14 novembre 2018 ore: 15:44
Famiglia

“Ci sono anche io”: servizio per il benessere psicologico dei ragazzi fuori famiglia

Promosso dall'associazione Agevolando, sarà attivo dal 26 novembre in via Capo di Lucca a Bologna. In città sono 522 i ragazzi in percorsi di affido, comunità, case famiglia. Zullo (presidente): “Un quarto dei neo18enni non rientra in famiglia. Importante anche un sostegno psicologico”
Ragazzi fuori famiglia (Penombra)

BOLOGNA – Promuovere il benessere psicologico dei ragazzi che crescono in affido, comunità o case famiglia e di quelli che provengono da percorsi penali che, una volta diventati maggiorenni o conclusa la pena, rischiano di trovarsi soli. È l'obiettivo di “Ci sono anche io”, il nuovo spazio di ascolto e supporto psicologico individuale promosso dall'associazione Agevolando che sarà attivo a partire dal 26 novembre in via Capo di Lucca a Bologna (dove è già attivo un servizio dell'associazione volto a promuovere l'autonomia abitativa e lavorativa dei ragazzi). Nata nel 2010, l'associazione promuove l'autonomia e la partecipazione attiva dei giovani cresciuti in contesti di accoglienza eterofamiliare, è presente in 12 regioni e sta per aprire la tredicesima sede nel Lazio.

“Almeno un quarto di questi ragazzi al compimento dei 18 anni non rientra in famiglia, un dato che sale al 50% per i minori stranieri non accompagnati, e necessitano di un sostegno anche psicologico – ha spiegato Federico Zullo, presidente dell'associazione Agevolando – Non è importante solo trovare cose concrete e tangibili per il loro futuro, come il lavoro, la casa e i contesti aggregativi, ma anche offrire loro spazi in cui possano capire l'importanza di curare il benessere mentale, le proprie emozioni, gli aspetti psicologici per dare un senso al passato e costruire meglio il proprio futuro”. A Bologna sono poco 522 i ragazzi fuori famiglia, di cui 110 in comunità, 126 in comunità mamma-bambino, 70 in affido famigliare e 216 minori stranieri non accompagnati.

Lo sportello “Ci sono anche io” fa parte del progetto BenEssere promosso dall'associazione che prevede anche la realizzazione di laboratori di gruppo “ConoscendoMi-ConoscendoCi”. Entrambi i servizi sono rivolti a ragazzi tra 14 e 26 anni che vivono o hanno vissuto in comunità, affido o afferenti al carcere minorile. “Nel progetto sono stati coinvolti ragazzi con percorsi in comunità e che hanno usufruito di un supporto psicologico – ha spiegato Michela Cierone, psicologa-psicoterapeuta e coordinatrice del progetto – che come peer educator hanno partecipato a incontri con i ragazzi nelle comunità sul tema del benessere psicologico e dello stare bene”. Uno dei 4 peer educator è Ousmane, 21enne originario del Mali, arrivato in Italia a 17 anni e accolto a Bologna. “Ho incontrato Agevolando quando sono uscito dal percorso di accoglienza ed è grazie a loro se ho potuto fare un tirocinio, trovare un lavoro e una casa, altrimenti non so come avrei fatto, probabilmente sarei in strada – ha raccontato Ousmane, che oggi lavora come commesso da Terranova – Gli incontri con i ragazzi nelle comunità sono stati un'esperienza importante che mi ha insegnato tanto”.

Grazie a una convenzione firmata lo scorso agosto con il Centro di giustizia minorile di Bologna, anche i ragazzi che provengono da percorsi penali possono usufruire dell'opportunità di chiedere aiuto e sostegno psicologico – ha aggiunto Anna Bolognesi, psicologa-psicoterapeuta e coordinatrice del progetto – Il servizio viene ricevuto in carcere con le modalità concordate con il Centro di giustizia minorile e con le psicologhe dell'Ausl e sarà strutturato con uno spazio di ascolto collettivo aperto e con dei laboratori”.

Il tema della promozione della salute psicologica tra i giovani con esperienze di accoglienza eterofamiliare sarà al centro di “Agevolando il BenEssere insieme”, il convegno che si terrà domani alle 9 nell'Auditorium della Regione Emilia-Romagna (viale Aldo Moro 18). (lp)

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