"Chi semina racconta": 100 persone con disagio formate con l’agricoltura sociale
| L'area dove si avvierà il progetto |
PALERMO – Si chiama “Chi semina racconta” ed è un progetto che mira alla formazione di ragazzi e giovani donne in condizione di disagio e a rischio marginalità che, attraverso l’agricoltura sociale, diverranno protagonisti della valorizzazione di un bene confiscato alla mafia e quindi di un percorso di legalità. La sede del progetto sarà l'area dell'immobile confiscato alla mafia di San Giuseppe Jato, (il centro ippico dove la mafia uccise con l'acido il piccolo Di Matteo) ora gestito dalla cooperativa Placido Rizzotto (ente capofila del progetto). Il progetto è finanziato, infatti, dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato dalla cooperativa sociale Placido Rizzotto, Libera Palermo, Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia. Tutti i partecipanti al progetto vivono nel territorio di San Giuseppe Jato dove per anni c'è stata una forte presenza della mafia.
La fase strutturale di recupero del bene confiscato è già avvenuta nel 2011 con un progetto di Fondazione con il Sud. In particolare, il progetto durerà 18 mesi e coinvolgerà 10 giovani donne disoccupate, in condizione di disagio o ragazze madri, dai 18 ai 35 anni, che hanno bisogno di un sostegno socio-lavorativo e che saranno formate per organizzare e gestire attività di agricoltura sociale. In un secondo momento, verranno coinvolti in attività didattico-educative circa 90 minori ospitati in comunità alloggio o autori di reati e giovani affetti da sindrome di Down. “Chi semina racconta” è stato finanziato con circa 219 mila euro nell’ambito dell’avviso promosso dal Governo nazionale “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”.
Il progetto prevede sei fasi e si svolgerà nel territorio dell’Alto Belice, in provincia di Palermo, in cui la disoccupazione giovanile tocca punte del 70% e quella femminile del 44%, con una forza lavoro dedicata per la maggior parte al terziario e all’industria. In una delle prime fasi del progetto le dieci donne, una volta scelte dall'associazione Orizzonte Donna onlus frequenteranno un corso di formazione di sei mesi finalizzato alla gestione della fattoria sociale. Prima della formazione ci sarà un counseling psicologico sulla valutazione delle capacità curato da Libera che si occuperà anche del loro monitoraggio. Successivamente nell'ultima fase del progetto, le donne, diventeranno operatrici, per quattro mesi sperimentandosi direttamente sul campo, con l'avvio di alcuni laboratori a favore di 90 utenti che fruiranno della fattoria sociale per il loro recupero psico-sociale. Gli utenti sono ragazzi Down e giovani con disagio sociale di vario tipo. Per l'inserimento degli utenti ci sarà la collaborazione esterna dell'Usmm, dell'associazione Persone Down e del Cnca.
"Questo progetto per noi - spiega Giovanni Pagano, coordinatore provinciale di Libera Palermo - è uno dei tasselli importanti in cui decliniamo il lavoro di rete che Libera porta avanti con altre realtà sociali impegnate nel territorio a vario livello. In questo modo diamo opportunità concrete di restituzione sociale a persone che hanno diverse situazioni di disagio sociale. L'auspicio è quello che dopo questa fase di avvio, ci possano essere per alcune di queste persone possibilità reali di impegno socio-lavorativo che li porteranno a camminare con le proprie gambe". "L’agricoltura sociale è ormai una pratica consolidata in Sicilia perchè offre prodotti dai chiari connotati etico-sociali e consente di recuperare antiche tradizioni. A San Giuseppe Jato è presente un presidio di Libera - aggiunge Pagano - che sta portando avanti iniziative di educazione alla legalità che in pratica si concretizzano con il recupero sociale del territorio ".
La presentazione del progetto è prevista domani nella sede di Libera di p.zza Castelnuovo, 13 con gli interventi di Francesco Galante (presidente della cooperativa Placido Rizzotto), Giovanni Pagano (coordinatore provinciale di Libera Palermo), Antonella Massimino (vicepresidente di Orizzonte Donna onlus) e Salvatore Cacciola (presidente della Rete delle Fattorie sociali Sicilia). (set)