12 maggio 2019 ore: 12:10
Immigrazione

"Bangla", al cinema l'integrazione raccontata dalle seconde generazioni

Nelle sale dal prossimo 16 maggio un sorprendente film sull’Italia di oggi, girato da un ragazzo italiano di seconda generazione, nato a Roma da genitori bengalesi. Phaim Bhuiyan racconta la sua vita sentimentale nel contesto urbano del quartiere di Torpignattara. L'attore Pietro Sermonti: "Erano 20 anni che aspettavo un film come questo"
Christiana Nosel BANGLA
Bangla interna

ROMA - C’è il discorso dello ius soli, e quindi quello della cittadinanza, certo. C’è il problema dell’integrazione, e delle discriminazioni. Ma forse a queste cose pensiamo più noi adulti, e italiani da molte generazioni. Per un ragazzo di 22 anni, genitori bengalesi, nato in Italia, queste cose non contano neanche troppo, in fondo “per la cittadinanza a diciotto anni si compila un modulo ed  è fatta”. I problemi, invece, sono altri. Per farci scoprire tutto questo ci voleva un sorprendente film sull’Italia di oggi girato da un ragazzo italiano di seconda generazione, nato a Roma da genitori bengalesi.

Bangla, nelle sale dal 16 maggio, prodotto da Fandango insieme a TIMVISION, è il film d’esordio di Phaim Bhuiyan, di Torpignattara, studi di cinema allo IED, e una vita sentimentale, quella sì, complicata, che è diventata questo film scritto, diretto e interpretato da lui. Phaim, nella realtà come nel film, ha incontrato una ragazza italiana, se ne è innamorato, ma si è trovato di fronte a una serie di problemi non da poco. Passi per i genitori che, come da tradizione bengalese, per lui pensano a un matrimonio combinato con una ragazza del Bangladesh scelta da loro. Ma c’è poi la fede religiosa, la cui osservanza prevede di non avere rapporti sessuali prima del matrimonio. La sua storia è diventata, nel film, quella tra Phaim (Phaim Buyat stesso) e Asia (Carlotta Antonelli, vista in Suburra – La serie, dove è la moglie di Spadino Anacleti). “Oggi sono single” racconta Phaim. “Questa storia l’ho vissuta davvero ed è stato molto traumatico. Sono stato lasciato prima di iniziare il film… lei diceva che non ero presente...”

Come il Moretti di Ecce Bombo, a cui è stato paragonato, Phaim attraversa il film con un’aria disincantata e disillusa, e racconta tutto questo con un’ironia unica, che arriva dalla sua cultura, ma anche dal suo carattere. I problemi, quelli a cui pensiamo noi, per Phaim in fondo non sono così urgenti. “Io non ho mai subito episodi di discriminazione” ci ha raccontato. “O quasi. Durante il montaggio di Bangla stavo in attesa del car sharing e mi hanno fermato i Carabinieri in borghese. Mi hanno chiesto dove stessi andando, ho risposto che andavo al lavoro e che facevo il regista di film. Mi hanno guardato un po’ male. Hanno perquisito la macchina e, quando hanno saputo che ero un regista, mi hanno fatto battute sul naso sporco, cioè sulla cocaina…”: Phaim, anche di persona, racconta tutto con un tono ironico tutto suo, che è poi quello del film.

Bangla è anche un film sulle periferie romane, su un quartiere come Torpignattara. “Io e Phaim siamo vicini di casa, a Torpignattara, un quartiere colorato, profumatissimo ma con delle criticità” ci ha raccontato la sceneggiatrice Vanessa Picciarelli. “Abbiamo deciso di raccontare il lato più spensierato del quartiere e delle vicende sentimentali di Phaim. Le sessioni di sceneggiatura erano come delle confessioni a cuore aperto. Abbiamo coinvolto parenti, familiari e amici e si è creata una piccola famiglia intorno a questo film”.

Un film sull’integrazione raccontato da chi viene da una cultura diversa dalla nostra è qualcosa di unico nel nostro cinema. “Erano vent’anni che aspettavo di vedere un film fatto da un ragazzo di seconda generazione, che potesse raccontare il paese da una finestra diversa della mia” ha dichiarato entusiasta Pietro Sermonti, che nel film interpreta il padre di Asia. “Mi ha emozionato e mi auguro che inauguri un filone. Sono cresciuto con il cinema americano degli anni Settanta, fatto da gente come Coppola, Scorsese, Pacino e De Niro, persone che, se qualcuno avesse chiuso le frontiere ai loro genitori, non avrebbero potuto dare questo contributo”. 

bangla int 2

Bangla è un viaggio nei quartieri multietnici della Roma di oggi, tra palazzi scrostati e murales, chiese e moschee, frutterie aperte 24 ore su 24 e moderni beershop, con una colonna sonora che si muove tra musica bengalese e suoni elettronici (è disponibile su TIMMUSIC e Spotify). Il cuore della storia sono le differenze culturali e l’attesa per una vita sessuale completa (“come nelle arti marziali, non valgono colpi sotto la cintura” dice Phaim in una delle battute migliori del film). Tra le righe di quella che è in fondo una commedia umana e sentimentale, si leggono però degli importanti sottotesti sociali e politici. In gran parte escono nel pranzo a casa di Asia in cui Phaim incontra i suoi genitori. Una verità, a cui molti stentano a credere, è che molti bengalesi, come altri stranieri, sono qui di passaggio, e considerano l’Italia un “corridoio” per l’Europa.  “I miei hanno ancora intenzione di andare a Londra”, ci conferma il regista. “Mia mamma sta qua perché ci sono io, ha paura che faccia danni... Mia sorella è già a Londra”.

E poi, sì, c’è anche il discorso sullo ius soli, che il padre di Asia tira fuori perorandolo con veemenza, trovando Phaim tutto sommato piuttosto indifferente. “Se questo film può contribuire a tenere alta l’attenzione su un tema importante, che è quello dello ius soli, che qui si tocca solo in una scena, ben venga” riflette il produttore Domenico Procacci. “Mi auguro che qualcuno veda il film e faccia dei pensieri. Ma i pensieri andavano fatti molto tempo fa”. Il discorso sulla cittadinanza e sullo ius soli, e il modo in cui è trattato, è anch’esso autobiografico. “A Phaim è capitato di conoscere parecchi italiani molto più arrabbiati di lui sulla questione dello ius soli e della cittadinanza. Lui li ringraziava per questa adesione, ma sulla questione era molto più tranquillo”, racconta Pietro Sermonti. “Mi sorprende che un ragazzo con un software molto romano abbia una vita spirituale così profonda, e che riesca a raccontarla con grande ironia”, riflette l’attore. “Questo aspetto di un ragazzo così giovane, in un quartiere di quel tipo, con una vita come la sua non lo diresti. Io racconterei questo, che cos’altro possiamo raccontare se non l’incontro tra due persone completamente diverse? L’Italia è questa qua, che ci piaccia o no”. (Maurizio Ermisino)

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