12 marzo 2019 ore: 12:36
Disabilità

"C'è anima viva”, la Rai sostiene la raccolta fondi per Gli amici di Luca

Obiettivo della campagna è promuovere le attività solidali della Casa dei risvegli e acquistare una strumentazione per la riabilitazione, le attività di stimolazione teatrale e musicale, i percorsi di risocializzazione. Si può donare al 45505 fino al 17 marzo
Bergonzoni per Casa dei risvegli - Plaier video

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BOLOGNA –Fino al 17 marzo la Rai promuove la raccolta fondi a favore dell'associazione Gli amici di Luca che, da vent'anni si occupa delle persone con esiti di coma e delle loro famiglie, e ha contribuito a fondare la Casa dei risvegli Luca De Nigris, una struttura pubblica dell'Azienda Usl di Bologna. “Sono migliaia le persone in questa condizione in Italia, noi siamo impegnati a renderle visibili – ha detto Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma – perché il loro diritto di cura sia uguale a quello degli altri cittadini e sia garantito in ogni area geografica di residenza e in tutto il percorso 'coma to community' che le porta al domicilio”. Obiettivo della raccolta fondi è sostenere le attività solidali della Casa dei risvegli e acquistare la strumentazione per la riabilitazione, le attività di stimolazione teatrale e musicale, i percorsi di psicologici risocializzazione. Per sostenere le attività dell'associazione si può donare al 45505 (2 euro con sms da cellulare, 5 o 10 da telefono fisso).

L''80 per cento delle persone con esiti di coma torna in famiglia secondo l'esperienza della Casa dei risvegli, ma “come associazioni e società civile siamo impegnati nel sostegno di questi percorsi anche quando il rientro non è possibile ed è necessario trovare strutture di riferimento – continua De Nigris – Siamo dunque vicini a quel 20% di persone che rimangono in uno stato di cronicità e alle loro famiglie che sentono la loro vicinanza e ne testimoniano una forte relazione”. Nella Casa dei risvegli è stato attivato un percorso di paradomiciliarità in una situazione di alleanza terapeutica tra chi “sa di come” e chi “vive il coma”. E la famiglia è coinvolta nel patto di cura in un percorso formativo che la prepara per il momento in cui il familiare sarà dimesso dalla struttura. “Abbiamo creato una comunità nelle attività di teatro, di musica, nello sport, trovando condivisione e aiuto in un nuovo percorso di vita”.

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