessaria. Del resto gli insegnamenti maggiori arrivano sempre da chi vive le storie”.
 
Nell’occasione è stato presentato il progetto Peer.le, un unicum in Italia, promosso nel 2016 da Agevolando insieme ai Servizi sociali del Comune di Trento. A parlarne Massimo Calovi, che da care leavers si è trasformato in un peer-leavers, diventando protagonista di un intervento “affettivo” e seguendo un minore in situazione di fragilità, attraverso incontri, momenti di condivisione. Un’opportunità di confronto tra due persone che hanno avuto esperienze simili, per costruire uno spazio di ascolto in qualche modo alla pari. (Valentina Leone)
 
© Copyright Redattore Sociale