29 ottobre 2013 ore: 17:06
Giustizia

“Chiusi fuori”: rosticceria gestita da due ex detenuti

Dopo l’apertura dell’associazione Chiusi Fuori, inaugura, giovedì 31 ottobre in via Petroni a Bologna la nuova rosticceria gestita da Gianfranco Marcelli e Franco Alfonso: amici di carcere pronti a cambiare vita
Rosticceria "chiusi fuori"

boxBOLOGNA – Maionese e insalata al curry, crema di peperoni, pane integrale, specialità vegetariane e molto altro. C’è l’imbarazzo dalla scelta sui banchi, tra i classici e le novità, al “Chiusi Fuori”, la nuova rosticceria di via Petroni, gestita da Gianfranco Marcelli e Franco Alfonso. I 2, legati da un’amicizia nata tra le mura del carcere, hanno deciso di cambiare vita aprendo una rosticceria gestita totalmente da loro. “A quasi 70 anni è molto divertente per me rimettermi in gioco”: racconta Franco. Una vetrina tutta agghindata, un’insegna che ancora aspetta di essere cambiata e un locale ristrutturato ad hoc coronano quella che rappresenta una scommessa con loro stessi e con la società. “È difficile sapere come andrà – spiega Gianfranco, romano che a marzo finirà di scontare la pena (è infatti ancora in affidamento in prova ai servizi sociali) – ma se non ci proviamo non sapremo mai. Noi sappiamo i problemi di chi esce dal carcere e, fondamentalmente, è uno solo: il lavoro!”. È anche per questo che i 2, insieme ad altre 6 persone, hanno fondato un’associazione per favorire l'integrazione sociale e l’accesso al mondo del lavoro di detenuti ed ex detenuti, Chiusi Fuori, per l’appunto, nata appena a marzo e che vede già in attivo questa attività e una convenzione con il Comune di Bologna per la pulizia dei parchi. “Una vittoria miracolosa data la breve età dell’associazione – spiega l’avvocato Chiara Rizzo, consulente esterno dell’associazione e legale di Gianfranco – La mia speranza è che si smettesse di parlare dei problemi del carcere senza chiedere ai carcerati”.

E se è vero, come dice l’articolo 27 della Costituzione, che la “responsabilità penale è personale e le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, è pur vero che Gianfranco, in carcere per rapina, racconta che “purtroppo non sempre gli educatori, che spesso sono pochi, riescono ad aiutarti. Alla Dozza ce ne sono 5 per 1.000 detenuti, e io personalmente ne ho cambiati 5 in 7 anni. Non puoi nemmeno abituarti a uno che te lo cambiano. Come si fa a essere realmente rieducati?”. “Se potessi cambiare qualcosa all’interno del carcere partirei da quello”: conclude Franco che ha appena scontato una pena lunga 12 anni. Loro 2 hanno fatto tutto praticamente da soli e adesso pensano già in grande tant’è che raccontano: “Questo è solo un punto di partenza e faremo in modo che altri amici ci vengano a dare una mano. Stiamo già valutando l’idea di prendere qualche altro locale per far lavorare chi davvero ne vuole uscire”. E conclude: “Alcuni ci considerano immondizia e per loro così rimarremo”.

“Dobbiamo guardare alla frattura sociale provocata dall’ingresso nell’istituto e dall’impossibilità usuale di ottenere all’interno dell’istituzione, profitti trasferibili nel mondo esterno”, si legge su “Asylums” del sociologo canadese Erving Goffman, ma forse i 2, con la loro determinazione, ce l’hanno fatta: “La mia esperienza? – ride Gianfranco – ho lavorato 5 anni nelle cucine della Dozza!”. La rosticceria inaugurerà in via Petroni 27/b giovedì 31 ottobre a partire dalle 18. (irene leonardi)

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